Marzo-Aprile-2015

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2015 30 completo da 3 a 18 anni, avendo come rife- rimento il diritto-dovere. E c’è anche da chiedersi se, in una prospettiva di educazio- ne permanente, abbia senso affaticarsi su queste delimitazioni. Lo sviluppo orizzontale: non solo scuola In orizzontale si pongono questioni di ca- rattere del tutto diverso. Da una parte, ad esempio, ci si può porre il problema del ge- store scolastico, dato che il «sistema nazio- nale di istruzione» comprende – dopo la leg- ge 62/00 – scuole statali e scuole non statali (paritarie), ma anche scuole e non scuole, cioè p. es. la formazione professionale. La sola scuola statale raccoglie poco meno di otto milioni di alunni, cui si devono aggiun- gere un altro milione di alunni di scuola pa- ritaria e qualche centinaio di migliaia di al- lievi dell’istruzione e formazione professio- nale regionale. In totale sono oltre nove mi- lioni i soggetti che abitano il nostro sistema educativo di istruzione e di formazione. Da un punto di vista strettamente ordina- mentale possiamo inoltre distinguere tra un primo ciclo sempre più compatto ed unitario e un secondo ciclo molto più articolato in li- cei, istituti tecnici, istituti professionali e istruzione e formazione professionale. Le ul- time riforme ordinamentali – Berlinguer e Moratti – erano guidate dall’intento di razio- nalizzare il sistema mediante una riduzione degli indirizzi di studio del secondo ciclo e gli interventi successivi avevano anche ri- dotto l’orario di numerosi corsi di studio. In controtendenza stiamo invece assistendo ora all’ aggiunta di nuovi indirizzi (penso per esempio al liceo sportivo, in origine non previsto) e di nuove materie (p. es. la geografia negli istituti tecnici e professio- nali, per non parlare di tutti gli insegna- menti che andranno ad arricchire l’offer- ta formativa secondo il disegno di legge governativo). Gli orari, che erano stati compressi principalmente per ragioni eco- nomiche (ma anche di concreta sostenibi- lità per gli studenti) stanno ricominciando a lievitare. In realtà, questo genere di interventi dovrebbe dirci quale vuole essere l’ asse culturale della scuola italiana, ma sem- bra che si sfugga alla domanda fonda- mentale, che riguarda il contenuto essen- ziale del curricolo, la sua identità cultu- rale e la sua progettualità educativa. Ci si deve chiedere in funzione di che cosa si vuole progettare e organizzare la scuola: in funzione di un progetto formativo o in fun- zione delle graduatorie da smaltire? Discutere il sistema e gli esami Passiamo ora a vedere come il tema dell’ordinamento possa essere oggetto di confronto all’interno dell’UCIIM e come un’associazione professionale possa dare su di esso il suo contributo. Sull’argomento può sembrare difficile in- tervenire per un’associazione perché l’ordi- namento è considerato una sorta di variabile indipendente decisa altrove e all’interno della quale gli insegnanti – volenti o nolenti – devono inserirsi. Credo però che sia doveroso intervenire sulla struttura del sistema, poi- ché esso costituisce una condizione essenzia- le di lavoro e di efficacia professionale. Tornando al tema della durata , è senz’al- tro diverso per uno studente trovarsi all’in- terno di un ciclo scolastico triennale, qua- driennale o quinquennale. Si sente spesso ripetere che la secondaria di primo grado è l’anello debole della catena scolastica. Uno dei motivi è molto probabilmente anche la sua durata: compresso tra due cicli quin- quennali, un ciclo triennale indubbiamente soffre di crisi di identità. Ma un eventuale intervento andrebbe fatto ripensando l’in-

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