Marzo-Aprile 2017

UN NUOVO UMANESIMO I Padri fondatori ci ricordano che l’Europa non è un insieme di regole da osservare, non un prontuario di protocolli e proce- dure da seguire. L’Europa unita nasce, in- fatti, da un progetto chiaro, ben definito, adeguatamente ponderato,anche se al prin- cipio solo embrionale. Ogni buon progetto guarda al futuro e il futuro sono i giovani, chiamati a realizzare le promesse dell’avve- nire. Nei Padri fondatori era, dunque,chiara la consapevolezza di essere parte di un’opera comune, che non solo attraversa- va i confini degli Stati, ma anche quelli del tempo così da legare le generazioni fra lo- ro, tutte egualmente partecipi della edifi- cazione della casa comune. Negli ultimi sessant’anni il mondo è mol- to cambiato e il nostro tempo è più domina- to dal concetto di crisi: tante crisi, che ce- lano la paura e lo smarrimento profondo dell’uomo contemporaneo, che chiede una nuova ermeneutica per il futuro. Qual è al- lora l’ermeneutica, la chiave interpretativa con la quale possiamo leggere le difficoltà del presente e trovare risposte per il futu- ro? La rievocazione del pensiero dei Padri sarebbe infatti sterile se non servisse a indi- carci un cammino, se non diventasse stimo- lo per l’avvenire e sorgente di speranza. Quale dunque il lascito dei Padri fondatori? Quale speranza per l’Europa di oggi e di do- mani? Le risposte le ritroviamo proprio nei pilastri sui quali essi hanno inteso edificare la Comunità economica europea: la centra- lità dell’uomo, una solidarietà fattiva, ’apertura al mondo, il perseguimento della pace e dello sviluppo, l’apertura al futuro. A chi governa compete discernere le strade della speranza - questo è il vostro compito: discernere le strade della speranza - identi- ficare i percorsi concreti per far sì che i passi significativi fin qui compiuti non ab- biano a disperdersi, ma siano pegno di un cammino lungo e fruttuoso. L’Europa ritrova speranza quando l’uo- mo è il centro e il cuore delle sue istitu- zioni . Ritengo che ciò implichi l’ascolto at- tento e fiducioso delle istanze che proven- gono tanto dai singoli, quanto dalla società e dai popoli che compongono l’Unione. Pur- troppo, si ha spesso la sensazione che sia in atto uno «scollamento affettivo» fra i citta- dini e le Istituzioni europee, sovente perce- pite lontane e non attente alle diverse sen- sibilità che costituiscono l’Unione. L’Unione Europea nasce come unità delle differenze e unità nelle differenze. Le peculiarità non devono perciò spaventare, né si può pensa- re che l’unità sia preservata dall’uniformi- tà. Essa è piuttosto l’armonia di una comu- nità. Oggi l’Unione Europea ha bisogno di ri- scoprire il senso di essere anzitutto «comu- nità» di persone e di popoli consapevole che «il tutto è più della parte, ed è anche più della loro semplice somma» e dunque che «bisogna sempre allargare lo sguardo per riconoscere un bene più grande che por- terà benefici a tutti». L’Europa ritrova speranza nella solida- rietà , che è anche il più efficace antidoto ai moderni populismi. La solidarietà comporta la consapevolezza di essere parte di un solo corpo e nello stesso tempo implica la capa- cità che ciascun membro ha di «simpatizza- re» con l’altro e con il tutto. Se uno soffre, tutti soffrono (cfr. 1 Cor 12,26). La solida- rietà non è un buon proposito: è caratteriz- zata da fatti e gesti concreti, che avvicinano al prossimo, in qualunque condizione si tro- vi. Alla politica spetta la leadership ideale, che eviti di far leva sulle emozioni per gua- dagnare consenso, ma piuttosto elabori, in uno spirito di solidarietà e sussidiarietà, po- litiche che facciano crescere tutta quanta l’Unione in uno sviluppo armonico,così che 29 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2017 Dal discorso di Papa Francesco nell’Udienza del Capi di Stato e di Governo della UE nel 60° anniversario del Trattato di Roma

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