Marzo-Aprile-2014
9 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2014 di Publio Terenzio Afro: Homo sum, humani nihil a me alienum puto («sono un uomo, non ritengo a me estraneo nulla di ciò che è umano»), potremmo dire: sono cittadino del Mediterraneo, niente mi è estraneo di quel- lo che in esso accade. Questo riferimento non vuole avere nulla di aristocraticamente letterario, ma deve ricondurci alla nostra identità, radicata e portatrice di un umane- simo ( humanus, humanitas ) che ha sicura- mente i tratti caratteristici di una civiltà compiuta e attuale. L’umanesimo mediter- raneo custodisce e tramanda, infatti, valori quali l’accoglienza, la solidarietà, il dialo- go, la condivisione che lo rendono amico dell’uomo e, perciò, portatore di una do- manda-risposta di libertà, capace di com- porre le diversità, esaltandole come risorsa. E questa, oggi, costituisce sicuramen- te la prospettiva e l’impegno verso i quali dobbiamo tendere. Scrive Papa Francesco: «La diversi- tà è bella quando accetta di entrare costantemente in un processo di ricon- ciliazione, fino a sigillare una specie di patto culturale che faccia emergere una “diversità riconciliata”» (5). Ri- tengo si tratti di una prospettiva che guarda avanti con coraggio profetico e che disegna orizzonti di grande spe- ranza proprio perché cerca di darsi ra- gione e di offrire indicazioni concrete e possibili in un una realtà globalizza- ta che avvolge e coinvolge tutti e che si chiama pluralismo, nelle sue diverse acce- zioni. È interessante, seppure riferita diretta- mente ad altre problematiche, una annota- zione in proposito del Card. Walter Kasper che in questa sede può avere una applica- zione almeno analogica. «… il tentativo del postmoderno in generale, e in particolare quello della teoria pluralistica della religio- ne, di fornire una risposta di tipo filosofico- teologico all’esperienza odierna della plura- lità, dovrebbe essere preso sul serio. Si tratta infatti di trovare una via di mezzo tra il fondamentalismo, da un lato, e il relativi- smo e il qualunquismo, dall’altro» (6). E la ricerca di questa via di mezzo, equilibrata e saggia, solo nella scuola può trovare un la- boratorio capace di sperimentarla e di teo- rizzarla. Ce lo confermano i comportamenti che in essa si realizzano e che preludono a nuovi modelli relazionali, capaci di indicare «vie che conducano a incoraggiare la creati- vità, la capacità espressiva e relazionale, la consapevolezza critica di ciò che è stato fatto (l’esperienza) e di ciò che può essere fatto di nuovo (la ricerca); in una parola di individuare un «percorso verso l’autentica- mente umano » (7). In questa prospettiva sistemica, la comu- nità ecclesiale ha un proprio originale ap- porto da dare attraverso la sua competenza educativa e, soprattutto, offrendo il patri- monio di valori e di esempi che hanno ca- ratterizzato la sua storia e la storia dei suoi testimoni. È questa la sfida impegnativa e decisiva, ma nello stesso tempo esaltante, che ci attende. S p i r i t u a l i t à (5) P APA F RANCESCO , Evangelii gaudium , esortazione apostolica del 24 novembre 2013, n. 230. (6) W ALTER K ASPER , Ma il postmoderno ha un’anima cristiana? , in «Vita e Pensiero», n. 5, settembre-ottobre 2013, p. 95. (7) S EGRETERIA G ENERALE DELLA CEI, La Chiesa per la scuola , Edizioni Dehoniane, Bologna, 2013, p. 30.
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