Marzo-Aprile-2012

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2012 22 per la generazione adulta o anziana), la genera- zione nata dopo gli anni ’90 ha avuto e ha a che fare con l’innovazione e la sua forte accelera- zione. Essa non è più solo la generazione «me- dia-socializzata» dalla Televisione. È, infatti, anche la generazione della «cultura digitale», dei cosiddetti «nativi digitali» nel senso che essi sono nati come se avessero il digitale nel pro- prio DNA. Essi nascono come se avessero le «protesi tecnologiche» che sono parte integran- te della loro identità individuale e sociale. Fin da piccoli videogiocano, hanno un blog, e comu- nicano con i social network come Facebook o My Space. È con questa «specie in via di apparizio- ne» che dovremo confrontarci noi «immigrati di- gitali». Non sono «nuovi barbari»… sono sempli- cemente un’altra generazione. La generazione precedente che usa il computer è piuttosto quella dei «digitali migranti» che - come molti insegnanti - sono entrati in un secondo momento nel mondo digitale , dove invece i nostri studenti sono nati e cresciuti . Con il diffondersi genera- lizzato dei micro-chip elettronici e della tecnica digitale, che permette di «simulare» e non sem- plicemente di «rappresentare», si può arrivare allo scambio o il mescolamento di «virtuale»- «reale», producendo delle «second Life» o degli «avatar» o delle «community» virtuali, che dan- no la sensazione di costruire altri mondi ma ri- schiano di far prendere il congedo dalla vita concreta, materiale, storica. Peraltro a seguito dell’uso del digitale, si vie- ne a sviluppare una razionalità diversa da quella teorica o pratica o estetica tradizionali. La nuo- va generazione digitale sviluppa soprattutto la razionalità tecnologica, funzionalistica. I «teen- ager» sono sempre più «tecno-ager». Ma è an- che la generazione della multicultura (fisica, virtuale, generazionale, tra habitat metropolita- ni o provinciali/«paesani»), con movimenti vitali non sempre coordinati di dialogo culturale, di difesa dell’identità, di omologazione, di fonda- mentalismo o all’opposto di scetticismo teorico e valoriale. Nuovi modi di apprendere e di socializzare Questa generazione sembra apprendere più nell’informale (vissuti ed esperienze) che nel non-formale (tradizione familiare) o nel formale (istruzione scolastica), più nei «non luoghi che nei «luoghi», più secondo logiche informatiche che razionali, più per immagini che per concet- ti, selezionando più ciò che appare utile e fun- zionale piuttosto che ciò che è vero e il bello in sé e per sé, più emotivamente che logicamente, più per frammenti che per quadri. Allo stesso tempo sembra che si possa parlare anche di nuo- vi modi di socializzare . Con il Web 2.0 (con i «blog», «Facebook» o «Youtube») e con i telefo- nini si hanno indubbiamente più possibilità di comunicare, di incontrarsi «virtualmente», di in- teragire, di formarsi idee (politiche), di «co- struire» la conoscenza e la realtà: di confrontar- si, di dire la propria in materia sociale e politi- ca… ma stando chiusi in camera (avendo un con- tatto virtuale, non reale), innescando in tal mo- do la formazione di una «identità solitaria» e una socializzazione realizzata nell’apertura solo a quelli che la pensano «come me» (da «sociali- tà ristretta»), senza confronto con il mondo rea- le istituzionalizzato: con il rischio di manipola- zione da parte dei «guru del web», o con un agi- re senza assunzione di responsabilità concrete. Sembra venire su una nuova leva di cittadini più formati con e sui blog, forum, Messanger, chat- tando o via SMS, Facebook che con l’ideologia partitica e la pratica politica. La comunicazione con i nuovi media digitalizzati Con l’avvento di new media cambia il nostro modo di vivere le relazioni e il rapporto con il mondo e le cose. I nuovi media digitalizzati han- no, infatti, una intrinseca capacità di deterrito- rializzazione e di interazione molti-molti . Essi possono stimolare l’accesso, il contatto, l’inter- scambio, il dialogo e il dibattito, potendosi ognuno allargare e collegare con ogni parte del mondo dove ci sia un terminale collegato alla rete. Potenzialmente i nuovi media digitalizzati offrono la possibilità per i più poveri di accedere allo stesso patrimonio culturale, ma è anche mi- naccia di dominio tecnologico e dilatazione del divario ancora più forte tra chi ha e chi non ha tali possibilità tecnologiche. Il digitale può favo- rire il pluralismo e l’omologazione o, per altro verso , in quanto la cultura digitale è de-struttu- rata e de-centrata, può favorire le resistenze al dominio culturale imperante (4). Più in generale si potrebbe insinuare che la concezione della stessa realtà è diventata più fluida e più dina- mica. Possibilità educative Le attuali contaminazioni digitali dei media, (4) J.S SERVAES ET AL ., Participatory communication for social change , London, Sage, 1996.

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