Marzo-Aprile 2017

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2017 30 chi riesce a correre più in fretta possa ten- dere la mano a chi va più piano e chi fa più fatica sia teso a raggiungere chi è in testa. L’Europa ritrova speranza quando non si chiude nella paura di false sicurezze . Al contrario, la sua storia è fortemente deter- minata dall’incontro con altri popoli e cul- ture e la sua identità «è, ed è sempre stata, un’identità dinamica e multiculturale» L’apertura al mondo implica la capacità di «dialogo come forma di incontro» a tutti i livelli, a cominciare da quello fra gli Stati membri e fra le Istituzioni e i cittadini, fino a quello con i numerosi immigrati che ap- prodano sulle coste dell’Unione. Non ci si può limitare a gestire la grave crisi migrato- ria di questi anni come fosse solo un proble- ma numerico, economico o di sicurezza. La questione migratoria pone una domanda più profonda, che è anzitutto culturale. Quale cultura propone l’Europa oggi ? La paura che spesso si avverte trova, infatti, nella perdita d’ideali la sua causa più radi- cale. Senza una vera prospettiva ideale si finisce per essere dominati dal timore che l’altro ci strappi dalle abitudini consolidate, ci privi dei confort acquisiti, metta in qual- che modo in discussione uno stile di vita fatto troppo spesso solo di benessere mate- riale. Al contrario, la ricchezza dell’Europa è sempre stata la sua apertura spirituale e la capacità di porsi domande fondamentali sul senso dell’esistenza. L’Europa ha un pa- trimonio ideale e spirituale unico al mondo che merita di essere riproposto con passio- ne e rinnovata freschezza e che è il miglior rimedio contro il vuoto di valori del nostro tempo, fertile terreno per ogni forma di estremismo. Sono questi gli ideali che han- no reso Europa quella «penisola dell’Asia» che dagli Urali giunge all’Atlantico. L’Europa ritrova speranza quando inve- ste nello sviluppo e nella pace . Lo sviluppo non è dato da un insieme di tecniche pro- duttive. Esso riguarda tutto l’essere umano: la dignità del suo lavoro, condizioni di vita adeguate, la possibilità di accedere al- l’istruzione e alle necessarie cure mediche. «Lo sviluppo è il nuovo nome della pace», affermava Paolo VI, poiché non c’è vera pa- ce quando ci sono persone emarginate o co- strette a vivere nella miseria. Non c’è pace laddove manca lavoro o la prospettiva di un salario dignitoso. Non c’è pace nelle perife- rie delle nostre città,nelle quali dilagano droga e violenza. L’Europa ritrova speranza quando si apre al futuro . Quando si apre ai giovani, offrendo loro prospettive serie di educazio- ne, reali possibilità di inserimento nel mon- do del lavoro. Quando investe nella fami- glia, che è la prima e fondamentale cellula della società. Quando rispetta la coscienza e gli ideali dei suoi cittadini. Quando garan- tisce la possibilità di fare figli, senza la paura di non poterli mantenere. Quando di- fende la vita in tutta la sua sacralità. Nel generale allungamento delle prospet- tive di vita, sessant’anni sono oggi conside- rati il tempo della piena maturità. Un’età cruciale nella quale ancora una volta si è chiamati a mettersi in discussione. Anche l’Unione Eu- ropea è chiamata oggi a mettersi in discus- sione, a curare gli inevitabili acciacchi che vengono con gli anni e a trovare percorsi nuovi per proseguire il proprio cammino. A differenza però di un essere umano di ses- sant’anni, l’Unione Europea non ha davanti a sé un’inevitabile vecchiaia, ma la possibi- lità di una nuova giovinezza. Il suo successo dipenderà dalla volontà di lavorare ancora una volta insieme e dalla voglia di scom- mettere sul futuro. A Voi, in quanto leader, spetterà discernere la via di un « nuovo umanesimo europeo », fatto di ideali e con- cretezza. Ciò significa non avere paura di assumere decisioni efficaci, in grado di ri- spondere ai problemi reali delle persone e di resistere alla prova del tempo.

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