Marzo-Aprile-2015

IDEE E PROPOSTE PER UNA VERA SCUOLA INNOVAZIONE E DIDATTICA Mirella Pacifico, Consigliere nazionale UCIIM Qual è lo stato dell’arte, pro e contro C’è un mondo che viaggia al contrario di come viaggia… il mondo: è il mondo della scuola. Mi spiego meglio, mentre tutto ciò che ci circonda è diverso rispetto non dico a 100 anni fa, ma anche rispetto a 20, 10 o addirittura un anno fa, pensiamo alla ma- niera di comunicare, telefono, cellulare, so- cial network , ora whatsapp … il modo di fa- re scuola è rimasto pressoché immutato ri- spetto a 50, 70, e anche oltre, anni fa, ov- vero presentazione dell’argomento, interro- gazione, compito in classe. Qualche cam- biamento c’è forse stato nell’uso, quando si usa e quando c’è, di qualche dispositivo tecnologico, es. LIM, ma l’impianto della le- zione è rimasto sostanzialmente lo stesso. A parte la schizofrenia per il ragazzo di non trovare alcun collegamento tra il mon- do esterno e quello della classe, di sentire quanto si fa in classe come qualcosa a lui estraneo, c’è una inadeguatezza sia nelle modalità di apprendimento che nei conte- nuti. Nel processo di apprendimento manca il coinvolgimento diretto dell’alunno, di conseguenza la motivazione. Da qui, il fenomeno della dispersione che in Italia è ancora alta o, nella migliore delle ipotesi, di una forte disparità negli esiti, perché non tutti sono portati alla concet- tualizzazione, ma questa deve essere un momento successivo, un punto di arrivo do- po un processo di elaborazione personale da parte dell’alunno. La scuola continua a fare la gentiliana differenza tra quelli portati per lo studio e quelli che non lo sono, gene- rando frustrazione in chi «non riesce» nel senso classico del termine, bocciatura, noi non ce ne accorgiamo ma il ragazzo la vive come una tortura. E ciò non è concepibile in una istituzione che deve far crescere in modo armonioso la persona. Un’altra conseguenza è l’incapacità di discernere le informazioni, lo scarso spirito critico, il limitarsi a imparare a memoria e l’alto tasso di analfabetitazzione, ovvero di non padronanza degli alunni a comunicare nel linguaggio della disciplina studiata come rilevato dall’OCSE. È ormai noto che nella società dell’infor- mazione, quale è la nostra, non è più im- portante la trasmissione dei contenuti, or- mai reperibili ovunque, ma l’acquisizione dei core concepts , i concetti cruciali, fon- damentali per sciogliere i nodi concettuali (i punti meno comprensibili per gli alunni). In un insegnamento trasmissivo il core con- cept viene soffocato dai dettagli. Ne consegue, che più delle cose che si studiano, conta il come le si studia, perché bisogna dotare il ragazzo di quegli strumen- ti che gli consentano di affrontare una so- cietà in cui tutto cambia rapidamente, «li- quida» come l’ha definita Bauman, dove le certezze di oggi sono già incertezze domani e dove le interferenze della cultura infor- male in quella formale sono notevoli. Imparare a memoria le soluzioni, serve a ben poco, se non ad avere buoni voti finché si è nel chiuso dell’aula. Ciò che serve e che bi- sogna coltivare è lo spirito critico, la capacità di risolvere problemi, di saper formulare un 33 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2015

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