Marzo-Aprile-2014
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2014 18 VALUTAZIONE, STANDARD E CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE Franco Martignon, Ispettore MIUR in quiescenza Premessa Non è difficile cogliere la confusione che le argomentazioni e le decisioni ministeriali producono per quanto riguarda il significato di termini come conoscenza, abilità, com- petenza. La conoscenza è figlia della percezio- ne, da esperienza o da studio, e rappre- senta la prima forma d’incontro tra la re- altà e la mente umana. I suoi passaggi (percezione, rappresentazione, simbolizza- zione, immaginazione, concettualizzazio- ne, transfert e metacognizione) sono spes- so oggetto di traslazioni di significato dav- vero inaccettabili. L’ abilità è l’effetto che la conoscenza produce dopo l’introiezione così come il ci- bo, una volta assunto e digerito, si trasfor- ma negli elementi biopsichici della nostra vita. L’abilità è un dato della persona, non ancora collocato ma capace di produrre la prestazione ( performance ). La competenza è un’abilità collocata, posta in situazione, inserita in un contesto non occasionale. Più prestazioni, in diversi contesti, confermano la competenza. Ci so- no competenze disciplinari , di facile ge- stione, e competenze comportamentali , di più difficile gestione a causa della loro deli- catezza, perché toccano o secano l’ambito di tutela della persona. Si pongono a questo punto evidenti pre- occupazioni di natura pedagogica ed anche giuridica. La valutazione (verifica dell’apprendi- mento e profilo della formazione) e la cer- tificazione (evidenza dimostrabile o dimo- strata delle competenze socialmente rile- vanti) non possono essere effettuate (sono quindi giuridicamente e pedagogicamente deboli) se mancano precisazioni di quantità e di qualità; comunque si ponga il proble- ma, si finisce contro il muro di stabilizzazio- ne detto degli standard. Lo standard è un livello, un punteggio, un criterio per valutare la prestazione; che questa sia accettabile o meno, per espri- mere un giudizio di livello, è necessario definire la soglia di accettabilità o di esclusione . Sono previsti standard generali? Non pro- prio. Un malinteso senso dell’autonomia delle scuole, che mal si concilia con il prin- cipio della certificazione generale, ha por- tato il Ministero a prevedere «standard di classe» ma ci si chiede se ciò sia corretto. Ad esempio: come possono essere conside- rate le prove Invalsi, come indicazione di standard impliciti? Ma ci sono altre perples- sità. La personalizzazione didattica non può essere intesa come «assenza di approdi certi e chiaramente dichiarati» perché si sostanzia in percorsi e in tempi, che vanno correlati ai livelli di standard (1). È allora necessario mettersi sulla strada della ricer- ca e della sperimentazione: provare a defi- nire standard, regolati secondo livelli, con esplicitata la soglia di accettabilità o di esclusione. Si è detto della Verifica dell’ap- prendimento, della Valutazione formativa e di quella certificativa ; sarà coerente operare nella distinzione di tali funzioni. In passato numerose scuole hanno definito ed utilizzato dei «criteri» per la verifica del- l’apprendimento disciplinare; se essi fosse- ro resi scalari, cioè se ogni criterio, come una rampa, fosse definito da alcuni «gradi- ni », il discorso comincerebbe a prendere corpo. Proviamo, attenendoci ad un sistema (1) F. C ICARDI , Il portfolio tra corsi e ricorsi , L’educatore n. 12/05
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=