Marzo-Aprile-2013

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2013 18 L’UNESCO E LA LINGUAMATERNA COME PATRIMONIO MONDIALE Darja Leskovar, Ordinaria di Letteratura inglese - Università di Maribor L a mobilità delle persone e l’espansione dell’uso dell’inglese come lingua di co- municazione, sono i segni più evidenti della globalizzazione nel mondo dell’inse- gnamento. I contatti internazionali hanno creato la necessità urgente della conoscenza delle lingue straniere mentre, parallelamente, sembra che si stia scoprendo il ruolo fonda- mentale della lingua materna soprattutto in certi settori, per esempio in quello del- l’educazione. L’aumento della mobilità de- gli studenti e del corpo insegnante in Euro- pa, ha determinato un incremento nell’uso dell’Inglese sia come lingua di studio e di formazione, che come lingua di sommini- strazione delle lezioni; così l’importanza della lingua materna in certi settori del campo dell’educazione sembra diminuire, tanto da generare perfino il dilemma della priorità tra lin- gua materna e lingua inglese. Le risposte fornite da al- cune autorità nazionali sono varie (Cornille, Lambert, Swig- gers, 2011), anche se gli esperti sono concordi sul fatto che ogni lingua dovreb- be fruire delle circostanze fa- vorevoli per uno sviluppo a tutti i livelli, in- cluso l’insegnamento universitario, la ricer- ca, la tecnologia, le scienze e l’arte. La competizione internazionale, che ri- chiede l’impiego di «lingue internazionali» anche nel campo dell’istruzione e della for- mazione, ha comunque provocato, fra l’al- tro, la riflessione sull’importanza dell’uso della lingua materna. In Slovenia, la ricerca ha confermato che la lingua materna, il veicolo più naturale e più efficace della cultura nazionale, rischia oggi di non essere sempre utilizzata nel- l’ambito universitario, pur essendo quella che può corrispondere meglio alle richieste della società che essa verbalizza, perché ogni lingua vede il mondo in maniera un po’ differente. Questa «visione» specifica, deri- vata dal concetto di «cultura» intesa come espressione di una maniera di vivere in un certo ambiente, è un aspetto prezioso del- l’intera cultura globale. La lingua materna è il frutto della memoria collettiva, delle aspirazioni di ogni comunità etnolinguistica e il riflesso dell’ambiente; perciò la lingua di tutti i giorni e la lingua poetica di ogni nazione presentano, inevitabilmente, im- magini uniche legate alla storia, alla tradi- zione e ai luoghi. In Francese, come in Italiano, per esem- pio, si usa l’espressione «filarsela all’ingle- se» ma, per indicare lo stesso comporta- mento, gli Sloveni dicono «filarsela alla francese»: differenza del tutto spiegabile con il diverso contesto socio-storico dei due paesi. Allo stesso modo, è noto come le immagi- ni poetiche dei paesi di mare siano spesso le- gate al mare, mentre le lingue continentali formulano suggestioni simili facendo riferi- mento ad elementi del paesaggio montuoso. Immagini importanti delle condizioni di vita sono spesso contenute nel linguaggio condensato dei proverbi, espressione della «saggezza» di popoli diversi dei quali evi- denziano talvolta affinità sottovalutate dal- la scienza dei sapienti. Così le caratteristi- che dell’italiano «Marzo pazzerello», nella vicina Slovenia si spostano appena e vengo-

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