Marzo-Aprile-2016

27 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2016 la ValUtazIonE E la SCUola Andrea Gavosto, Direttore Fondazione Giovanni Agnelli n elle dichiarazioni di intenti del gover- no che l’ha proposta e del parlamento che l’ha approvata, la legge 107/2015 (o della Buona Scuola) si propone – fra le al- tre cose – di introdurre il «merito» nel siste- ma d’istruzione italiano. ora, qualunque cosa si intenda con questo termine, ormai abusato e sovraccarico di valenze retoriche, «merito» rimanda necessariamente al tema della valutazione, alle scelte dei livelli e dei modalità con cui si possono giudicare i diversi attori della scuola (a partire dagli al- lievi, per continuare con docenti, dirigenti scolastici, istituti fino al sistema scolastico nel suo complesso) e, in ultima analisi, agli incentivi che la valutazione offre a questi attori per determinare un miglioramento degli outcome della scuola. È, di conse- guenza, importante chiedersi come la Buo- na Scuola abbia modificato il Sistema nazio- nale di Valutazione (SnV), approvato nel 2013 e ancora in fase di realizzazione. In questo articolo proveremo a dare una risposta, prendendo le mosse, da un lato, da un rapido riepilogo degli ultimi esiti del percorso della valutazione scolastica in Ita- lia prima della Buona Scuola (per un discor- so più ampio, rimandiamo al nostro rappor- to La valutazione della scuola , laterza 2014), dall’altro, da alcune lezioni che ven- gono dalla sperimentazione di valutazione delle scuole VSq, promossa dal ministero dell’Istruzione alcuni anni fa, i cui risultati sono stati oggetto di un rapporto della fon- dazione agnelli (ora scaricabile dal nostro sito www.fga.it ). In generale, l’impressione è che il nuovo sistema, nato dalla confluenza del regola- mento ministeriale dpR 80 del 2013 e della legge sulla Buona scuola, pecchi di un’as- senza di coordinamento fra i tre diversi li- velli oggetto di valutazione (istituzioni sco- lastiche, dirigenti scolastici e docenti), con l’evidente conseguenza di indurre a com- portamenti non congruenti fra loro. I tas- selli del sistema si muovono lungo percorsi non necessariamente coerenti, per obiettivi e risultati attesi: senza una serie di inter- venti correttivi che rimettano in asse i di- versi livelli, il rischio è di riportare indietro di anni il dibattito pubblico italiano sulla valutazione. Il Sistema Nazionale di Valutazione prima della Buona Scuola: il DPR 80 quando, nel 2014, si cominciò a parlare di Buona Scuola, la valutazione non era più affatto una tabula rasa e lo sforzo per su- perare i ritardi che ci separavano dagli al- tri sistemi scolastici europei era stato in- tenso: non solo c’era stata una maturazio- ne della riflessione culturale sul tema, che aveva in parte coinvolto anche l’opinione pubblica; non solo si era cominciato a su- perare le forti resistenze da parte del mondo della scuola, segnatamente dei do- centi. C’era molto di più: c’era un modello complessivo di Sistema nazionale di Valu- tazione, certamente ancora da riempire di contenuti e procedure, probabilmente di- scutibile in alcune parti, ma comunque or- mai vicino a una sua prima implementazio- ne. Il modello di SnV che stava prendendo piede era quello determinato dal dpR 80 del 2013, uno degli ultimi provvedimenti del governo monti. Come architettura isti- tuzionale, si basava su «tre gambe»: Inval- si, corpo di ispettori del miur, Indire. Come scelta di campo, si concentrava sulla valu- tazione degli istituti scolastici, oltre che del sistema nella sua generalità, nella con- vinzione che sia molto difficile, invece, giudicare da fuori il contributo del singolo docente. Come obiettivi e logica di proces- so, suggeriva una circolarità virtuosa fra

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=