Marzo-Aprile-2012
don Carlo Nanni s.d.b., Rettore Università Pontificia Salesiana - Consulente ecclesiastico centrale UCIIM S p i r i t u a l i t à «EDUCARE ALLA VITA BUONA SECONDO IL VANGELO»: COSA SI PUÒ FARE A SCUOLA C ari Soci, come sapete, i Vescovi Italiani hanno prospettato come «Orientamenti Pastorali» di tutta la chiesa italiana, per il decennio 2010-2020, l’ Educazione alla vita buo- na secondo il Vangelo . Vi ho presentato il documento nel numero 9- 10 del 2010, p. 180-182. Ora vorrei provare a in- dicare cosa sia possibile fare in proposito a scuola e nei centri di formazione professionale (d’ora in poi CFP). Il mistero dell’educazione Nel testo degli «Orientamenti pastorali» (d’ora in poi OP) se ne parla ai nn. 46-48. Al n. 15 dello stesso documento si afferma che «La proposta educativa della comunità cristiana [ha come] obiettivo fondamentale […] promuove- re lo sviluppo della persona nella sua totalità», contribuendo in pari tempo alla crescita del cor- po sociale e al perseguimento del bene comune «con cristiana responsabilità». E prima ancora, al n. 8, dichiara che «un’autentica educazione deve essere in grado di parlare al bisogno di significato e di felicità delle persone» (n. 8). La specificazione che si ha nel titolo: educare alla vita buona « del Vangelo », riporta il tutto a un livello «teologale»: l’educazione diventa un modo concreto di vivere l’essere «figli nel Figlio» e di realizzare in pienezza la comune «figliolanza» con Dio. L’educazione è, infatti, posta all’interno del mistero dell’incarnazione e divinizzazione del «Cristo totale» (sant’Agostino In Ps . 61, 4 dice che «Il Cristo totale è il Capo e il Corpo», cioè Cristo e la chiesa). L’impegno educativo assurge a modali- tà specifica dell’impegno della Chiesa a costruire quell’«edificio spirituale», che è l’umanità reden- ta, fatta di «pietre vive» ed elevata alla «pienez- za di umanità che compete al Cristo risorto» (Ef 4. 1-13). Il che è dire una umanità divinizzata! Come «dirlo» e «farlo» nella scuola e nei centri di formazione professionale? Il problema è come «dirlo» e «farlo» nella scuola e nei CFP, nel quadro della cultura scola- stico-professionale e secondo le modalità e le fi- nalità della scuola e della istruzione/formazione professionale? In altre parole: come dire il «mi- stero» in maniera pubblica, democratica, scien- tifica, dialogica, ragionevolmente motivata? Co- me può esso rientrare nei fini della scuola e del- la formazione professionale, orientate per legge alla formazione personale, alla formazione cul- turale, alla formazione di base delle capacità di lavoro e di formazione professionale, alla for- mazione delle basi intellettuali, emotive, morali e spirituali, comportamentali per la convivenza e la partecipazione sociale? Avanzo, quindi, qualche proposta. Educare le disposizioni «fondamentali» della persona. Un primo lavoro educativo a me sembra deb- ba essere attivato a livello delle disposizioni fon- damentali della persona. In proposito mi rifaccio anzitutto a J. Maritain in L’educazione al bivio (Brescia, La Scuola 1976, pp. 59-61). Egli indica cinque disposizioni fondamentali, che vanno col- tivate fin dalla prima età e non bisogna trascura- 3 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2012
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