Marzo-Aprile 2017

39 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2017 I neolaureati e l’insegnamento Caro direttore, vorrei condividere alcune riflessioni formulate dopo essermi laureata. Ogni neolaureato si prepara a rispondere ad una domanda ricorrente: «e adesso, cosa farai?». La carriera lavorativa del giovane neolaureato diventa inconsapevolmente il princi- pale argomento di conversazione e, in base al tipo di Laurea conseguita, può subentrare una seconda domanda: «dunque, vuoi fare l’insegnante?». Personalmente, essendo laureata in Lettere e in Filologia moderna e Italianistica, mi è stato chiesto un numero indefinito di volte, come se nel 2016 il solo percorso di tre anni di studio più due di specializzazione facciano di me un’insegnante di Italiano, Latino, Storia e Geografia. Innanzitutto il manifesto di studi del mio corso di Laurea, sia triennale (A.A. 2009/2010) sia magistrale (A.A. 2013/2014), non presenta i 12 CFU minimi appartenenti al settore scientifico disciplinare L/LIN 01 e necessari per aderire alle nuove classi di concor- so, ergo bisogna integrarli per proprio conto. Qualsiasi sia il corso di Laurea, per insegnare bisogna abilitarsi seguendo il programma del TFA: attendere l’uscita del bando di partecipazione, sottoporsi ad un’impegnativa pro- va d’accesso e, una volta superata, pagare per intraprendere un percorso di formazione della durata di un anno, alla fine del quale inizia la scalata alle assegnazioni provvisorie e al punteggio da accumulare nel tentativo di abbandonare il precariato per poter finalmen- te diventare di ruolo. Tra i miei coetanei ho notato, non senza una nota di dispiacere e di demoralizzazione, che pensieri simili sono molto diffusi, il popolo italiano purtroppo ancora si rispecchia nel film di Checco Zalone «Quo vado» tradendo in maniera inequivocabile la propria ambizione per il posto fisso, che male non farebbe se almeno si fondasse su un minimo di sana profes- sionalità. Il neolaureato, nel momento in cui si trova a compiere il percorso lavorativo, invece si renderà conto che diventare insegnante non è semplice e, soprattutto che l’insegnamento non è un lavoro stabile da conquistare una volta per tutte. Se di questo si è illuso, dovrà ben presto ricredersi. È giusto dire però che mi sono anche imbattuta in molte persone talmente appassionate all’insegnamento da riaccendere un po’ le mie speranze circa questa professione. La società si aspetta da una persona che sceglie la professione di insegnante almeno quattro qualità fondamentali per esercitarla con consapevolezza ed efficacia: competenza, metodo, comprensione e responsabilità. Queste sono le qualità indispensabili che il neolau- reato dovrebbe proporsi di coltivare in se stesso quando, messo dinnanzi ad una lunga e dura prova di formazione, decide che l’insegnamento è davvero la strada giusta per lui. Questo è quello che tutti gli alunni hanno il diritto di aspettarsi dal proprio insegnante. Elena Teri Lettere al direttore In questo nuovo spazio della nostra rivista vorremmo aprire un colloquio diretto con i soci. È questo uno spazio di ascolto di vostre esperienze e proposte che volentieri socializziamo per promuovere tra i lettori un produttivo dibattito sui temi affrontati. Le lettere dovranno essere indirizzate a redazione@uciim.it oppure a Redazione La Scuola e l’Uomo, Via Crescenzio 25 - 00193 Roma

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