Marzo-Aprile-2016

19 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2016 gi il mondo del lavoro – stando ai nostri au- tori – è più attento alle caratteristiche per- sonali dei giovani in cerca di lavoro che ai contenuti appresi. questa conclusione di in- negabile rilevanza pedagogica deriva però da premesse economiche che ne ridimensio- nano almeno in parte la natura: è il merca- to del lavoro, governato dalla legge del- l’utile, ad imporre una nuova mentalità. Il nodo delle soft skills punto di partenza delle riflessioni dei due autori è il fatto che due terzi degli oc- cupati italiani lavorano oggi in azienda: non tanto nella produzione industriale quanto soprattutto nei servizi, che inventano ogni giorno nuovi profili professionali. occorre perciò imparare a conoscere il mondo delle aziende per facilitare quell’incontro che per due giovani su tre si concluderà con un contratto di lavoro (non importa se a tempo determinato o indeterminato) al loro inter- no. E qui ci scontriamo subito con alcuni at- teggiamenti ampiamente diffusi e radicati tra le famiglie e gli insegnanti: le prime de- siderose di dare ai propri figli una colloca- zione professionale non sempre realistica, i secondi spesso incapaci – per formazione e scelta professionale – di comprendere le di- namiche attuali del lavoro in azienda. la tesi centrale del libro è che la scuola non sia in grado di procurare ai suoi studen- ti quelle soft skills che oggi il mercato del lavoro richiede sempre di più ai giovani. Soft skill viene di solito lasciato in inglese, in omaggio a un mondo del lavoro sempre più condizionato da questa lingua, ma gli autori ne propongono la traduzione – poco efficace e altrettanto poco convincente – in «competenze morbide». Il concetto non è immediatamente comprensibile e allora conviene affidarsi alla concreta esemplifi- cazione delle principali competenze di cui oggi vanno in cerca le aziende e che coinci- dono più con alcuni tratti della personalità che con nozioni particolari. In altre parole, mentre da una parte ci sono datori di lavoro interessati a conoscere le caratteristiche in- dividuali della persona che stanno per assu- mere, dall’altra ci sono scuole, insegnanti, genitori e studenti ancora convinti che per trovare un lavoro occorra soprattutto pro- curarsi il bagaglio di conoscenze specifico del settore in cui si vuole operare: una asimmetria pericolosissima che fa perdere un sacco di tempo prezioso ad entrambi. le principali soft skills , ribadite e analiz- zate a lungo nel libro, sono quattro: l’etica del lavoro, la capacità di lavorare in grup- po, la capacità di comunicare e il problem solving (ancora una volta in inglese, ma sta- volta facilmente traducibile con la capacità di risolvere problemi). purtroppo, gli studenti si affannano spes- so a vantare il possesso di un fluent english , ma poi rivelano l’incapacità a relazionarsi con gli altri anche in italiano; cercano di procurarsi certificazioni e competenze in- formatiche di ogni genere, ma poi si mostra- no carenti nella capacità di collaborare ad un progetto collettivo; spesso sono alla ri- cerca di un modesto ma sicuro lavoro dipen- dente, ma le aziende cercano sempre meno esecutività e sempre più intraprendenza, trasformando ogni operaio o impiegato – nel suo piccolo – in una sorta di manager capace di esprimere dedizione, entusiasmo, senso di appartenenza e attenzione al cliente. la scuola italiana ha recentemente intra- preso la strada delle competenze, adottan- do gli elenchi delle competenze chiave eu- ropee o elaborando propri elenchi di com- petenze chiave di cittadinanza. È una svolta importante, di cui però il libro non tiene minimamente conto, forse perché queste competenze chiave sono tutt’altre da quel- le soft skills richieste dal mercato del lavo- ro. I casi sono due: o gli elenchi delle com- petenze chiave italiane ed europee sono stati costruiti nel chiuso di astratti confron- ti accademici, e quindi destinati ad essere sconfitti sul mercato occupazionale, o que- ste competenze sono una strategia pedago- gico-didattica che si deve solo eventual- mente integrare con ulteriori dimensioni per mettere i nostri studenti in grado di af- frontare le sfide attuali. Il confronto internazionale le provocazioni di abravanel e d’agnese costringono a rivedere tante convinzioni ra- dicate ma profondamente errate: per esem- pio il valore attribuito al voto (di laurea o di diploma), quando le aziende guardano so-

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=