Marzo-Aprile-2012

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2012 20 o delle istituzioni, tutte le volte che sono in gio- co la sicurezza, il benessere, la crescita umana e culturale dei ragazzi. Si potrebbe persino sfruttare l’attuale «crisi» come opportunità per recuperare tante buone pratiche di collaborazione e «mutuo soccorso», «con-responsabilità», ribaltando la logica, tal- volta perversa, di deleghe deresponsabilizzanti in virtù delle quali i «pilato» di turno hanno pro- dotto danni incalcolabili. In quanto UCIIM, abbiamo una missione da compiere, nell’esercizio della nostra professione ed è quella di promuovere e diffondere un con- cetto più alto di «formazione», comprendente prima di tutto quella umana e spirituale di cui si avverte urgente il bisogno. E non basta formaliz- zare con la Chiesa accordi e collaborazioni. Oc- corre testimoniare il Cristianesimo nella quoti- dianità, aiutare i nostri ragazzi a scoprire Cristo Uomo nella Storia e Maestro, rivedere il ruolo degli insegnanti di religione, ponte naturale tra scuola, parrocchia e territorio. 4. FUNZIONE DELL’UCIIM QUALE TRAIT D’UNION Il docente UCIIM dovrebbe rappresentare, operando non solo nell’ambito della scuola, il valore aggiunto di una comunità educante che si appresta a superare la logica delle diverse «agenzie educative». Ben lungi dall’essere una questione puramente lessicale, il valore seman- tico che le parole esprimono può essere il pri- mo passo verso un cambiamento profondo, ca- pace di dare all’associazione valore sociale e una visibilità non fine a se stessa ma capace di veicolare «buone pratiche» che devono trovare corrispondenza in comportamenti coerenti e autentici. È prezioso il ruolo dei laici nella società e nella Chiesa, se sanno essere la «coscienza sco- moda», come diceva don Tonino (1), di quanti hanno barattato la propria identità culturale e spirituale «con una manciata di lenticchie». Pertanto, anche l’UCIIM deve ripensarsi, ri- trovando il coraggio di proporsi, nelle piccole realtà periferiche come a livello nazionale, nell’esercizio di un «servizio» non sempre per- cepito o testimoniato. Per essere trait d’union nella società com- plessa di oggi, l’UCIIM deve non solo saper leg- gere con occhi di speranza le istanze del pre- sente, deve saper accogliere e, se non basta, sapersi approssimare, testimoniando una fede che diventa stile di vita e attenzione ai più de- boli. Basti pensare all’equivoco della scuola dell’obbligo, sempre più percepita come «obbli- go» a frequentare da parte dei ragazzi e non piuttosto come «obbligo» da parte della scuola a rimuovere quegli ostacoli di ordine economi- co, sociale e culturale che impediscono a molti ragazzi di raggiungere traguardi culturalmente, socialmente e moralmente dignitosi. E non pen- siamo che questo sia o possa rimanere pura re- torica: i ragazzi di oggi e tanti adulti sono asse- tati di cose buone, vere, di comportamenti au- tentici. Il bene trova sempre terreno fertile, purché siano buoni i semi e autentici i semina- tori. Troppo spesso cadiamo anche noi nella trap- pola di chi rinvia ogni responsabilità ad una «so- cietà» indeterminata, dimenticando che la so- cietà siamo tutti noi e all’associazionismo, cat- tolico in particolare, spetta il compito, non faci- le, di percorrere sentieri non sempre agevoli, spesso in salita, in una «cordata» che ci faccia cogliere concretamente l’urgenza di uscire dall’«io» e abbracciare il «noi», unica strada per risalire la china. 5. Per realizzare un efficace rapporto tra scuola, istituzioni e territorio fondamentali sono le strategie e le metodologie che consentono di migliorare il rapporto tra scuola ed ente locale, individuando le procedure adeguate all’esercizio delle funzioni e i compiti ad essi attribuiti: AC- CORDI di PROGRAMMA, INTESE, TAVOLI di CON- CERTAZIONE, RETI INTERISTITUZIONALI, VALO- RIZZAZIONE DELLE RISORSE UMANE E PROFESSIO- NALI E STRUTTURALI PRESENTI SUL TERRITORIO, ecc. Ma qual è la novità? Anche in questo caso si tratta di una terminologia usata e abusata. La novità non è nel «cosa» fare per favorire il dia- logo con il territorio; il problema sta nel «come» realizzare e vivere l’esperienza della rete, nel valore che intendiamo dare al termine «dialo- go», nel grado di condivisione degli obiettivi, nella capacità di spersonalizzare gli interventi, nella determinazione ad abbandonare comporta- menti autoreferenziali o autocelebrativi, nella disponibilità a metterci veramente in discussio- ne, nelle ragioni stesse della nostra appartenen- za all’UCIIM. Talvolta le richieste di collaborazione, in at- tività da realizzare in rete, sono vissute come imposizioni o forzature, in un clima di sfiducia, demotivazione, disimpegno o sovraccarico di la- voro e sfugge spesso un fatto molto importante: l’utilità e l’efficacia di tali iniziative dipendono dal grado di collaborazione e di condivisione de- gli interlocutori, dalla chiarezza ideativa e co- municativa, dall’atteggiamento di ciascun par- tner nei confronti dei singoli interlocutori e del- la rete stessa.

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