Marzo-Aprile-2014

13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2014 valutazione (comma 1); prefigurava quello che sarebbe poi divenuto il sistema nazio- nale di valutazione fissandone le finalità promozionali nel sostegno alle scuole «per l’efficace raggiungimento degli obiettivi» (comma 2); stabiliva che il Ministero predi- sponesse «nuovi modelli per le certificazio- ni, le quali indicano le conoscenze, le com- petenze, le capacità acquisite e i crediti formativi riconoscibili» (comma 3). A quest’ultimo adempimento il Ministero non ha ancora dato seguito, lasciando le scuole nella più totale incertezza sulla mo- dulistica da adottare e sui criteri di certifi- cazione. Fatta eccezione per la certificazio- ne allegata all’esame finale del secondo ci- clo e a quella prevista per il compimento dell’obbligo di istruzione, non esistono altri modelli ministeriali di certificazione, per cui il settore è stato lasciato senza direttive proprio in un campo in cui l’uniformità del linguaggio è requisito indispensabile per da- re senso alle certificazioni. Ma non è detto che quindici anni di inadempienza ministe- riale siano stati un danno. Una evoluzione significativa Da allora, infatti, soprattutto il concetto di competenza si è sensibilmente evoluto ed è lecito pensare che il legislatore parlas- se all’epoca di un oggetto più facilmente certificabile di quello che oggi è la compe- tenza. Abbiamo visto che il testo parla, nel- l’ordine, di conoscenze, competenze e ca- pacità (la scuola delle tre C lanciata da Ber- linguer), adottando un lessico che proprio negli anni immediatamente successivi si è notevolmente modificato. Nel 1998 il regolamento degli esami di stato conclusivi dei corsi di istruzione se- condaria superiore (Dpr 323/98) parlava di competenze come «possesso di abilità, an- che di carattere applicativo» (art. 1, c. 3) e nel 2001 il documento predisposto dal mini- stro De Mauro per l’attuazione del curricolo nella scuola di base parlava ancora di com- petenze come della «capacità di utilizzare le conoscenze acquisite dalla persona che sta apprendendo». In quegli anni, insomma, con il concetto di competenza si andava a definire ciò che oggi siamo più disposti a chiamare abilità, lasciando invece al meno determinato costrutto della capacità il ruo- lo oggi ricoperto dalla competenza. Solo nel corso dei primi anni Duemila sarebbero arri- vate dagli organismi internazionali (princi- palmente l’OCSE e il Parlamento europeo) le definizioni ufficiali e aggiornate di cono- scenza, abilità e competenza (in questa nuova e diversa successione), che oggi sono condivise anche in Italia. Nel frattempo è intervenuta anche la de- cisiva distinzione tra competenze e compe- tenze chiave, le prime ancora suscettibili di certificazione in quanto legate a discipline, aree o assi culturali, le seconde non certifi- cabili in quanto riferite a sfere della vita personale difficilmente riconducibili ad una classificazione di merito. Non è un caso, perciò, che le ultime Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo parlano con un certo pudore della certificazione delle competenze, at- tribuendole una finalità formativa di soste- gno e orientamento verso il secondo ciclo che è del tutto estranea allo strumento cer- tificativo e che comunque si deve compiere «solo a seguito di una regolare osservazio- ne, documentazione e valutazione delle competenze», utilizzando cioè la certifica- zione come occasione per reimpostare, a ri- troso, tutto il processo didattico secondo la rinnovata logica delle competenze. Certificare oggi le competenze in osse- quio a una disposizione di legge che aveva immaginato questa certificazione rivolta ad un oggetto in buona parte diverso da quello attuale significa muoversi secondo una logica esclusivamente burocratica, in base alla qua- le un’operazione va fatta solo perché un tempo è stato deciso così, senza chiedersi se con il passare degli anni e con il mutare degli scenari quell’operazione abbia ancora senso o sia effettivamente necessaria. Il ritardo con cui il Ministero si è mosso finora potreb- be quindi essere provvidenziale per consenti- re al legislatore di ripensare l’utilità di una diffusa certificazione delle competenze. La certificazione nel primo ciclo Soprattutto nel primo ciclo di istruzione la certificazione delle competenze appare oggi

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