Marzo-Aprile-2015

Sento con forza che questa è una grande scommessa, che non sono parole ed ideolo- gismi e che il tornante politico sta facendo emergere con più forza l’importanza della conoscenza nella società. Sento naturalmente che tutto questo può anche andare a male e non funzionare, il parto che noi stiamo aspettando, e a cui as- sisteremo nelle prossime e immediate ore, di un disegno di legge, che sembra quasi escatologico, onnicomprensivo, che voglia risolvere quasi tutto. C’è una seconda cosa su cui voglio attira- re la vostra attenzione, che sento profonda- mente e che non è, invece, molto sentita, sia nell’opinione pubblica fuori di noi e sia, persino, in una parte di noi, sembra che il Governo punti molto sul cambiamento del- l’impianto educativo del paese. L’Italia è un paese in cui una scuola incentrata sulla for- mazione dell’uomo razionale e ha negato la valorizzazione di un’altra molla essenziale dell’essere umano, della persona umana, che è l’emozione, la creatività come arte. Questa è forse la carenza più grave della nostra scuola, non riconoscere all’arte, in Italia, il valore enorme che ha nella forma- zione dell’essere umano. La corda della creatività e della espressività di se stesso, che non segue solo il logos e la ragione, ma che integra, rispetto alla ragione, il modo in cui l’essere umano diventa colto, cittadi- no e persona. Sono stato considerato un matto più vol- te, quando mi sono imposto che fosse rico- nosciuta nella scuola italiana, il valore for- mativo e di cultura della musica, sembra una mia mania questa. Non è una mania: il valore formativo dell’arte, nel suo comples- so, permette di arrivare anche a strati di popolazione studentesca, che fanno male i conti col proprio logos, che hanno difficoltà a giungere subito all’astrazione concettuale e che per questo non sono facilmente con- quistabili a tutto l’itinerario formativo e so- no più fragili nel rischio della dispersione. È indispensabile allargare le proprie risorse interiori, intellettuali e quindi anche quelle emotive, non soltanto della costruzione del rigore e della logica, ma anche alla sfera dell’emozione e dell’arte. Certo oggi per il Governo questo è uno dei grandi impegni, che vanno nella direzio- ne della valorizzazione della cultura e dell’educazione proprio come elemento fondante della cittadinanza e anche della ricchezza sociale. Mi è sembrato di pensare che il presidente del Consiglio e il Ministro dell’istruzione «andando a Damasco abbia- no avuto una folgorazione», mi sono proprio stupito. Il cambiamento dell’impianto edu- cativo, da un lato, è quello di aprirsi ad un altro grande mondo dell’essere umano, dal- l’altro è quello di fondare sull’apprendi- mento il processo di acculturazione. Non che prima non ci fosse l’apprendimento, ma in una scuola trasmissiva e prevalentemente di distribuzione di conoscenze, il ruolo pro- tagonista dell’alunno è minore e debole. Invece abbiamo voluto e anche voi, nelle vostre elaborazioni, pensare che questo protagonismo significa modificare l’organiz- zazione stessa del sapere e della creazione di sapere. Perciò ritengo fondamentali que- sti due punti, non mi fido che siano già ac- quisiti, ma credo che debbano essere l’og- getto della nostra azione quotidiana anche nel momento in cui il testo verrà approvato oggi dal consiglio dei ministri e dovrà fare il suo iter in Parlamento. Questo non è solo per passare attraverso l’approvazione, ma anche arricchirsi con il contributo delle competenze, che escono oltre la scuola, il nostro impegno in merito è decisivo. Non facciamo soltanto le pulci agli errori perché ce ne saranno tantissimi, non viviamo nel- l’amarezza e nello sconforto dell’insoddi- sfazione per qualcosa che manca o che è sbagliata. Secondo me, un protagonismo correttivo e migliorativo del testo potrà es- sere essenziale per accompagnare le volon- tà che rappresentano i vari settori della so- cietà, che sono più sensibili ad ascoltare. Ecco, quindi, il ruolo di un’Associazione come questa, che ha una grande storia, e che sono felice di aver anche conosciuto in altre stagioni con una sua Presidente che mi sta nel cuore. Ci chiamavano «Il diavolo e l’acqua santa» due fronti originariamente diversi e fortemente uniti dal grande amo- re, che entrambi abbiamo avuto per questo mestiere e per le istituzioni. Voi avete que- sto grande compito insieme a tutti noi e non dobbiamo perdere in questa occasione! 3 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2015

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