Marzo-Aprile-2014

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2014 22 • La valutazione formativa , spiega le modalità della crescita, dello sviluppo e della maturazione personale; dà evidenza alle competenze acquisite e valide sul piano privato-personale (tenersi puliti, controllar- si, gestire il tempo, riposarsi e recuperare, soddisfare il bisogno di gioco e conoscenza, interagire con gli altri, ecc.). • La valutazione certificativa, dà evi- denza alle competenze acquisite che han- no una «spendibilità anche sociale» . In questo sta il fondamento del titolo di studio con valore legale (erga omnes) che ricono- sce alla persona la capacità di dare servizio in sicurezza e secondo il bisogno dei cittadi- ni. Il titolo di studio esprime il raggiungi- mento di standard, pur graduati, ma esplici- ti e soggetti a dimostrazione (prove d’esa- me). È comprensibile come su tale argo- mento incida moltissimo il livello di gravità delle diminuzioni funzionali. La Riforma del 2003 aggiunge, scuola per scuola (fasi all’in- terno del ciclo), il raggiungimento di « livelli essenziali di prestazione », cioè standard, sui quali impostare la garanzia dei titoli di studio. La valutazione (sia di verifica che di va- lutazione propriamente detta) deve rispet- tare tali principi per il criterio di parità di fronte alla legge. La prima tentazione è quella di dire che il diversamente abile è «meno» del cosiddetto normale o regolare ; non è così . La persona diversamente abile è un diverso tra diversi, anche se talora esaspera le condizioni della diversità stessa. La seconda tentazione consiste nell’affer- mare, all’opposto, che il disabile è «ugua- le» agli altri, negando in tal modo il princi- pio della diversità che governa il mondo della vita e le dà significato. Le persone non sono numeri da sommare o dividere; c’è in esse un mistero più alto e comples- so da scoprire e rispettare. Il problema della valutazione non può es- sere affrontato solo da prospettive, pur ri- spettabili, di emozionalità e di sentimento positivo (tenerezza, solidarietà, ecc.); è necessario un ragionamento positivo: «Qual è il migliore interesse della persona inserita in un contesto sociale? Le sarà ri- chiesto di fare cose per lei impossibili? Si fingerà che abbia raggiunto traguardi che, poi, la vita negherà?». Facciamo un esem- pio. Andare in triciclo per i vialetti di casa propria è facoltà di ogni bambino ma rima- ne nell’ambito privato; guidare un’automo- bile per la via pubblica esige un permesso, la patente di guida, cioè un riconoscimento formale a garanzia della sicurezza anche al- trui. Nella prima ipotesi leggiamo la «valu- tazione formativa», nella seconda la «va- lutazione certificativa». Ancora una volta, e in modo inequivoca- bile, l’educazione vuole la verità, cui cia- scuno ha diritto. In tale rispetto della verità cercheremo di essere di aiuto ai più sfortu- nati senza immettere ingiustificati sensi di colpa. Nella condizione di handicap non c’è merito né demerito; è un dato di fatto da affrontare positivamente, con l’aiuto di Dio e delle persone di buona volontà. Nel caso in cui la programmazione perso- nalizzata contempli «obiettivi didattici e formativi non riconducibili ai programmi mi- nisteriali», l’alunno può essere ammesso al- la classe successiva con l’attribuzione di «voti o giudizi» relativi solo al suo P.E.P (piano educativo personalizzato). Nella pre- visione che un disabile non raggiunga lo standard minimo, cioè che la certificazione delle competenze raggiunte sia seriamen- te deficitaria, per accedere e superare l’esame di Licenza media, il consiglio di classe può «sostituire l’esame concedendo un «credito formativo» che permette il pas- saggio al ciclo superiore per il completa- mento del diritto alla formazione. A seguito dell’Autonomia scolastica, mol- te Istituzioni hanno elaborato in proprio «modelli» di «Certificazione delle compe- tenze» non sempre «comparabili»; ciò ha prodotto qualche disorientamento anche in considerazione che tale certificazione assu- me valore formativo e giuridico e si deve tener conto dei trasferimenti di alunni da territorio a territorio, rendendo il contenu- to esplicito per chi li riceve. Il nostro Paese fortunatamente è ancora uno. Il valore legale dei titoli di studio È nozione comune che i titoli di studio, rilasciati dagli enti statali o equipollenti, hanno valore legale e si contrappongono a

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