Marzo-Aprile-2015

tero percorso scolastico. I tentativi che so- no stati fatti recentemente (penso per esempio alla riduzione del percorso taglian- do un anno della scuola secondaria di se- condo grado) possono andar bene come pro- vocazione, come progetto pilota, ma richie- derebbero una riflessione molto più ampia, perché agire in questa maniera marginale e contingente significa concepire il sistema come qualcosa di dato e intoccabile. Abbiamo una tradizione storica in base alla quale il nostro sistema scolastico è nato tripartito e continua ad esistere tripartito, nonostante scuola primaria e secondaria di primo grado siano state fuse, da un punto vista ordinamentale, in un unico ciclo e, da un punto di vista amministrativo, in istituti comprensivi. Si tratta però di una coabita- zione forzata, che non sembra aver dato fi- nora risultati particolarmente significativi. Bisogna cercare soluzioni alternative che costringano veramente a lavorare sulla con- tinuità del percorso scolastico e che quindi favoriscano scambi tra primo e secondo ci- clo, tra primaria e secondaria di primo gra- do, tra scuola ed extrascuola. Un’associa- zione professionale deve discutere anche queste cose, senza lasciare che l’ordina- mento scolastico sia solo un argomento da aule parlamentari. La durata del percorso scolastico è certa- mente una questione fondamenta- le. Quale durata per l’intera car- riera scolastica di uno studente? Quale durata per il primo ciclo? Quale durata per il secondo ciclo? Sono problemi che dobbiamo consi- derare aperti e sui quali è il caso di esercitare un po’ di fantasia. Stia- mo uscendo da una stagione di ri- forme che sembra non finire mai ma che in realtà non si è mai del tutto compiuta: si sono sovrapposti e stratificati interventi di diverso genere che meriterebbero di essere sperimentati seriamente prima di condannarli all’uscita di scena. I momenti chiave sono quelli della verifica, le cesure, i passaggi tra un ciclo e l’altro. Detto in termini molto banali e diretti, gli esami di Stato . Dove, quando e come collocare questi esami? Sarebbe inol- tre il caso di ripensare anche la struttura dell’esame di Stato, che ha un grosso signi- ficato in termini di immagine. Nonostante la Costituzione (art. 33) preveda che gli esami ci possano essere in entrata o in usci- ta («per l’ammissione… o per la conclusio- ne» di un percorso di studi), noi li abbiamo sempre concepiti solo in uscita: l’esame è per noi un rito conclusivo. In proposito c’è oggi chi sostiene l’inuti- lità dell’esame finale del primo ciclo, dato che questo non è più conclusivo dell’obbligo di istruzione, e suggerisce di spostarlo alla fine dell’obbligo, cioè alla fine del primo biennio del secondo ciclo. A parte il fatto che questa proposta deve fare i conti con l’esistenza parallela del diritto-dovere, a mio parere mettere insieme due esami di Stato all’interno del secondo ciclo è un so- vraccarico di impegni per gli studenti, per gli insegnanti e per il sistema. È un’opinio- ne assolutamente personale, ma vorrei invi- tare l’UCIIM a discutere anche di questo, senza eccessive remore. Quale idea di scuola Quello che mi sembra importante dal punto di vista sistemico e ordinamentale è avere una forte idea di scuola , una forte idea di sistema scolastico-formativo. Noi forse questa idea forte non l’abbiamo o per lo meno l’abbiamo perduta strada facendo perché ci manca soprattutto un progetto culturale, si è perso il prestigio e la credibi- 31 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2015

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