Marzo-Aprile-2015
fettivo più che cognitivo (4). Il «prima la persona», proprio perché possa sprigionare tutto il suo senso, deve misurarsi oggi con l’emergenza affettiva-relazionale. Deve mi- surarsi anche con il senso delle differenze (a partire da quelle sessuali) e dell’origina- lità di ciascuno, in una cultura che, al di là dei processi di omologazione e dei nomi co- muni , presenta anche l’istanza di essere ac- costati col nome proprio . Tutto ciò richiede anche un’apertura sull’orizzonte antropologico e un serio con- fronto con l’attuale sfida antropologica che, come sottolineava già Benedetto XVI, è sot- tesa dalla sfida educativa (5). Ge- sualdo Nosengo - lo si sa - scelse una via più opera- tiva che teoretica, ma il suo impegno fu animato da una consapevole visio- ne dell’uomo, ma- turata all’interno del dibattito an- tropologico del suo tempo. Il suo impegno educati- vo e l’esercizio stesso di guida dell’UCIIM si situano dentro un orizzonte filosofico e teologico segnato dal personalismo che a quel tempo si andava affermando in ambito cattolico (6). In tal modo il suo impegno, proprio perché fonda- to su un orizzonte culturale e antropologico che sapeva raccogliere le sfide del tempo, aveva il sapore di un impegno profetico, di futuro. Oggi, proprio per essere fedeli al No- sengo, per essere nel suo spirito, bisogna abitare gli orizzonti emergenti di pensiero. Si fa strada, sia in ambito filosofico che teo- logico, un movimento di pensiero che, senza opporsi al personalismo, ne propone anche un ripensamento, adoperandosi per una comprensione dell’identità umana in termini di alterità, di creaturalità, di legame, di do- no o di riceversi in dono, di esodo o di uscita (7). Lo stesso invito ad uscire che ci sta fa- cendo Papa Francesco va letto non soltanto in ottica pastorale, cioè come invito alla Chiesa ad essere più aperta, ma anche, e prima di tutto, in ottica antropologica: si è se stessi uscendo da sé, altrimenti ci si am- mala; l’identità è nel segno dell’uscire, non dello stare fermi. È importante che l’educazione at- tuale e che il cammino stesso dell’UCIIM assu- mano un respiro e uno spessore all’altezza dei cambiamenti an- tropologici in at- to e che si nutra- no di una antro- pologia cristiana- mente ispirata (che, per alcuni aspetti, è in corso di elaborazione). Questo implica, tra l’altro, un’apertura, non di cir- costanza ma profonda e dialogante, con il cammino attuale della Chiesa, ad es. col movimento di idee che ruota attorno al Con- vegno ecclesiale di Firenze sul tema In Gesù Cristo il nuovo umanesimo e coi tanti temi che l’attuale Pontefice ci sta proponendo. Di fronte al nuovo che avanza non possiamo rimanere chiusi nell’orgoglio per la nostra tradizione. Serve un decentramento. (continua nel prossimo numero) 15 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2015 (4) Senza evidentemente escludere il cognitivo. Il problema è di fondamento, di terreno su cui situare le proposte e il dialogo, tenendo conto di tutti gli elementi che entrano in gioco in una proposta educativa. Tra gli autori più sensibili a questa problematica, si possono indicare R ECALCATI M., L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento , Einaudi, Torino, 2014 e A NDREOLI V., L’educazione (im)possibile , Rizzoli, Milano, 2014. (5) Si veda ad es. Lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione , 21 gennaio 2008. (6) V. R IGOBELLO A., Al centro l’uomo. Il personalismo di Gesualdo Nosengo , in C AVALLOTTO G., a cura di, Prima la persona. Gesualdo Nosengo: una vita al servizio dell’educazione , pref. di A. S ODANO , Urbaniana University Press, Città del Vaticano, 2000, 83-96. (7) Mi permetto di rinviare al mio libro Il dono e l’altro. In dialogo con Derrida, Lévinas e Marion , LAS, Roma, 2005.
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