Marzo-Aprile 2017

13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2017 Ma questa comunità si trasforma conti- nuamente in quanto, ormai, la convivenza non si limita a quella tra connazionali che si identificano sotto un’unica bandiera, uniti dalla stessa fede, dalla stessa cultura e dal- la stessa lingua. La società multiculturale rischia di creare due tipi di «non convivenza civile». Il primo tipo è quello che confonde lo spirito di accoglienza con lo snaturamen- to e lo svuotamento della propria identità civile e religiosa; non dobbiamo in alcun modo rinunciare alla nostra identità di ita- liani e di cattolici. Il secondo tipo di «non convivenza civile» è quello di ghettizzare l’altro diverso da noi. Già in ambito scola- stico, specialmente nei grossi centri, emer- ge spesso l’incapacità di concepire l’acco- glienza come convivenza civile. È un equili- brio difficile da costruire e in questo campo la scuola svolge un ruolo fondamentale per l’intera comunità nazionale. Non esiste pieno sviluppo di se stessi e vero benessere se non in comunità. Non esi- ste convivenza civile se non si sviluppa il sentimento di appartenenza ad una comuni- tà. Nell’Ultima Cena, Gesù Maestro si con- geda dai suoi discepoli chiedendo loro di es- sere comunità. RESPONSABILITÀ. Il valore della respon- sabilità riguarda tutti, sia il mondo degli adulti, che per qualsiasi motivo entra in re- lazione con la scuola, sia il mondo degli alunni. L’adulto deve essere pienamente consa- pevole del potere che esercita sugli alunni, che i suoi atteggiamenti sono la prima causa del successo o dell’insuccesso scolastico. La comprensione dei bisogni formativi di ogni studente, dei suoi stili di apprendimento, delle sue intelligenze è la prima responsabi- lità del docente. È compito degli adulti prendersi cura degli alunni, creare un clima di serenità, di fiducia, di ascolto e di valo- rizzazione delle qualità di ognuno. Allo stesso tempo, l’alunno acquisisce autonomia e responsabilità perché viene re- so artefice del proprio apprendimento in at- tività significative, finalizzate all’acquisi- zione di conoscenze, abilità e competenze. Lo studente sviluppa le competenze di cit- tadinanza nella collaborazione attiva con i suoi pari e con gli adulti, nella cura e nel ri- spetto delle regole della comunità e degli ambienti della scuola, nella cura e nel ri- spetto di se stesso e degli altri. In questo modo la convivenza civile diventa patrimo- nio condiviso e vissuto nella quotidianità. 2. Ostacoli I valori di Comunità e Responsabilità so- no strettamente correlati tra loro e l’uno trae linfa vitale dall’altro. Mancando l’uno, l’altro si indebolisce o perde i suoi effetti positivi. Il relativismo etico che caratterizza ampi settori della società genera un forte individualismo; anche la famiglia, che do- vrebbe essere la prima comunità educante, acquista spesso tratti individualistici, di una ristretta cerchia che persegue solo il pro- prio interesse particolare, anche a discapito del bene comune. Tale visione si concretiz- za in atteggiamenti ben precisi nel rapporto scuola/famiglia. Il figlio alunno non è consi- derato dai genitori il componente di una co- munità/classe, dove egli realizza la sua cre- scita e la sua formazione globale, ma sol- tanto un individuo che bisogna esaltare nel- le sue performance positive e che bisogna proteggere e difendere ad ogni costo, anche quando assume atteggiamenti negativi o non ottiene risultati scolastici soddisfacen- ti. La responsabilità genitoriale così intesa entra in conflitto con l’idea di scuola come comunità educante. Il patto formativo tra scuola e famiglia perde di legittimità; se- condo il genitore individualista/iperprotet- tivo, l’insegnante sbaglia perché non ha sa- puto valorizzare in modo adeguato il figlio alunno; l’insegnante sbaglia quando lo ri- prende in presenza di comportamenti non adeguati, perché non è possibile che il figlio si sia comportato in modo negativo. Tutti sappiamo che tra i bambini del pri- mo ciclo o tra gli adolescenti del secondo ciclo possono nascere tensioni emotive, che sono parte integrante della loro crescita af- fettiva e valoriale. La degenerazione di tali situazioni può portare a casi di bullismo o di cyberbullismo, fenomeno allarmante e ri- spetto al quale l’attenzione da parte delle istituzioni scolastiche deve essere altissima. Dietro lo scherno, all’apparenza il più inno-

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