Marzo-Aprile 2017
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2017 4 profuso perché tale fiducia si concretizzasse in una crescita dell’umano. Ma il punto di svolta è proprio qui: dove fondare questa fiducia, apparentemente co- sì irrealistica e/o aleatoria? Essa prende corpo e consistenza, in realtà, a partire da una fede teologale, che si pone sulla traiet- toria dello sguardo che Dio rivolge alla crea- tura da Lui voluta e redenta; ma questo sguardo può essere intercettato anche da una fiducia meramente umana, capace però di empatia con l’altro al punto da non chiu- dersi nella propria esperienza negativa e da sentirsi partecipe del mistero che l’altro racchiude. Papa Francesco a Cracovia ha messo in guardia i giovani dal rischio di contentarsi di una realtà virtuale, senza alzarsi «dal diva- no» e senza voler prendere contatto con la realtà che ci circonda: «Ci sono situazioni che possono risultarci lontane fino a quando, in qualche modo, le tocchiamo. Ci sono realtà che non comprendiamo perché le vediamo solo attraverso uno schermo (del cellulare o del computer)» (Discorso del 31 luglio 2016). Il realismo cristiano nasce dall’intuizione che l’«altro» è sempre «prossimo», e Gesù l’ha insegnato con il suo stesso «farsi prossimo» coinvolgendosi nella nostra storia. Perdere di vista questa realtà – resa irre- vocabile dalla fedeltà di Dio a se stesso, ol- tre che all’uomo – produce il senso di solitu- dine che nelle coscienze più sensibili può giungere alla vertigine di chi, come il giova- ne Rolla del poeta de Musset (metà del XIX secolo), si ritrova «figlio di un secolo senza speranza». Al dramma di tanti Rolla del no- stro tempo papa Francesco risponde accalo- randosi: «Mi sta a cuore che voi giovani pos- siate camminare non solo facendo memoria del passato, ma avendo anche coraggio nel presente e speranza per il futuro» (Messag- gio per la XXXII Giornata Mondiale della Gio- ventù 2017). La sfida per ogni educatore, nella famiglia e nella scuola, è evidente: quanto approfondimento nella preghiera e nell’attenzione, quanta sapienza di vita re- lazionale, quanta competenza – anche – so- no improrogabilmente richiesti a contatto delle nuove generazioni che cercano con- nessioni – reali o virtuali – dove trovare spa- zio per crescere, e se non lo trovano si riti- rano «sul divano» o nel computer: ma allora i tre sentimenti che rendono viva e attiva una generazione – memoria del passato, co- raggio nel presente e speranza per il futuro – sono messi a tacere e si produce un vuoto generazionale che impoverisce tutta la no- stra società. Le responsabilità della politica e delle istituzioni sono evidenti, ma non possiamo accontentarci di denunciarle e nemmeno possiamo accantonare come utopia l’appel- lo alla funzione di rinnovamento della so- cietà cui ogni generazione è chiamata a contribuire. La consapevolezza pasquale dell’educa- tore cristiano coniuga infatti responsabilità e gioia: non è un ossimoro, ma un ritorno al progetto originario di un Creatore che si as- socia l’uomo come collaboratore e amico: siamo stati creati per rispondere a Dio con i talenti che Lui ci affida, mettendo tutta la nostra vita in un’operosa atmosfera di dia- logo e di amicizia, che sono il nerbo della fede dei grandi personaggi biblici, da Noè ad Abramo a Mosè a Geremia a Giona, tutti coloro che si sono fidati dell’amore di Dio per il suo popolo, fino al Battista e a san Giuseppe, che hanno fatto spazio all’ingres- so definitivo di Dio nella storia umana. Papa Francesco lo ha ricordato con le pa- role di san Paolo (Rom 16,1): «Noi, che sia- mo i forti, abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi». Questa espressione «noi che siamo i forti» potrebbe sembrare presuntuosa, ma nella logica del Vangelo sappiamo che non è così, anzi, è proprio il contrario perché la nostra forza non viene da noi, ma dal Signo- re. Chi sperimenta nella propria vita l’amo- re fedele di Dio e la sua consolazione è in grado, anzi, in dovere di stare vicino ai fra- telli più deboli e farsi carico delle loro fra- gilità. Se noi stiamo vicini al Signore, avre- mo quella fortezza per essere vicini ai più S p i r i t u a l i t à
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=