Marzo-Aprile-2015
ORDINAMENTO SCOLASTICO: IL CORAGGIO DI RIPENSARE L’INTERO SISTEMA P arlare di ordinamento scolastico vuol dire esaminare il sistema educativo di istruzione e di formazione uscito dalla legge 53/03 (riforma Moratti) e poi ritocca- to dagli interventi dei ministri successivi. Per descrivere quella che possiamo chiama- re l’architettura del sistema può essere uti- le adottare una chiave di lettura «grafica», cioè costruita su una sorta di due assi carte- siani: uno verticale e uno orizzontale. Lo sviluppo verticale: durata e obbligo In verticale il problema fondamentale è la durata del percorso scolastico. Ne discutia- mo da circa vent’anni e in tutto questo tem- po siamo riusciti a ri- manere sostanzialmen- te al punto di parten- za: il sistema scolasti- co durava 13 anni e ancora oggi dura 13 anni. Si discute della riduzione a 12 anni per allinearsi con gran parte degli altri Paesi (ma non tutti) e sarebbe il caso di appro- fondire seriamente la discussione per trova- re una soluzione organica, coerente e con- divisa che non consista semplicemente nel tagliare un anno ad una struttura che rimar- rebbe comunque immutata. Per mediare tra spinte diverse è stata trovata a suo tempo la parziale soluzione dell’anticipo (entrare qualche mese prima lasciando invariato il sistema), ma si tratta solo di un modo per non affrontare il problema. Alla durata del percorso scolastico è strettamente legata la questione dell’ obbli- go , che è già passato dagli «almeno otto an- ni» della Costituzione (art. 34) agli attuali dieci anni (Legge 296/96 e DM 139/07), ma in realtà dobbiamo fare i conti anche con il diritto-dovere di istruzione e formazione (Legge 53/03 e DLgs 76/05), che ci parla di dodici anni di permanenza nel sistema. Oc- corre capire – tra obbligo e diritto-dovere – quale modello costituisca il punto di riferi- mento, poiché da questa indicazione deriva la comprensione delle finalità e dello svi- luppo del sistema. Dietro questi problemi c’è poi da chiarire il ruolo della scuola dell’infanzia , che costi- tuisce un segmento ancora prescolare ma sempre più integrato nel percorso scolasti- co. Nei documenti ministeriali (per esempio le Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo) si parla sempre più spesso di un curricolo verticale dai 3 ai 14 anni, dando per scontato – di fatto, se non di diritto – che la scuola dell’infanzia sia ormai frequentata dalla quasi totalità dei bam- bini. Nel disegno di legge del governo sulla Buona Scuola leggiamo inoltre la proposta di un nuovo percorso unitario da 0 a 6 anni, che costringerebbe a ripensare di nuovo la natura e l’immagine della scuola dell’infan- zia. Dall’altra parte si tende anche a svilup- pare verso l’alto il percorso di studio con l’idea di un curricolo verticale da 3 a 16 an- ni (cfr. p. es. DM 762/14 e CM 49/14), cioè aperto al primo biennio del secondo ciclo. Il riferimento è chiaramente all’obbligo di istruzione, che implicitamente si trovereb- be a retroagire anche sulla scuola dell’in- fanzia coinvolgendola in un percorso quasi- obbligatorio. Ma allora c’è da chiedersi per- ché non pensare ad un percorso ancora più 29 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2015 Sergio Cicatelli, Consigliere nazionale UCIIM
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