Marzo-Aprile 2017

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2017 14 cuo, si può celare uno spietato bullo, che non percepisce i sentimenti altrui e l’uso dello smartphone o del pc favorisce la disu- manizzazione del compagno di scuola. Ma anche in assenza di fenomeni di bulli- smo, la gestione dei conflitti all’interno della classe è una delle difficoltà maggiori di alcuni docenti. È opportuno ricordare che il conflitto non è di per sé solamente nega- tivo: la soluzione del conflitto tra pari rap- presenta un momento di crescita, ossia di comprensione di se stessi da parte degli alunni, il rafforzamento di relazioni affetti- ve e di rapporti positivi con l’altro. L’alunno acquisisce il senso del limite, in quanto comprende che il conflitto non deve mai degenerare in atteggiamento distruttivo e che il conflitto può e deve trovare una solu- zione positiva. Bisogna dare però la possibi- lità agli alunni di trovare tempi e modi per la risoluzione della situazione conflittuale. Purtroppo, attraverso un uso improprio dei social network , nasce una discussione nell’immancabile gruppo genitori su What- sApp . Spesso la discussione è in realtà la ri- cerca del responsabile di una situazione ne- gativa createsi in classe, con più o meno ve- late e reciproche accuse tra genitori, che mettono a nudo solo la nostra difficoltà di essere genitori. Accade qualcosa di simile con le verifi- che degli apprendimenti e i voti: il docente è oggetto del giudizio severo da parte di ge- nitori, non contenti della valorizzazione del merito scolastico del proprio figlio e meno preoccupati di comprendere quali siano le difficoltà negli apprendimenti. In questo modo si amplificano i conflitti tra docente e discente e viene meno la relazione affetti- va, l’empatia necessaria ad una corretta co- municazione tra insegnante e alunno. Si può asserire che quanto maggiore è la distanza comunicativa tanto maggiore sarà il conflitto. Per intenderci: ormai i ragazzi, «nativi digitali» comprendono tramite un determinato linguaggio, e soprattutto l’ap- prendimento è facilitato dall’utilizzo di questo linguaggio. Ciò non vuol dire sminui- re o svuotare di contenuti l’apprendimento, ma fruirli in modo diverso, proporre concet- ti tradizionali con un linguaggio diverso, vi- cino ai nostri ragazzi che non cercano il conflitto, vogliono essere solo compresi. Ec- co quali sono i bisogni educativi dei nostri ragazzi. Infatti il conflitto nasce quando la scuola non appare all’altezza del compito istituzio- nale assegnatole. La gestione poco efficace delle relazioni nel gruppo classe, una valu- tazione degli apprendimenti poco attenta e scarsamente formativa, sono fonte di diso- rientamento per gli alunni; di conseguenza, le famiglie si credono legittimate ad inter- venire, sostituendosi alla funzione educati- va della scuola, ma, come dicevo prima, ac- centuando gli elementi negativi e raramen- te riuscendo a risolvere le situazioni. Quan- do viene meno la funzione guida dell’inse- gnante e della scuola, il sistema di relazioni assume connotati di forte entropia. Tale funzione guida della comunità scola- stica diventa anche più importante nelle re- lazioni con il territorio, ossia con gli attori istituzionali, culturali e sociali operanti in un dato contesto territoriale. Anche in que- sto caso, solo se la scuola sa analizzare i modi di pensare della realtà in cui opera, gli assunti impliciti, anche i pregiudizi, che governano un territorio, può diventare cen- tro culturale di una realtà locale e soddi- sfarne i bisogni formativi. La capacità di ne- goziazione dell’istituzione scolastica, che persegue sempre e solo fini istituzionali e mai «secondi fini» (come invece molto spes- so accade in altri contesti) attribuisce alla scuola l’onere di farsi carico di tali relazioni con il territorio e di cercare sempre e co- munque il bene comune. Solo così nasce e si radica, lentamente, il senso di appartenen- za ad una comunità, si sviluppa il valore della responsabilità, si realizza la conviven- za civile. 3. Proposte Non esiste una ricetta magica per poter affermare i valori della convivenza civile. Esiste la sinergia di varie e numerosi azioni, che in modo diretto e indiretto portano alla formazione di persone mature e responsabi- li, pienamente e attivamente inserite nella propria comunità. Il primo passo è elaborare un «progetto scuola» e far definitivamente tramontare la

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