Marzo-Aprile 2017

19 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2017 lare «luogo» in cui l’alleanza educativa tra Chiesa e scuola mostra la sua fecondità, an- che dal punto di vista della cittadinanza at- tiva. Mi riferisco all’insegnamento della re- ligione cattolica (Irc). Forse non lo conside- riamo a sufficienza da questo punto di vi- sta, ma pensiamo a come le sue caratteri- stiche ben si prestino a evidenziare i valori della convivenza civile. In primo luogo, sia- mo davanti a una disciplina che chiede una scelta e dunque una assunzione di responsa- bilità, è fondata su un patto fra la scuola, la Chiesa, lo studente e la sua famiglia. Non è poco in un contesto in cui vige molta in- differenza o delega. Si tratta inoltre di un insegnamento che apre al confronto (in esso infatti si trattano anche altre religioni e si educa al pensiero critico), in cui si incontra la cultura e la vita, l’eredità del passato e le domande di una persona che cresce. È in- fine una disciplina basata sul dialogo educa- tivo, metodo comunemente adottato a in tutti i gradi di scuola. L’Irc è dunque per se stessa una scuola di convivenza civile; a noi il compito di valorizzarla anche in questo senso. Voglio infine lanciare un’altra proposta che può vedere collaborare proficuamente diverse realtà, a partire da quelle di ispira- zione cattolica come la vostra associazione professionale. Nella sua esortazione aposto- lica «Evangelii Gaudium», papa Francesco dedica un nutrito capitolo al «bene comune e la pace sociale», due espressioni che qua- lificano la convivenza civile di cui stiamo parlando. In queste pagine, egli individua quattro principi a cui occorre ispirarsi per «sviluppare una cultura dell’incontro in una pluriforme armonia». Essi sono: il tempo è superiore allo spazio; l’unità prevale sul conflitto; la realtà è più importante del- l’idea; il tutto è superiore alla parte. Credo che un lavoro di approfondimento e rifles- sione su questi punti – anche per rispondere all’invito fatto dallo stesso papa Francesco al convegno ecclesiale di Firenze – sia parti- colarmente utile, specie se applicato alla realtà educativa e in special modo scolasti- ca. Da qui il mio invito a condividere con l’Ufficio nazionale della Cei e con chi vorrà offrire un contributo una riflessione e l’ela- borazione di prospettive di impegno. In conclusione, vale la pena ricordarci che in senso stretto i valori non si possono insegnare, anche quelli della convivenza ci- vile. Essi possono solo essere mostrati, cioè testimoniati. È quanto veniva ricordato an- che in un altro momento del congresso dalla prof.ssa Stellacci con l’insistenza sul radica- mento nell’ideale, che solo «porta a co- struire». È questo anche il mio augurio e impegno. Ormai tre anni fa si è tenuto l’in- contro della scuola italiana con papa Fran- cesco, dal titolo «La Chiesa per la scuola». Questa espressione è molto più che il titolo di un evento trascorso; è la prospettiva che ci sostiene e ci apre il cammino futuro. An- che la vostra associazione è un soggetto di Chiesa per la scuola: siete un ponte fra la Chiesa, esperta di umanità, e il ricco mondo della formazione delle nuove generazioni. Dalla Chiesa alla scuola e viceversa: questo è il movimento che ci contraddistingue e fa crescere noi per primi. I migliori auguri di pace e serenità per questa Pasqua di Resurrezione

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