Marzo-Aprile-2012
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2012 24 N egli ultimi dieci anni si sono succeduti in- terventi riformatori che hanno inciso sul- l’identità della scuola sia sul piano ordina- mentale e istituzionale, sia sul piano della prassi didattica quotidiana che, spesso a prescindere dall’architettura del sistema, è – nel bene e nel male – l’anima della vita scolastica. Alle riforme promosse da ciascuno degli ulti- mi ministri possiamo far corrispondere un qua- dro pedagogico di riferimento preferenziale, a cui si possono legare alcuni modelli didattici. Tra i fattori di discontinuità si può ricordare co- me Berlinguer e De Mauro posero l’accento sui saperi essenziali per la cultura del futuro, Mo- ratti si concentrò sulla personalizzazione dei piani di studio, Fioroni rilanciò il curricolo, nu- trito di saperi e competenze, Gelmini volle ridi- mensionare la portata delle competenze, rifor- mulandole in termini «disciplinari». Tra i motivi di continuità si può notare la denuncia di una crisi educativa (e dunque la necessità di puntare sulla funzione educativa della scuola), la dichia- rata centralità dell’alunno (non sempre perse- guita con identica determinazione), la volontà di valorizzare il ruolo dei docenti (intento non accompagnato da concrete realizzazioni). Sullo sfondo rimane la crisi economica che ha determinato una drastica riduzione di risorse per il mondo della scuola, spesso riducendo tut- to il dibattito sul sistema scolastico e sulle sue riforme alla sola dimensione economica. Come associazione di professionisti dell’educazione non ci si può limitare agli aspetti materiali e or- ganizzativi, ma si deve puntare lo sguardo sul patrimonio di valori che implicitamente o espli- citamente si vuole condividere con le nuove ge- nerazioni, distinguendo con chiarezza tra fini e mezzi, dando ovviamente la precedenza ai primi e cercando di esaminare le possibili vie d’uscita dalla crisi attuale. Un nodo fondamentale può essere quello del- la comunicazione , poiché l’educazione è essen- zialmente basata sulla capacità di comunicare efficacemente tra la persona del docente e quella del discente. Prima di interrogarci sulle tecniche e sui mezzi della comunicazione, è es- senziale approfondire la condizione che provoca la necessità di comunicare, cioè la dimensione relazionale , che sempre più diventa la chiave di volta della vita scolastica: distesa e positiva se la relazione tra i soggetti della comunità scola- stica funziona, problematica e stressante se manca la capacità relazionale dei docenti con gli alunni, dei docenti tra loro, degli stessi alun- ni tra loro. Una scuola che voglia mantenere la sua finalità educativa, fatta della rigenerazione di orizzonti culturali, di valori, di conoscenze, abilità e competenze, non può fare a meno di coltivare buone relazioni al suo interno, cioè concentrare l’attenzione più sulle persone che sugli oggetti. L’individualismo contemporaneo può essere al tempo stesso causa ed effetto delle difficoltà relazionali appena denunciate e costituisce un male antico della vita scolastica, in cui il docen- te fatica a sentirsi parte di una comunità e ten- de a perseguire un rapporto privilegiato con i «propri» alunni più che con i colleghi (con i qua- li, però, condivide gli stessi alunni). È crisi della collegialità , non solo per ciò che riguarda gli or- gani collegiali, ma è crisi del sentimento di ap- partenenza di ognuno alla scuola: degli inse- gnanti, in quanto operatori e componenti di un progetto condiviso; degli alunni, in quanto sem- pre più fruitori di un servizio a titolo personale e non in vista di un bene comune da realizzare. La creazione di un clima di classe e, se possibile, di un clima di scuola cooperativo, sdrammatizzante e responsabilizzante è indispensabile per favori- re la crescita di una comunità educante. Nella prassi didattica quotidiana si manife- stano tutte queste forme di disagio, sia per la mancanza di una riconosciuta identità professio- nale del docente (che deve conquistarsi ogni giorno uno spazio e una credibilità di fronte ad alunni sempre meno motivati), sia per le nuove condizioni di lavoro che impongono di fronteg- giare problemi e sfide sempre più impegnative. Il tradizionale repertorio metodologico di un in- segnante risulta troppo spesso insufficiente: oc- corre una versatilità che non si può pretendere da tutta una classe docente sempre più anziana, mentre le nuove generazioni di docenti sono quelle che rimangono escluse dalla vita scolasti- DIALOGO NELLA SCUOLA a cura di Sergio Cicatelli, Elena Fazi, Andrea Porcarelli
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