Marzo-Aprile-2016

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2016 18 SCUola E mondo dEl laVoRo. RIflESSIonI In maRgInE a Un lIBRo RECEntE Sergio Cicatelli, D.S., direttore Centro Studi Scuola Cattolica a che serve la scuola? prepara al lavoro o prepara alla vita? perché la scuola italiana è così lontana dal mondo del lavoro? Come aiutare i giovani a trovare un lavoro? Si vive per lavorare o si lavora per vivere? queste e molte altre sono le doman- de che suscita la lettura dell’ultimo libro di R ogER a BRaVanEl E l UCa d’a gnESE , La ricreazio- ne è finita. Scegliere la scuola. Trovare il lavoro , Rizzoli, milano 2015, pp. 300. nell’impossibilità di rispondere anche so- lo a qualcuna delle domande sopra citate, vogliamo comunque usare lo spunto di que- sta lettura per affrontare alcuni aspetti cri- tici della nostra realtà scolastica, con parti- colare riferimento al suo difficile rapporto con il mondo del lavoro, che sembra essere una realtà in gran parte sconosciuta (o og- getto di precomprensioni fuorvianti) al gio- vane che conclude oggi il percorso scolasti- co. In parte lo stesso può valere per l’uni- versità, ma il punto di vista che qui si vuole adottare è quello della scuola. La mentalità della ricreazione la ricreazione di cui parla il titolo può essere intesa in due modi: da un lato si può trattare dell’atteggiamento spensierato e superficiale con cui si è affrontata finora in Italia la crisi economica ed occupazionale, che richiede invece ben altro impegno e realismo; dall’altro si può pensare alla me- desima «leggerezza» come atteggiamento tipico dell’età adolescenziale e della vita scolastica (intesa nel suo insieme più come ricreazione che come studio), che deve la- sciare il posto alla maggiore serietà della vita lavorativa. In entrambi i casi, come re- cita appunto il titolo del libro, quella ri- creazione è finita e si deve affrontare la du- ra realtà della vita adulta e della ricerca di un lavoro, che oggi è resa più difficile dalle rapidissime trasformazioni della vita sociale e delle condizioni lavorative. Sono proprio queste trasformazioni a ri- chiedere un radicale cambiamento di men- talità, perché il problema non è quello di trovare la giusta riforma della scuola ma quello di cambiare la mentalità con cui si vive la scuola e il passaggio al mondo del la- voro: non si può continuare ad immaginare il passaggio dalla scuola al lavoro con atteg- giamenti che appartengono al secolo scorso (se non ancora più indietro). Il lavoro, le sue regole e le sue articolazioni stanno cambiando sotto i nostri occhi, ma noi con- tinuiamo ad applicarvi schemi mentali ina- deguati. Se è risaputo come la scuola sia per definizione sempre in ritardo sui propri tempi (e ancor più sul futuro in cui si do- vranno inserire i suoi studenti), è però al- trettanto vero che essa deve fornire gli strumenti per muoversi nel presente e nel futuro, anche se l’incertezza degli esiti è un dato insuperabile. Il libro di cui parliamo può quindi essere una lettura stimolante ed utile per inse- gnanti, dirigenti scolastici, docenti universi- tari, operatori dell’orientamento, ma so- prattutto genitori e studenti, tutti invitati a rivedere una quantità di stereotipi legati al passaggio dalla scuola (o università) al lavo- ro, a cominciare proprio dal fatto che que- sto passaggio debba compiersi una sola vol- ta nella vita (prima si studia, poi si lavora) e non possa essere piuttosto un’alternanza o conduzione parallela delle due attività (con sensibile guadagno per entrambe). l’errore principale compiuto dalla scuola (in cui hanno pari responsabilità genitori e insegnanti) è quello di credere che si deb- bano inseguire i contenuti più aggiornati, offrire gli strumenti tecnologicamente più avanzati, inventare percorsi di studio su mi- sura per i nuovi settori lavorativi. tutto questo è senz’altro giusto e doveroso, ma non è la soluzione del problema, perché og-

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