Marzo-Aprile 2017
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2017 12 XXV CONGRESSO NAZIONALE TAVOLA ROTONDA Andrea Codispoti, Dirigente Scolastico - Presidente regionale UCIIM Calabria 1. I valori per una convivenza civile Il primo valore da porre come fondamen- to della convivenza civile è la persona uma- na («Prima la persona» secondo la nota espressione di Nosengo). La nozione di per- sona teorizzata nel Codice di Camaldoli per- vade la Costituzione Repubblicana: l’art. 2 ne attua la previsione «La Repubblica rico- nosce e garantisce i diritti inviolabili del- l’uomo, sia come singolo, sia nelle forma- zioni sociali ove si svolge la sua personali- tà», e lega tali diritti inviolabili dell’uomo al valore della solidarietà. L’espressione «persona umana» ricorre pochissime volte nel dettato costituzionale, nell’art. 3 (il va- lore dell’uguaglianza non è solo formale ma anche sostanziale ed «è compito della Re- pubblica rimuovere gli ostacoli… che… im- pediscono il pieno sviluppo della persona umana») e nell’art. 32 (nel trattamento sa- nitario «la legge non può in nessun caso vio- lare i limiti imposti dal rispetto della perso- na umana»). Non posso soffermarmi sulle molte suggestioni che sorgono dalla lettura di questi articoli, ma tale nozione di perso- na umana assume la valenza di quadro an- tropologico di riferimento. Da questo punto di vista, sarà sufficiente richiamare alla me- moria i primi due articoli della legge 53/2003 e, soprattutto, le «Indicazioni Na- zionali per il Curriculo della scuola dell’in- fanzia e del primo ciclo d’istruzione» del 2012, nei cui primi paragrafi viene posta al centro della previsione normativa la «perso- na che apprende». Molte delle riflessioni contenute nelle prime pagine di questo de- creto dovrebbero essere estese alla scuola secondaria di secondo grado. Ma ora dobbiamo entrare nel vivo della domanda del nostro incontro: «quali valori per una convivenza civile?». Accanto a quel- lo di persona umana, ne propongo altri due: comunità e responsabilità, analizzandoli ovviamente dal punto di vista della scuola, facendo riferimento alla mia esperienza di dirigente scolastico. COMUNITÀ. La persona sviluppa la sua esistenza sempre in comunità (la famiglia, la scuola, la parrocchia, la città). Ogni co- munità deve essere governata con grande senso di giustizia e i suoi componenti devo- no percepire tale senso di giustizia in ogni aspetto della vita comunitaria. Secondo il pensiero classico, l’ingiustizia colpisce tutti i componenti di una comunità: la persona che vive in una comunità ingiusta, non ha speranza di rimanere immune dall’ingiusti- zia della sua comunità. Chi ha la responsa- bilità di governo non deve mai abusare del potere che esercita, deve sempre rispettare la dignità di persona umana dell’altro, pur nell’esercizio delle funzioni direttive o diri- genziali. La scuola è una comunità, che dovrebbe essere caratterizzata da relazioni positive, di stima e reciproca collaborazione tra tutti gli attori che vi operano. Non ci possono es- sere favoritismi e ognuno deve sentirsi pie- namente valorizzato. Ciò vale nel rapporto tra dirigente scolastico e docenti, tra i do- centi stessi nelle realizzazione degli incari- chi di responsabilità, nel rapporto tra do- centi e studenti. La scuola è una comunità educante, è una comunità professionale di pratiche e di ricerca, con tutto il carico di responsabilità che tali specificazioni portano con sé. La comunità scolastica è aperta, nel sen- so che interagisce continuamente con gli at- tori istituzionali, culturali e sociali del terri- torio in cui opera; è un processo di recipro- co scambio, di risposta ai bisogni formativi del territorio e, viceversa, di utilizzo delle risorse professionali e delle opportunità cul- turali e formative presenti.
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