Auguri Cesarina Checcacci SU n. 3-4 2011

LE INELUDIBILI RESPONSABILITÀ DELL’UNIONE Da «La Scuola e l’Uomo» n. 4-5/1974 riportiamo il primo editoriale della prof. Cesarina Checcacci quale Presidente nazionale Mi corre l’obbligo, nel momento in cui, in seguito alla elezione operata dal C.C. il 20 aprile, mi viene affidata la Presidenza Na- zionale dell’Unione, di rivolgere un saluto augurale a tutti i membri dell’Unione, ai So- ci presenti in tutte le Province italiane, co- me ai membri dei Consigli direttivi regionali, provinciali e sezionali. Ma ancor prima avverto il bisogno di rivol- gere un pensiero di profonda e commossa gra- titudine a Gesualdo Nosengo e ad Aldo Agazzi che mi hanno preceduto in questo incarico. Le vie del Signore sono imprevedibili e non vi è che da accogliere l’espressione della Sua vo- lontà e del Suo disegno, assumendo l’impegno esplicito di proseguire — spero con l’aiuto di tutti i Soci — l’opera di tanto grandi Maestri e di ispirarsi alla loro coerenza di vita e di con- vincimenti. Il Prof. Agazzi ha accolto la propo- sta, che gli è stata rivolta unanimemente dal Consiglio Centrale, di assumere la Presidenza onoraria dell’Unione. Di questa sua accetta- zione, io, personalmente, gli sono fortemente grata, in quanto essa significa che egli resta moralmente a capo dell’Unione, la quale po- trà continuare a contare sul suo aiuto e sul suo consiglio: e ciò non è di poco conto quan- do si pensi alla complessità del momento in cui viviamo di cui il recente Congresso Nazio- nale ha bene avvertito tutta l’importanza e la gravità. * * * La vicenda congressuale, conclusasi il 19 marzo 1974, è presentata in tutti i suoi aspet- ti, ed ampiamente, nel presente fascicolo in cui pubblichiamo le relazioni, il resoconto del dibattito e i documenti conclusivi del Congres- so, unitamente ai risultati elettorali. Chi vorrà dedicarsi all’esame di tutti i documenti potrà giungere a farsi una idea chiara delle preoccupazioni che hanno solle- citato i congressisti a dare indicazioni ine- quivocabili per l’attività del Consiglio Cen- trale nel prossimo triennio. Volontà di svi- luppo, di crescita, di promozione e di inco- raggiamento per tutti i fermenti positivi, ma nella fedeltà al messaggio evangelico e alle indicazioni programmatiche che da esso di- scendono per gli educatori e per i docenti; impegno ad essere presenti entro il contesto pluralistico italiano come singoli e come gruppo che non rifiutano il confronto e il dialogo, ma che, proprio perché non lo ri- fuggono, hanno il dovere di una quotidiana ricerca di coerenza nel loro modo di essere, nelle loro convinzioni e nelle loro proposte. Rifiuto di una chiusura preconcetta come di una dimissione ideologica: questa è l’acqui- sizione più importante di un Congresso estre- mamente sensibile alle sollecitazioni che, an- che come frutto della azione stessa dell’Unio- ne, chiedono vigorosamente un rinnovamento di rapporti ed una riforma di strutture, di con- tenuti e di metodi entro la scuola. Ne è con- seguito l’impegno ad approfondire la indagine sui temi di fondo della educazione e della scuola per favorire la individuazione delle idee regolative e delle matrici fondamentali — cui riferirsi con una sufficiente sicurezza — nel nostro quotidiano operare entro la scuola e per la scuola, con i giovani e a favore dei giovani, insieme con i genitori in un processo di continua interazione con la società, pur nella consapevolezza di non poter accedere a posizioni di passiva assimilazione, ma di dove- re, invece, esercitare le nostre capacità criti- che per leggere, anche controluce, ciò che si sta muovendo intorno a noi e per tentare di essere, nella misura a noi consentita, e co- munque nell’ambito delle nostre responsabi- lità, facitori di storia. Ne è conseguita anche la acuta percezione delle responsabilità che ciascuno di noi dovrà assumersi in prima persona nel processo de- mocratico che coinvolgerà tutta la istituzione scolastica non appena saranno stati emanati i decreti delegati applicativi della L. n. 477. Una anticipazione sulla necessità di non tirarsi indietro, di non restare spettatori passivi, ma di prendere posizione e di occu- pare lo spazio che l’assetto democratico ci offre, ci è stata data — sia pure in termini non del tutto convincenti — dalla recentissi- ma esperienza delle assemblee di docenti LA SCUOLA E L’UOMO numero 3-4 anno LXVIII marzo-aprile 2011 3

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