Marzo-Aprile 2017
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2017 16 XXV CONGRESSO NAZIONALE TAVOLA ROTONDA Ernesto Diaco, Direttore UNESU-CEI 1. Quali valori per una convivenza civile? Più che un elenco di valori, che sempre è esposto al rischio di parzialità, mi pare im- portante evidenziare due pilastri su cui essi si appoggiano. Questo consente anche di sottolineare l’unità fra i valori fondamentali della convivenza e il fatto che non possano essere contrapposti uno all’altro. I due pre- supposti di fondo per costruire una convi- venza civile orientata al bene comune sono la visione dell’uomo come persona e la vi- sione della società come comunità. Si tratta di elementi così essenziali che potrebbero apparire scontati, ma così non è. Più o me- no esplicitamente, infatti, non sono poche le situazioni in cui prevale una mentalità in- dividualistica, concorrenziale, basata più sugli interessi particolari piuttosto che sulla reciprocità e sulla vocazione all’unità. È in questa direzione che va l’invito della Chiesa italiana, in occasione del recente quinto Convegno ecclesiale nazionale (Firenze 2015) a costruire insieme le basi per un «nuovo umanesimo», che sia «integrale e trascendente» (CEI, Educare alla vita buona del Vangelo, n. 5). Per quanto attiene in particolare alla scuola, questa prospettiva dell’antropologia personalista e comunitaria si ravvisa in mol- ti testi e orientamenti. Mi piace in proposi- to sottolineare quanto afferma lo Statuto delle studentesse e degli studenti all’art. 1: «La scuola è una comunità di dialogo, di ri- cerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni. In es- sa ognuno, con pari dignità e nella diver- sità dei ruoli, opera per garantire la for- mazione alla cittadinanza, la realizzazio- ne del diritto allo studio, lo sviluppo del- le potenzialità di ciascuno e il recupero delle situazioni di svantaggio». Trovo si- gnificativa questa formulazione proprio perché, dopo aver parlato di scuola co- me comunità e di «persona in tutte le sue dimensioni», fa discendere da qui valori quali il dialogo, la ricerca comune, il riconoscimento della pari dignità di ciascuno, il rispetto e la valorizzazione delle differenze, l’attenzione a chi si trova in condizioni di svantaggio. Tutto questo fa parte dei compiti della scuola. Non si tratta di un’aggiunta alle sue finalità. La scuola educa alla convivenza ci- vile facendo bene il suo dovere, che è quel- lo di educare le persone mediante la cultu- ra. L’educazione alla socialità non è una delle tante «educazioni» su cui si elaborano progetti (c’è chi ne ha contate almeno 17), ma una dimensione costitutiva del suo esse- re. Se non fosse così, si potrebbero trovare forme anche più efficaci e moderne per far acquisire conoscenze, anche grazie alle pos- sibilità tecnologiche, magari a distanza o comunque al di fuori di un contesto di coo- perazione, relazionalità, responsabilità con- divisa. È la qualità dell’esperienza sociale che si fa a scuola – oltre che in famiglia e in altri contesti significativi – che prepara il
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