Marzo-Aprile 2017
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2017 8 meno senza accoglienza, non c’è convivenza civile dove lo straniero è discriminato. E infine non c’è convivenza civile dove c’è ingiustizia, dove, per riprendere l’art. 3 della Costituzione, ci sono ostacoli di ordine economico e sociale che di fatto limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impe- dendo lo sviluppo della persona umana. Ecco perché c’è bisogno, per una convi- venza civile, che nessuno sia ridotto alla fa- me o all’ignoranza. E oggi, se pensiamo an- che solo alle percentuali di abbandono scola- stico o alle percentuali dei nuovi poveri, in Italia ci sono persone ridotte alla fame e al- l’ignoranza. Condizioni che impediscono lo sviluppo della persona umana, condizioni che negano l’art. 3 della costituzione. Dunque c’è convivenza civile solo se il po- polo è cosciente di essere sovrano, se conse- guentemente crede nell’accoglienza e nel- l’integrazione e infine lotta contro le ingiu- stizie, la fame e l’ignoranza. All’affermazione dei valori per una convi- venza civile vedo essenzialmente due osta- coli principali. 1. Il primo e più grave secondo me è che la convivenza civile è diventata totalmente superflua. Comincio con degli esempi banali. Se tra i miei compagni di classe non trovo nessuno che mi è affine per interessi, passioni, hobby , non ci sono ragioni per cui io deb- ba rivolgergli la parola a scuola. Accendo il telefono e scrivo solo a chi mi è simpati- co. Se ho dei vicini di casa che sono miei coetanei, perché sforzarmi di conoscerli? Entro su fb, vedo che tipi sono e capisco se vale la pena diventare amici. Ecco questi esempi sciocchi ci aiutano a capire che i social o il web in generale permettono ai più giovani di non porsi af- fatto il problema di convivere con chi è diverso da noi, con chi ci è meno simpati- co, perché non è necessario, posso soddi- sfare il mio bisogno di relazioni solo con chi mi va a genio e tutti gli altri possono non esistere. E si crea quindi un’apparente situazione di benessere, in cui costruisco una mia di- mensione relazionale che fa a meno di chi è diverso da me e è invece satura di miei simili in tutto. Con ovvio impoverimento di ogni persona, che non è mai chiamata a mettersi in discussione, ma nel tempo ten- de solo a cristallizzare aspetti del proprio carattere, a rimanere così com’è, senza sperimentare altro. 2. Di conseguenza, il secondo ostacolo è l’assenza di ciò che chiamiamo valori, perché per stare bene con gli altri che mi sono scelto non c’è bisogno di valori alti, belli, da scoprire, conoscere e difendere, ma solo di un gruppo musicale in comune o di una squadra di calcio preferita. Dun- que quelli che in questa sede chiamiamo valori fondanti della convivenza vengono poi realmente banalizzati come gusti, scelte di abbigliamento o videogiochi. Perdendo così il fascino e il significato di ciò che è e dà VALORE. E allora la ricerca dei diritti e doveri di ogni uomo sulla ter- ra e che sono la base della convivenza anche con chi è diverso da me, è una ri- cerca che non interessa più. E allora ecco che valori come la giustizia, l’accoglien- za, la tolleranza, la solidarietà diventano sconosciuti, sono ignorati, non sono ne- cessari, non maturano, mentre cresce so- lo un sentimento di indifferenza e quasi fastidio per ciò che mi impedisce di rin- chiudermi nel mio mondo. Indifferenza verso la scuola, il fastidio verso il disabi- le che cerca la mia attenzione, l’indiffe- renza verso le sofferenze degli altri, il fastidio per la manifestazione nella piaz- za del mio comune, l’indifferenza per i poveri della mia città, il fastidio per il compagno di classe straniero. 3. Il terzo ostacolo è che a scuola si fatica a rompere questo circolo vizioso, perché non è previsto un tempo bastevole al- l’educazione alla convivenza civile, alla cittadinanza, ai valori della nostra repub- blica e i valori riconosciuti internazional- mente. Non c’è per esempio un’educazio- ne alla partecipazione, a vivere gli organi collegiali e la rappresentanza come un esercizio di democraticità, di cittadinan- za, come un servizio al bene della comu- nità scolastica. La mancanza a scuola, luogo in cui tutti noi volenti o nolenti vi- viamo per almeno 13 anni, di una forma- zione della persona completa, è un osta- colo poi alla convivenza civile in Italia.
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