Auguri Cesarina Checcacci SU n. 3-4 2011
LA SCUOLA E L’UOMO numero 3-4 anno LXVIII marzo-aprile 2011 7 In proiezione di futuro è sentirsi partecipi del rinnovamento umano e del mondo nello Spirito. I fini istituzionali del «sistema educativo di istruzione e di formazione» (vale a dire promuovere il pieno sviluppo della persona, porre le basi personali della cultura sociale, della cittadinanza, della produttività e dello sviluppo sociale, come vuole la nostra Costi- tuzione all’art 3 e 4) sono pensati in un qua- dro più ampio: vale a dire come specifica- zione di quella «prima via» del cammino sto- rico della carità della Chiesa, che è costitui- to dall’uomo e dalla sua cultura (cfr. encicli- ca «Centesimus annus», del beato Giovanni Paolo II, art. 62). La religione cristiana è per eccellenza una religione del concretizzare la fede in «carità», cioè in dono di vita, e in speranza, cioè in promozione del creato: fino ai cieli nuovi e alla terra nuova in cui abiterà defini- tivamente e pienamente giustizia e verità (che «già» laboriosamente e impegnativa- mente ricerchiamo). In una pedagogia del servizio La «sequela Christi» rende possibile pen- sare e praticare l’autorità e il potere educa- tivo docente come «servizio educativo». Vie- ne supportata di forza e arricchita di senso la categoria pedagogica del «servizio educa- tivo» (che a livello di scuola italiana è stata dagli anni novanta resa istituzionalmente fondamentale con la «Carta dei servizi»). Invero, è anche «sensato» il reciproco. Praticando il servizio educativo, il docente credente dà forma concreta al «servizio cri- stiano» ecclesiale, nella linea di quanto dice Gesù ai suoi apostoli: «Chi vuol essere gran- de tra voi si farà vostro servitore e chi vuol essere il primo tra voi, sarà servitore di tut- ti. Il Figlio dell’uomo [cioè Gesù], infatti, non è venuto per essere servito ma per ser- vire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc. 10, 43-45). E lo stesso servizio educativo agli alunni può venir vissuto nella linea dell’indicazione evangelica di Gesù: «Chi accoglie questo bambino nel mio nome accoglie me; e chi accoglie me accoglie Colui che mi ha manda- to [cioè Dio Padre]» (Lc. 9,47). A sua volta, può portare a vedere e vive- re la relazione educativa non solo avendo lo studente o gli studenti come partner, come persona, come immagine e somiglianza di Dio, come modello dei «piccoli del Regno» di cui parla il Vangelo, ma più profondamente a vederla e provare a viverla come modalità accomunante di vivere e crescere insieme, docenti e alunni, in quanto tutti «figli nel Fi- glio»: cioè come relazione di fratellanza cri- stiana resa possibile da Gesù Cristo (pur nel- la differenziazione personale, di status, ruo- li e funzioni). In più, può permettere di sen- tire e considerare la relazione educativa e la comunità educativa scolastica come comu- nione di vita e espressione del mistero della Chiesa, in quanto docenti e studenti, a vario titolo «membri del corpo di Cristo che è la Chiesa» (come dice in vari suoi scritti san Paolo) o comunque all’interno della sua «missione di salvezza del e per il mondo». In particolare, al docente cristiano, la sua fede mostra come la sua presenza e azione docente possano assurgere non solo a buona testimonianza civile educativa ma a concreta realizzazione della buona testimo- nianza cristiana del Vangelo, annunciante «cieli nuovi e terra nuova» e stimolante tut- ti, insegnanti e studenti, a impegnarsi, con gioia e speranza, per la promozione umana e il bene comune. Così pure, lo può portare a considerare l’educazione (l’istruzione, la formazione professione, l’orientamento, il sostegno, la tutoria, ecc.) come concreta evangelizzazione (non indottrinante ma libe- rante); e a vivere la continuità educativa, come modalità esperienziale di «camminare nello Spirito» - che è l’ideale più alto dell’e- sistenza cristiana nel tempo e nella storia - insieme con colleghi, studenti e ex-allievi. Da donna e da leader di una associazione La modalità personale e la pratica della missione educativa della nostra Cesarina Checcacci invitano a evidenziare alcune al- tre peculiarità di «sistema», che sono dilata- te e arricchite dall’essere cristianamente sentite e vissute. Una prima: sociologicamente si nota nel sistema educativo sociale una accentuata «femminilizzazione». Non credo sia questio- ne solo di maggiore accessibilità e adegua- tezza professionale delle donne al mondo della scuola, rispetto ad altre professioni. Forse è anche - o perlomeno può essere - un adeguarsi alla tipicità dell’educare che, so- pra, si è visto essere strettamente collegato alla funzione generazionale (e all’interno di essa in modo precipuo alla funzione mater- na). Senza per forza voler invocare una mag- giore capacità di «educabilità» alla sensibi- lità femminile, è certo che l’essere «come una mamma» - e cioè donna-genitrice - è educativamente rilevante. Femminilità e ge- neratività offrono «talentuosità» di promo-
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