Marzo-Aprile-2012
LA SCUOLA E L’UOMO - 23 Anno LXIX - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2012 antichi e nuovi, come le arti visive, la letteratu- ra, il teatro, il cinema, la radio, il giornale, la televisione, la telefonia, la rete informatica e telematica ecc., invitano a ricercare quella «com-unicazione» tra diversi modi di apprende- re e di conoscere, sempre più urgente nell’at- tuale complessità e problematicità vitale e cul- turale. Dal punto di vista educativo non sarà tanto quindi da affermare se la televisione è buona o cattiva maestra, come in passato si di- ceva per il libro e oggi per l’internet (5). Il pro- blema diventa quello del buon uso secondo «la bisogna», coscienti delle specificità di ciascun «medium» e delle sue «virtualità» e eventuali «virtualizzazioni», vale a dire le sue potenzialità e uso amplificativi: in genere ed educativamen- te in particolare. Peraltro, la ricerca del «buon uso» fa riferimento a una funzione educativa «forte», perché c’è da aiutare chi apprende a essere personalità libere, capaci di consapevo- lezza e criticità, di riflessione e creatività, di li- bertà e responsabilità partecipativa e solidale. In questo orizzonte di senso si comprende la di- gnità umana e pedagogica della Media-education (6), a sua volta inquadrabile nella più vasta pro- spettiva della «edu-comunicazione» (7). Indub- biamente ai «luoghi tradizionali», prime tra tut- te la scuola, resta il compito di aiutare a riflet- tere, sistematizzare, integrare, vedere il senso umano, personale e comunitario di quanto si co- nosce e si sperimenta nei «non luoghi» e del- l’uso-frequentazioni stessi di tali opportunità formative. Insegnanti e educatori al tempo dell’internet È inderogabile ricercare l’alleanza e non la demonizzazione di tali modi nuovi di apprende- re. Farne una risorsa educativa non un danno. Vale anche in questa sede il principio salesiano dell’ «amare ciò che i giovani amano, per far lo- ro amare il vero, il bello, il giusto, ... il santo». Se necessario si dovrà uscire – mentalmente e operativamente – fuori delle mura calde e «fa- miliari» delle «case» (famiglia, scuola, parroc- chie, oratori, istituti …). Il primo compito dell’educatore, infatti, oggi più che mai, è quello di esserci e di non stare fuori del campo dove viene giocata la partita pedagogica, andando incontro, ricercando i gio- vani dove e come sono, nello loro movenze e identità non sempre prevedibili e chiare In senso più generale si può dire che occorre «avere un cuore» che sa farsi prossimo dei gio- vani e «buon samaritano» nel loro essere «a ri- schio»: individuando le situazioni di disagio visi- bile o nascosto, le antiche e le nuove povertà dei giovani, i loro diritti/doveri, troppo spesso conculcati o impediti di svilupparsi a pieno; scommettendo sulle risorse positive di ognuno (tra cui le tecnologie digitali!). In nome e sem- pre per quella «cosa buona, anzi divina e tra le cose divine, divinissima, che è l’educazione», per dirla con le parole di don Bosco stesso (MB XIII, 629). Ma in senso più specifico si sarà quasi «co- stretti» ad abilitarsi alla frequentazione e al- l’uso pedagogico delle nuove tecnologie infor- matiche e telematiche, e «necessitati» a parte- cipare all’operare educativamente in rete. Per fare in modo che i ragazzi, nativi digitali, vivano da cittadini della rete attivi e consapevoli anche a scuola, potrebbe essere utile utilizzare stru- menti della nuova comunicazione indotta dal web 2.0 (blog, forum, ecc) la creazione di un blog di classe. Si ritiene che occorra modificare la struttura finora «analogica» dell’apprendi- mento scolastico (il prof. spiega, l’allievo studia su un libro – e solo su quello – per poi ripetere in classe la lezione) per rendere l’apprendimento a scuola accattivante come quello dinamico che avviene in un «non luogo». Il libro di testo non verrà soppiantato in nessun caso, ma verrà in- globato, appunto, in un nuovo sistema di studio. Le pagine stampate verranno usate in modo nuovo, più creativo e più vicino alla mentalità versatile dei nativi digitali. Altrimenti, secondo McLuhan, sarebbe come cercare di guidare una macchina guardando nello specchietto retroviso- re. Similitudine che ci permette di mantenere un caposaldo: alla guida c’è sempre e comunque una persona sola, l’insegnante. Ovviamente potrebbe essere necessario lavo- rare sulla versione «Insegnante 1.0» per aggior- narlo ala più concorrenziale versione web 2.0. Ma di questo passaggio si potrebbe occupare un pro- getto dedicato allal formazione dei docenti. (5) K.P. P OPPER ET AL ., Cattiva maestra televisione . Introduzione di G. B OSETTI , nuova edizione riveduta e ampliata con scritti di K. Wojtila, Milano, Reset, 2002; R. F ARNÉ , Buona maestra TV , Roma, Carocci, 2003. (6) L. M ASTERMANN , A scuola di media. Educazione, media e democrazia nell’Europa degli anni ’90 , Brescia, La Scuola, 1997; P.C. R IVOLTELLA , Media education. Modelli, esperienze, profilo disciplinare , Roma, Carocci, 2001. (7) I. D E O LIVEIRA S OARES , Educomunicazione , in F. L EVER , P.C. R IVOLTELLA e A. Z ANACCHI , La Comunicazione. Il Dizionario di scienze e tecniche , Roma, Elledici, Rai Eri, Las, 2002, pp. 418-421.
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