Marzo-Aprile-2014
11 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2014 zietà del certificatore. Per fornire buone certificazioni sono sorte apposite agenzie o soggetti preesistenti si sono attrezzati per offrire un servizio nuovo rispetto a quelli originari, cercando di separare sempre chi cura la formazione da chi certifica le com- petenze che essa produce. Le prove devono essere severe e riferite ogni volta ad una competenza particolare, identificata con precisione sulla base di un repertorio gene- rale che consenta di comparare rilevazioni (e certificazioni) effettuate da soggetti di- versi. Sotto questo profilo la scuola si trova decisamente in difficoltà: quanto a credibi- lità non può vantarla in prima approssima- zione, perché sta cercando di riconquistare la fiducia del pubblico proprio attraverso queste nuove procedure di certificazione; quanto a terzietà, è evidente che valutato- re e valutato vengono a coincidere se è la stessa scuola, cioè gli stessi insegnanti, che prima insegna e poi certifica l’efficacia del proprio insegnamento. Dalla certificazione alle competenze Probabilmente si sono volute bruciare le tappe, ritenendo che la scuola potesse esse- re risanata con la semplice attribuzione del nuovo compito certificativo: anziché cercare di migliorare la cultura valutativa dei docen- ti, si è data per persa la battaglia docimolo- gica e si è spostato il confronto su un altro terreno, con la speranza che il valore della certificazione potesse riqualificare la scuola (e magari trasferire qualche buon risultato anche sulla valutazione tradizionale). A testimonianza di questo processo si può pensare all’istituzione del Sistema naziona- le di certificazione delle competenze (DLgs 16-1-2013, n. 13), che intende sottoporre a certificazione (cioè a un atto formale) an- che le competenze acquisite mediante ap- prendimento informale o non formale, attri- buendo anche alle istituzioni scolastiche la capacità di compiere questo atto. Dietro l’operazione c’è il problema plurimillenario della separazione tra scuola e vita, al quale si è cercato di dare risposta aprendo sì la scuola alla vita (cioè agli apprendimenti in- formali e non formali), ma sottoponendo comunque anche ciò che si apprende fuori dalla scuola ad una verifica scolastica, cioè assorbendo l’informale e i\l non formale nel formale e quindi lasciando intendere che debba contare solo ciò che è formalizzato, ovvero certificato da un ente accreditato. Se anziché concentrarsi tanto sulla forma della certificazione si dedicasse almeno al- trettanta attenzione all’oggetto della certi- ficazione, cioè le competenze, si otterreb- bero risultati senz’altro migliori, perché si andrebbe ad agire sulla prassi scolastica ve- ra e propria più che su quello che dovrebbe essere solo il suo aspetto terminale. La vera novità degli ultimi anni è infatti l’apparizione della competenza come og- getto del processo di insegnamento/appren- dimento, con la sua conseguente comparsa nelle indicazioni ministeriali che devono guidare tale processo. Non è facile dire subito che cosa è la competenza, ma dovrebbe essere almeno possibile dire ciò che essa non è: non è co- noscenza, non è nozione, non è ripetizione, non è quantità, non è oggettività. Se su queste affermazioni negative si può rag- giungere un accordo, allora ci si può comin- ciare ad avvicinare in positivo al concetto di competenza, che sarà qualcosa di ulteriore rispetto alle conoscenze, una loro rielabora- zione o applicazione, quindi qualcosa di ori- ginale e creativo, condizionato dal contesto in cui la competenza viene ad esercitarsi, e perciò qualcosa di appartenente più al ver- sante soggettivo della persona che a quello oggettivo delle cose (1). Dalla certificazione alla valutazione Avere concentrato subito l’attenzione sulla certificazione ha prodotto due risul- tati negativi: da un lato ci si è fermati agli aspetti formali dell’innovazione, suscitan- do una reazione di carattere burocratico in coloro che sono chiamati a darle attuazio- ne (ottenere il massimo con il minimo sfor- zo); dall’altro si è ingenerato l’equivoco (1) Per un approfondimento sulla genesi e la natura del concetto di competenza mi permetto di rinviare a S. C I - CATELL i, La scuola delle competenze , Il Capitello, Torino 2011.
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