Marzo-Aprile-2014

particolarmente insensata e inutile. In origi- ne, come si è visto, essa è stata sollecitata per favorire la transizione verso il mondo del lavoro o la mobilità al suo interno. Anche la certificazione prevista più recentemente alla fine dell’obbligo di istruzione è motivata dai «passaggi a percorsi di diverso ordine, indiriz- zo e tipologia nonché per il riconoscimento dei crediti formativi, anche come strumento per facilitare la permanenza, nei percorsi di istruzione» (DM 139/07, art. 4). Quando l’età degli alunni e il percorso perfettamente identico che tutti compiono nel primo ciclo non offrono occasioni di mo- bilità o di acquisizione di crediti formativi extrascolastici, non si comprende perché si debba procedere alla certificazione di com- petenze che potranno essere spese sempre all’interno del medesimo percorso di istru- zione e che sono comunque facilmente identificabili sulla base delle normali valu- tazioni scolastiche, possibilmente integrate e sostenute da specifici interventi di orien- tamento. Infine, come tutte le certificazioni, an- che quelle relative alle competenze hanno una scadenza, generalmente piuttosto rav- vicinata. Come quella rilasciata a conclusio- ne dell’obbligo di istruzione ha senso su ri- chiesta degli interessati, perché a distanza di due o tre anni risulterebbe solo una testi- monianza storica del livello di competenza raggiunto in un certo momento e successi- vamente superato (da nuove e migliori com- petenze nel frattempo maturate o dal natu- rale decadimento di competenze non più praticate), così una certificazione rilasciata nel corso del primo ciclo potrebbe servire solo nei momenti di passaggio. Ma nel pas- saggio dalla primaria alla secondaria di pri- mo grado non si vede la necessità di questo accompagnamento, poiché il percorso è ob- bligato, mentre nell’uscita dal primo ciclo il rischio potrebbe essere quello di ridurre tutta la complessità dell’orientamento a un atto burocratico risolvibile in una classifica fatta di pochi parametri. Una certificazione che non serve Torniamo così al nodo fondamentale co- stituito dalla natura della certificazione. Come esempio di riferimento abbiamo fino- ra a disposizione solo il modello predispo- sto dal Ministero per la fine dell’obbligo (DM 9/10), nel quale vediamo che la com- petenza è certificata – su tre soli livelli di merito – distintamente per sei ambiti piut- tosto vasti: i quattro assi culturali (dei lin- guaggi, matematico, scientifico-tecnologi- co, storico sociale), con la scomposizione di quello linguistico tra i linguaggi verbali (italiano e lingua straniera) e quelli non verbali. Una certificazione così generica non aiuta minimamente lo studente nei suoi eventuali spostamenti da un percorso scolastico-formativo all’altro né aiuta gli insegnanti ad accoglierlo nel nuovo indiriz- zo di studi: la pagella è più che sufficiente e certamente molto più dettagliata, dato che esprime giudizi più analitici in almeno una decina di discipline e utilizzando una scala decimale di voti più ampia e (teorica- mente) precisa. Senza neanche toccare il tasto delicato della inesistente terzietà della scuola certi- ficatrice, ad impedire il successo dell’ope- razione è la genericità della certificazione, che dice molto meno di quanto dicano le normali valutazioni scolastiche e che può essere di qualche utilità solo nel caso di competenze acquisite fuori dalla scuola, le quali potrebbero comunque esser fatte va- lere anche solo con un attestato di frequen- za delle rispettive attività o con la dimo- strazione dei risultati raggiunti. In entrambi i casi il nodo è quello della credibilità del soggetto certificatore, che deve poter van- tare a sua volta una competenza riconosciu- ta nel settore, cosa che la scuola non sem- pre può fare. In conclusione, ci sembra che sulla certi- ficazione delle competenze si stia giocando una partita inutilmente faticosa e farragino- sa. Le scuole devono indubbiamente rinno- vare la loro didattica (e molte lo hanno già fatto da tempo), ma se si pretende di otte- nere questo risultato imponendo un adempi- mento supplementare, che rischia di essere visto come un fastidioso balzello, l’attenzio- ne sarà rivolta al solo adempimento e non al contenuto positivo che si vorrebbe veicola- re. Con il risultato di aver perso l’ennesima occasione per riqualificare la scuola. 14 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2014

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