Marzo-Aprile-2014

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2014 40 PISA dimostra anche l’importanza, in Francia, dell’influenza delle caratteristiche dell’ambiente familiare sul rendimento. Il rapporto tra il rendimento degli alunni ed il loro ambiente sociale aumenta in maniera significativa e questa evoluzione avviene principalmente con il calo dei risultati degli alunni più deboli: dunque una mancanza di equità per la nostra scuola. In compenso, nel sistema francese, la scolarizzazione precoce nella scuola mater- na è positiva. Questo sguardo sui risultati quantitativi delle valutazioni PISA, come ci hanno inse- gnato le valutazioni nazionali, potrebbe es- sere completato da un’osservazione peda- gogica più precisa. Ma non bisogna dimenti- care che PISA mobilita soltanto un campione di alunni francesi, non necessariamente del- la stessa classe, in un contesto sempre un po’ polemico di fronte a questa operazione OCDE. È difficile, a queste condizioni, far lavorare gli esperti di pedagogia su questo strumento. Né la valutazione PIRLS, che è organizzata dall’IEA (Associazione Internaziona- le per la Valutazione delle competenze scolastiche) ed è meno dipendente dalle pressioni politiche (sotto il patrocinio dell’UNESCO), è più conosciuta e più utiliz- zata dai pedagogisti ! Cosa sa dirci questa valutazione delle competenze relative alla lettura, degli alunni di 9 anni delle 277 classi fran- cesi di CM1 interessate? Vengono considerati quattro livelli di competenze nella lettura, in due tipi di si- tuazioni di lettura, letteraria o informativa. Queste prove mostrano poche differenze in rapporto a ciò che accade in classe, ma i risultati rivelano malgrado tutto delle re- gressioni e delle carenze relativamente al- la Francia, che si pone al disotto della me- dia europea. Le prestazioni sono in calo rispetto alle due precedenti valutazioni PIRLS (2001 e 2006), particolarmente per la comprensione dei testi informativi e per le competenze più complesse. Le diseguaglianze di presta- zioni tra gli alunni rimangono notevoli. Gli alunni francesi sono inoltre rappresentati nel quadro europeo degli studenti, come gli alunni più deboli (32% contro il 25%). Infine, rimane, per gli alunni francesi, un problema ricorrente in materia di stima di sé: sono sempre i più numerosi nell’astenersi dal ri- spondere, quando le risposte devono essere scritte e sono anche i più numerosi a non terminare le prove. L’ultima legge di orientamento per la scuola, introdotta dal precedente ministro dell’Educazione Nazionale Vincent Peillon, permetterà alla Francia di porre attenzione a questi segni d’allarme, di far accettare alla comunità scolastica la diagnosi e le cor- rezioni necessarie? La valutazione degli insegnanti Tradizionalmente, in Francia, la valutazione detta «pedagogica» degli inse- gnanti è affidata agli ispet- tori che la assicurano con una visita puntuale e perio- dica in classe. Un’ora o due di osservazione del lavoro individuale in classe, seguito da un colloquio per valutare almeno ogni tre anni, o ogni 7 o 8 anni, ogni insegnante. Alla scuola media e al liceo, questa valutazione centrata sulla disciplina è completata da una nota amministrativa proposta annualmente dal capo d’istituto dopo un colloquio. Queste pratiche, considerate spesso co- me «infantilizzanti», hanno bisogno di esse- re rinnovate. Tra le altre, sono state prese in considerazione due direzioni: Ispezioni collettive, osservazione degli insegnanti di una stessa scuola, di uno stes- so livello, associati ad un progetto comune, eventualmente completate da un’ispezione individuale. Questo sistema permette di co- niugare la conduzione dei meccanismi con la gestione del personale. Pratiche manageriali provenienti dal

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