Marzo-Aprile-2012
LA SCUOLA E L’UOMO - 21 Anno LXIX - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2012 DIALOGO CON I «NON LUOGHI» a cura di Massimo Angeloni, Rosalba Fiducia, don Carlo Nanni, Laura Righi Pasculli La formazione ai tempi dei «non luoghi» Il neologismo nonluogo, coniato da Marc Augè (1) definisce due concetti complementari ma as- solutamente distinti: da una parte quegli spazi costruiti per un fine ben specifico (solitamente di trasporto, transito, commercio, tempo libero e svago) e dall’altra il rapporto che viene a cre- arsi fra gli individui e quegli stessi spazi; spazi che hanno la prerogativa di non essere identita- ri, relazionali e storici. Da questa definizione si deduce come molta formazione della nuova generazione avvenga nei «non luoghi», nel gruppo dei pari, «sfangando la vita» con amici, negli incontri, negli happening, in piazza, al pub, allo stadio, con la navigazione su internet … più che nei «luoghi», cioè nelle istituzioni basiche di vita: la famiglia, la scuola, la parrocchia, la vita sociale civile-pubblica. Tali «non luoghi», in larga misura in tutto il «villaggio globale» del sistema sociale di comu- nicazione, diventano … i luoghi privilegiati di so- cializzazione dell’adolescenza e della gioventù; e assurgono a una vera e propria «scuola paral- lela» e a una «università della vita» in cui si vie- ne a conoscenza di realtà impensate, si elabora- no modi di vedere l’esistenza e si fa pratica di comportamenti innovativi, non ufficiali, anzi non sempre socialmente approvati. In questo contesto cosa può fare la scuola? La «media-socializzazione» globalizzata Crescere non è stato mai facile per molti, sia per le condizioni personali di disagio, sia in con- testi sociali negativi di abusi, violenze, merce lavoro, situazioni di guerra e di fame. Ma, oggi, anche l’esistenza e la crescita delle nuove generazioni, che vivono in condizioni nor- mali , ha peculiarità tutte sue, che non sono sen- za incidenza sullo sviluppo delle potenzialità e risorse personali e generazionali. A differenza delle generazioni precedenti, l’attuale ha avuto o ha una socializzazione, pri- maria e secondaria, segnata da una esposizione massiccia ai mass-media. L’immediatezza e la «multicodicalità», cioè l’uso simultaneo di molti modi per «codificare» non solo i messaggi, ma per dar corpo ed esaudire bisogni o esprimere desideri o intuizioni, grazie alle tecniche infor- matiche, analogiche e digitali, sono diventate quasi parte del DNA delle ultime generazioni. Secondo alcuni ciò ha come controparte il ri- schio di un immiserimento delle capacità rifles- sive e di quelle razionale-astrattive, come pure del senso delle distinzioni concettuali, delle componenti analitiche e della comprensione glo- bale. Avremmo quasi una sorta di «mutazione antropologica»: andremmo dall’«homo sapiens» all’«homo videns» (2). Inoltre, una nuova specie è ora all’’orizzonte: l’«homo zappiens» (3). È la specie dei ragazzi nati nell’era digitale, abituati quasi naturalmente al multitasking , cioè all’uso simultaneo di più strumenti elettro- nici, che va comportando l’assunzione di carat- teristiche che sembrano segnare un vero muta- mento antropologico. Si svilupperebbe una nuo- va abilità mentale, basata sulla capacità di pen- sare in modo non sequenziale e di individuare quali siano gli elementi essenziali all’interno di una offerta confusa e contemporanea di infor- mazioni. Parimenti l’alto grado della «simulazione» può far scambiare il «virtuale» con il «reale». Sicché molti giovani (e non giovani) rischiano di perdere anche il senso della realtà e del limite (soprattutto se risultassero troppo limitati i tempi delle relazioni concrete, dell’esperienza reale, della fatica del vivere insieme con gli al- tri). Oltre la generazione della Televisione? iù che il cambiamento (come è stato ed è (1) Nonluoghi. Introduzione a un'antropologia della surmodernità , Elèuthera, 2009. (2) G . SARTORI , Homo videns. Televisione e post-pensiero , Laterza, Roma/Bari, 2000 2 . (3) W IM V EEN , B EN V RAKKING , Homo Zappiens. Crescere nell’era digitale , Edizioni Idea, Roma.
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