Marzo-Aprile-2015

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2015 34 problema in termini nuovi, di ascoltare e di- scutere con gli altri; di lavorare in gruppo, in- teragire, assumersi responsabilità. Tra l’altro, è ormai superata anche l’enfasi sulla specia- lizzazione e parcellizzazione dei compiti. Se vogliamo che si realizzino le finalità della scuola secondo quanto è scritto nella legislazione, nella Costituzione, nel testo unico 297/94 dove si parla di promozione della «piena formazione della personalità degli alunni» (art.1), o nel DPR 275/99 che all’art. 1 dice: La scuola mira «allo svilup- po della persona umana» con specifici in- terventi, adeguati ai diversi contesti e alle caratteristiche degli alunni, al fine di ga- rantire il successo formativo» o la legge 53/03 «Favorire la crescita e la valorizza- zione della persona umana», devono cam- biare, le modalità di insegnamento-appren- dimento. Indipendentemente dalla portata delle capacità cognitive, l’apprendimento deve tornare ad essere un processo di sco- perta, realizzabile da tutti, ,come era quello di un mestiere nella bottega di un artigiano o come è oggi quello del funzio- namento dei dispositivi tecnologici, per i quali i ragazzi non seguono alcun corso, ma fanno tutto da soli. I docenti dicono agli alunni «Imparate a ragionare con la vostra testa» ma di fatto poi non realizzano percorsi mirati a questo sco- po. In questo modo ci si riappropria anche di quell’etica dello studio che sembra non esi- stere più, perché bisogna a tutti i costi esibi- re buoni voti, i genitori più dei figli, anche a costo di copiare e scopiazzare tutto; e quan- do questi non ci sono la colpa è dell’inse- gnante, della scuola e si è pronti con i ricorsi. Quali le possibili realizzazioni e soprattutto quale la funzione dell’Unione per favorire l’attuazione e aiutare i colleghi. Il successo formativo, a cui tutti devono pervenire, è strettamente legato alla mo- tivazione ad apprendere e all’acquisizione delle competenze spendibili oltre il perio- do scolastico. Esso può essere così sinte- tizzato: - conoscenza dei concetti cruciali della di- sciplina - comunicare con il linguaggio della disciplina - discernere e comprendere le informazioni che arrivano dal mondo esterno - capacità critiche. Cosa occorre fare? Facilitare il processo di apprendimento negli alunni, rendendolo brain-compatible , compatibile con le loro capacità. Questo ce lo dice anche l’OCSE. In che modo? con una didattica motivante e coinvolgente. Vediamo da dove partire concretamente. Nodo cruciale: spostare il focus dell’istru- zione dall’insegnamento all’apprendimento. Sensibilizzare il docente che la sua atten- zione deve focalizzarsi non su come inse- gnare ma su come l’alunno apprende. Poi riflettere sul linguaggio che il docen- te usa. Egli si esprime come un esperto, perché tale è, ma deve capire che si sta ri- volgendo a un non esperto, l’alunno. Il sa- per comunicare con linguaggio appropriato è indice di padronanza di una disciplina, quindi indice di competenza acquisita; ma è un punto di arrivo, non può essere il punto di partenza di una lezione. Il linguaggio che si deve usare è quello dell’alunno. Quindi, selezionare i contenuti, che de- vono essere essenziali, senza troppi detta- gli. Dei contenuti filtrare la miriade di in- formazioni che allontanano dai nodi cruciali e individuare i concetti chiave. Questi con- cetti non devono essere presentati tout- court dal docente, ma devono essere sco- perti dall’alunno. Come? Tramite l’uso di metodologie che determinano una didattica attiva e interattiva. Attiva perché egli sia il protagonista della scoperta; interattiva perché è chiaro che, se come si è detto poco fa, a scuola si deve an- che sviluppare lo spirito di gruppo, la capa- cità di condividere responsabilità, lo scam- bio di informazioni e di punti di vista, l’ap- prendere insegnando contemporaneamente, nel senso di fare anche da tutor , si deve ne- cessariamente lavorare con i compagni. In sintesi, quindi, l’azione didattica deve essere significativa, contestualizzata, inten- zionale, diretta a un obiettivo e realizzata con competenza, conoscenza, abilità. In tal modo il docente stesso diventa un modello per lo sviluppo del pensiero critico, che non è una disciplina, né può essere

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