Marzo-Aprile-2016

stato il solo, non mi sono mai sentito e non ho mai pensato alla mia funzione come a quella di un « manager » a capo di un istituto scolastico. Ricordo a questo proposito il testo del prof. Cesare Scurati sulla funzione del lea- der educativo: riteneva (e di questo sono convinto) che le due funzioni, pur avendo aspetti comuni, siano differenti per le fina- lità stesse delle due istituzioni (scolastica, aziendale). l’elemento che le distingue è sicuramen- te il risultato da garantire. nella scuola l’esito è rappresentato dalla crescita di una persona, dei suoi apprendimenti, dall’ac- quisizione di competenze di cittadinanza, che permettano ai giovani di agire in auto- nomia e con responsabilità nei vari conte- sti di vita. questa è la dimensione formativa su cui deve agire il coordinatore didattico e il diri- gente scolastico inteso come leader educa- tivo, attento agli esiti e ai processi di for- mazione degli allievi e di accompagnamento dei docenti nei momenti decisivi in materia di orientamento strategico, di progettazio- ne dei percorsi educativi e didattici, di messa a punto delle procedure valutative e autovalutative. la normativa relativa alla funzione e ai compiti del dirigente scolastico ha fatto lievitare nel tempo a dismisura, a mio avvi- so, compiti e responsabilità al punto tale da rendere «marginale» la dimensione di leader educativo e di coordinatore didatti- co. questo fatto è un errore. Una singola persona non può essere in grado di reggere situazioni scolastiche sem- pre più complesse per la dimensione degli istituti, per la pluralità dei livelli scolastici coinvolti (es. negli istituti comprensivi) o degli indirizzi di studio (es. negli istituti di scuola secondaria di secondo grado) pre- senti nelle singole istituzioni scolastiche, per la complessità che attualmente le ca- ratterizza. la possibilità di agire come dirigente scolastico con la collaborazione di figure intermedie (collaborazioni individuali e/o di gruppi, comitati, nuclei ecc.) sicuramen- te ne facilita l’azione, ma aumenta il ricor- so a deleghe a terzi, il che di fatto incre- menta la distanza tra il dirigente scolastico e gli allievi, tra il dirigente scolastico e i colleghi docenti, le famiglie e gli eventuali interlocutori esterni con cui la singola isti- tuzione scolastica interagisce. In questi ulti- mi tempi inoltre sta passando un’idea di di- rigente che personalmente mi lascia per- plesso: un uomo (o donna) solo al comando, su cui si concentra un potere decisionale eccessivo e di difficile gestione, se non at- traverso il ricorso a forme di autoritarismo. Sono ormai lontani i tempi della gestio- ne sociale della scuola, ma siamo in un’epoca dove la condivisione delle scelte e la loro trasparenza sono principi che la scuola non può ignorare, come non dovreb- bero essere ignorate dalla società esterna. Il piano triennale dell’offerta formativa, il profilo dello studente formulato per com- petenze, il vincolo delle competenze chia- ve per l’apprendimento permanente propo- ste dal parlamento europeo e dal Consiglio d’Europa, il curricolo di istituto, l’inclusio- ne come caratteristica fondamentale della scuola italiana, l’integrazione con il terri- torio, l’alternanza scuola-lavoro, la valuta- zione degli apprendimenti e del comporta- mento degli allievi, la certificazione delle competenze, il Rapporto di autovalutazione (RaV), la rendicontazione sociale, i piani di miglioramento rischiano di essere paragrafi o capitoli di un testo (quello della vita di ogni istituzione scolastica) che potrà/dovrà essere scritto ma che rischia di rimanere solo sulla carta e di non modificare un cer- to modo di «far scuola». Un bel libro dei sogni! ora, i sogni sono importanti, aiutano a guardare avanti, ad impegnarsi perché si avverino, ma… occorre essere realisti nelle scelte e garantire ai ragazzi e ai giovani, come dirigenti scolastici o coordinatori di- dattici, il conseguimento dei traguardi for- mativi a cui hanno diritto. Se questo non avviene, occorrerà avere il coraggio di «ripensare» alla funzione del- la scuola nella realtà italiana e soprattutto alle responsabilità di chi, nella scuola, è chiamato ad essere garante degli esiti for- mativi e non solo del funzionamento di ap- parati e/o procedure tecnico-burocratiche. la scuola è anche altro, soprattutto altro! 23 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2016

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