Marzo-Aprile 2017
17 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2017 modo in cui le persone vivono in società. Pur non essendo una democrazia, a scuola si fa esercizio di democrazia. Essa è vita che insegna a essere cittadini, ad essere «civi- li», a vivere insieme in armonia, a lavorare fianco a fianco per un fine condiviso. Con specifico riferimento alla possibilità che l’alunno cresca in queste direzioni, pos- siamo distinguere tre azioni convergenti. In primo luogo servono interventi specifici, a cui dedicare energie e tempo. Per assimila- re i valori della Costituzione non c’è altro modo che leggerla e discuterne insieme. In secondo luogo, l’educazione alla cittadinan- za presuppone un’azione trasversale tra le discipline, anche a significare l’unità del compito educativo e della persona che cre- sce. Non va però sottovalutata una terza li- nea di impegno. È quella che ogni docente conduce nell’insegnamento della propria di- sciplina, qualunque essa sia. Nel modo di vi- vere ogni giorno il lavoro scolastico in aula, spiegando un teorema o un’opera d’arte, guidando un esercizio ginnico o un esperi- mento di laboratorio, nella relazione tra in- segnante e alunni si concretizzano i valori fondamentali a cui si faceva cenno: il ri- spetto, la dignità di ciascuno, la solidarietà, la giustizia, ecc. 2. Quali sono gli ostacoli incontrati? Mi sembra che le principali difficoltà in- contrate nel contesto scolastico all’educa- zione alla cittadinanza derivino principal- mente dalla debolezza delle «alleanze edu- cative», dall’individualismo diffuso nell’in- segnamento e nell’apprendimento, dall’au- toreferenzialità dei diversi ambiti sociali, compresa la scuola (ma non solo). Per quanto riguarda la prima causa dob- biamo ricordare ciò che papa Francesco di- ceva il 21 novembre 2015 al congresso mon- diale dell’educazione cattolica, ripetuto poi in diverse altre circostanze: «Il patto edu- cativo tra la famiglia e la scuola, è rotto! Si deve ri-cominciare. Anche il patto educati- vo tra la famiglia e lo Stato: è rotto». Una conferma di ciò viene dal fatto che i nostri vescovi, nel proporre gli orientamenti pa- storali per il decennio 2010-2020, mettano al primo posto proprio la necessità di co- struire «alleanze educative» fra tutti coloro che hanno responsabilità per la crescita del- le nuove generazioni e per il futuro della nostra società. Senza alleanze non si co- struisce convivenza civile: è anche quanto ci insegna la storia della nostra Costituzio- ne, nata dal comporsi e interagire di diver- se componenti culturali e ispirazioni ideali. Va poi stigmatizzato l’individualismo che ancora informa gran parte dell’opera edu- cativa e della funzione docente, nonostante non manchino gli spazi e le indicazioni per un’azione più collegiale, condivisa, interdi- sciplinare. Lo stesso fenomeno si può rileva- re nell’impostazione della didattica e nello spirito di competizione esasperata che non è raro riscontrare tra gli studenti. Da troppo tempo, inoltre, si discute circa la necessità di riformare gli organi collegiali, senza che ancora si sia giunti a delineare nuove vie di partecipazione e corresponsabilità fra le di- verse componenti scolastiche, a partire da- gli alunni stessi e dalle famiglie. Ciò purtroppo risponde a un fenomeno diffuso in tutta la società, i cui diversi mon- di vitali – quello economico e produttivo, la sfera politica e quella culturale, l’informa- zione e l’intrattenimento – sembrano ri-
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