Marzo-Aprile-2014

7 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2014 cano in danno degli alunni, fermo restando il diritto della famiglia di vigilare sulla for- mazione impartita e ribadito, nello stesso tempo, il dovere della famiglia di offrire al- la scuola la propria collaborazione perché gli itinerari educativi trovino sbocchi esi- stenziali nel quotidiano, relazionale e deci- sionale, che la famiglia è chiamata a gesti- re. Dunque, famiglia e scuola sono tenute a realizzare una trama di intenti e di rappor- ti, finalizzati a creare convergenza organica nei riguardi delle attese e dei bisogni del- l’alunno. In quest’ottica la scuola ha il «compito nativo di comunità educante, dove l’infor- mazione diventa cultura e la cultura servi- zio della persona e promozione di valori umani, civili e spirituali» (2). In particolare, la comunità educante è chiamata a «soste- nere la fatica della ricerca e l’acquisizione del senso critico, aprendo l’orizzonte del sapere a tutta l’esperienza umana, compre- se le esigenze interiori e spirituali dell’uo- mo, particolarmente vive nel mondo dei giovani» ( ibidem ). In questo orizzonte due priorità illumi- nanti sono la centralità della persona, nella ricchezza di valori e di relazioni che la con- notano, e la centralità dell’educazione co- me percorso umanizzante che mette cia- scun individuo in condizione di diventare, appunto, persona. La centralità della perso- na esige un riallineamento organizzativo che lasci emergere la strumentalità secon- daria di ogni elemento di carattere struttu- rale, come ad esempio programmi e criteri organizzativi. Difatti, se prima di tutto vie- ne la persona, tutto il resto ha un ruolo su- bordinato e tale gerarchia di priorità non può essere mai messa in discussione. La contestuale centralità dell’educazione co- me percorso umanizzante implica la ricerca di un progetto organico e graduale, logico e coerente, nel quale gli obiettivi e gli stru- menti per conseguirli siano strutturati in modo da risultare accessibili quanto alla percorribilità e possibili quanto al risultato. A partire da questi due fuochi di centrali- tà, appare del tutto congruo considerare le esigenze interiori e spirituali come aspetti qualificanti e inderogabili degli itinerari pe- dagogici; di conseguenza, è del tutto illogi- co pensare un sistema educativo che esclu- da l’orizzonte religioso dall’offerta formati- va. Questo elemento, in ogni caso, non può essere ritenuto un supporto aggiuntivo e op- zionale che potrebbe violare la concezione e l’impostazione «laica», nel senso di acon- fessionale, della scuola e dell’ordinamento civile. Religione e laicità, infatti, non si eli- dono a vicenda perché non sono valori al- ternativi, almeno in una visione corretta delle cose; anche se il loro rapporto può es- sere, talora, dialettico o prevaricante. Si innesta in questo quadro tutta la pro- blematica dell’insegnamento della religione nella scuola, nella duplice accezione di in- segnamento della religione cattolica e an- che di insegnamento di altre religioni, se- condo quanto può essere richiesto da fami- glie a ciò interessate. Il diritto alla libertà religiosa, infatti, non appartiene alla sfera della facoltatività, ma rientra tra i diritti fondamentali della persona, il cui riconosci- mento non può essere demandato alla sola enunciazione astratta, ma richiede concreti strumenti attuativi che lo portino a effetti- vo conseguimento. Dalle considerazioni generali fin qui esposte, derivano alcune prospettive di in- dirizzo che desidero sinteticamente deli- neare. • Anzitutto, ritengo opportuno rilevare che, alla luce della centralità della persona e dell’educazione, occorre mettere in conto una certa flessibilità e una volontà di adat- tamento che rispettino il continuo divenire delle persone e dei contesti nei quali esse si trovano a vivere e a relazionarsi. Certamen- te, la scuola in Italia negli ultimi decenni, S p i r i t u a l i t à (2) C ONFERENZA E PISCOPALE I TALIANA , Insegnare religione cattolica oggi . Nota pastorale, 19 maggio 1991, n. 5, in «No- tiziario della Conferenza Episcopale Italiana» 1991, p. 79.

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=