Marzo-Aprile 2017
I l tempo in cui viviamo, quello in cui tan- to spesso ci scontriamo con le fragilità e incoerenze della condizione umana, no- stra e altrui, ci fa sprofondare a volte nella sensazione di un’assenza o lontananza di Dio che contraddice i bisogni più profondi della nostra natura. Così anche dopo le fe- stose liturgie pasquali, le gioie e le speran- ze del vivere quotidiano sono a volte bru- scamente interrotte dalla banalità e dalla violenza del male e della sofferenza. Eppure il cammino dei discepoli sulle strade del mondo, dopo l’Ascensione, è in- dicato come un tempo in cui «il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano» (Mc 16,20). In questa nota conclusiva del Vangelo di Marco la Chiesa primitiva ha po- sto come una cerniera tra le apparizioni del Risorto agli apostoli e la loro vita dopo l’Ascensione; non c’è solo l’assicurazione di una presenza accanto ai Suoi inviati («ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo», Mt 28,20), ma c’è un «opera- re» del Signore «insieme ai suoi». Se l’operare divino del Figlio, tutto pro- teso verso il Padre (Gv 1,l-2), è simultaneo all’operare del Padre stesso, l’operare divi- no-umano del Risorto, in prima persona, nella chiusa del Vangelo di Marco è associa- to all’operare dei discepoli, in collaborazio- ne con il loro travagliato cammino lungo le vie della storia. Se ogni generazione si ritro- va appesantita dal lavoro quotidiano (come gli Apostoli nella notte di una pesca infrut- tuosa: Gv 21,1-14) o incapace di persevera- re nella speranza (come i discepoli di Em- maus: Lc 24,13-35), il riconoscimento della presenza del Risorto rinnova la gioia del- l’amicizia e l’alacrità del cammino. L’operare di Gesù risorto insieme ai suoi amici immersi nelle problematicità del tem- po è dunque la realtà vera della Chiesa co- me «corpo mistico» di Cristo, prolungamen- to del Suo agire nella storia. Ognuno di noi però sperimenta spesso l’oscuramento di questa realtà, nell’illusio- ne dei facili entusiasmi, nella disillusione della propria autosufficienza, nella delusio- ne causata da persone o iniziative su cui ab- biamo investito fiducia e risorse: e ci ritro- viamo per lo più in bilico tra presunzione e scoraggiamento, due atteggiamenti che se- gnano l’umana solitudine nel distacco dal proprio Creatore. Gli Evangelisti ci fanno notare che è il Risorto a prendere ogni volta l’iniziativa e a sollecitare l’amicizia, ma da parte nostra sperimentiamo talora l’impatto anche traumatico con l’irrazionalità del ma- le, che smentisce il comune buon senso e la normalità dell’umana convivenza. Di fronte alla violenza di cui a volte sono protagonisti anche giovani o adolescenti non possiamo dimenticare che nessun bam- bino nasce cattivo e che d’altra parte non è neanche vero che i bambini nascano natu- ralmente buoni. In ambito morale le leggi dell’ereditarietà come quelle del positivi- smo e del naturalismo alla Rousseau non so- no ormai adoperabili: della complessità del- l’umano, in cui la libertà della persona ri- mane una «variante» irriducibile ad ogni meccanicistico condizionamento esterno, abbiamo una più articolata esperienza. Al- l’inizio del Novecento, il «secolo breve» che ha gettato l’ombra del sospetto su tanti luoghi comuni, educatori come Floyd Starr e poi p. Edward Flanagan hanno tradotto in esperienze di vita quotidiana la loro convin- zione che «non esistono ragazzi cattivi»: non uno slogan astratto, in realtà, ma un’espressione della fiducia e dell’impegno 3 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2017 S p i r i t u a l i t à INSIEME AL RISORTO, SEMINATORI DI SPERANZA Elena Malaspina, Professoressa associata - Dipartimento di Studi Umanistici, Roma Tre
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