Marzo-Aprile 2017
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2017 18 spondere a logiche fortemente autoreferen- ziali. I luoghi dell’educazione hanno grandi opportunità per collegarli, evitando così la tentazione, cui sono anch’essi fortemente sottoposti, di chiudersi in se stessi e nelle proprie dinamiche. Il forte investimento che è stato fatto, grazie alla legge 107/15, nell’alternanza scuola lavoro va proprio nel- la direzione di far sì che tra mondo della formazione e delle professioni le distanze si riducano. Un maggiore dialogo tra essi an- drà a sicuro vantaggio di entrambi. Ciò si- gnifica, quindi, evitare di guardare alla scuola solo come propedeutica al lavoro in senso stretto: i suoi compiti vanno oltre e si rivolgono alla formazione integrale della persona non al suo mero inserimento nel contesto produttivo. Una visione non stru- mentale dell’istruzione e dell’educazione è fondamentale anche per recuperare signifi- cato e dignità di una professione di cui non sempre viene riconosciuto il valore come si dovrebbe. Un altro esempio dei fecondi intrecci che si possono creare tra scuola e territorio è la pedagogia del « service learning » che vede affrontare nelle aule problematiche cultu- rali, scientifiche, sociali emergenti nel con- testo in cui la scuola si colloca. Si tratta di prospettive maturate soprattutto in paesi emergenti che stanno crescendo anche nel nostro Paese. Tutto ciò si riassume nell’idea che la scuola è specchio della società in cui vive, ma può anche essere il germe della sua cre- scita e trasformazione. L’idea di scuola dif- fusa in un determinato momento storico è in gran parte figlia della percezione sociale e delle sfide che si impongono in esso; è an- che vero però che al mondo dell’educazione si deve chiedere di formare le persone a guardare al proprio tempo con sguardo libe- ro, creativo, aperto, per innescare dinami- che di rinnovamento e di innovazione da tutti i punti di vista. È sempre opportuno, dunque, chiedersi cosa pensi la società del- la scuola, cosa ad essa chieda e si aspetti. Lo stesso vale per le nostre comunità cri- stiane: come la Chiesa guarda alla scuola? Cosa le riconosce e le offre? 3. Quali proposte perché i valori della convivenza civile possano essere affermati? Da quanto appena delineato scaturiscono alcune linee di azione finalizzate alla cre- scita dei valori della convivenza civile nelle nostre scuole e nei territori. La prima prospettiva da perseguire è quella di alimentare le «alleanze educati- ve» presenti a tutti i livelli. Con il «patto educativo di corresponsabilità», la scuola iscrive questi rapporti nel suo stesso DNA. Non basta però una firma sul piano dell’of- ferta formativa o il rispetto formale delle procedure: occorre dare un’anima a questi «patti», credendo fino in fondo in essi e vincendo la paura di invasioni esterne o di intromissioni da parte dell’altro, genitore o docente che sia. L’apporto che può venire dalle associazioni (familiari, studentesche, professionali, culturali, di volontariato) è particolarmente prezioso, specie se non si riduce a una delimitazione di compiti o una concessione di spazi. Con la comunità cri- stiana, in particolare, sono numerose le vie aperte. Le nuove norme sull’alternanza scuola lavoro, ad esempio, hanno dato vita a numerosi protocolli di intesa affinché gli studenti possano svolgere esperienze forma- tive nei media e nei beni culturali ecclesia- li, nei progetti della Caritas o nelle diverse attività educative. Spetta anche a noi, co- noscere, valorizzare e promuovere queste occasioni di incontro e servizio reciproco. A questo proposito, c’è un luogo partico-
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