Auguri Cesarina Checcacci SU n. 3-4 2011
LA SCUOLA E L’UOMO numero 3-4 anno LXVIII marzo-aprile 2011 46 Milletti, preparata e dialettica interlocutrice, da me privilegiata; mentre, tra i docenti di scuola cattolica, fra i tanti, trovammo soste- gno in suor Maria Ippolito, in P. Angelo Celani, in fr. Giuseppe Lazzaro, che, ancora oggi, so- no ricordati come i « tre moschettieri degli organi collegiali», impegnati nei loro ambien- ti, a convincere alcuni molto riluttanti diri- genti, docenti, genitori di scuola cattolica, a superare il comodo, stereotipico, adagio: «Ma noi, tutte queste cose, già, le facciamo, da sempre!». E su questo nodo di future possibili inte- razioni tra FIDAE e UCIIM di allora, si innestò la «cara Cesarina». Ma prima di dire in qual modo avvenne l’incontro, mi sembra impor- tante precisare i termini di una perpetuan- tesi discussione, da allora ad oggi, volta alla ricerca di più chiare e consolidate soluzioni. La libertà di insegnamento della scuola cat- tolica, auspicavamo dovesse andare di pari passo con la libertà nella scuola cattolica. A diversi settori dell’UCIIM, sembrava che ta- luni dirigenti locali della FIDAE, impegnata da decenni nelle infruttuose battaglie per l’ottenimento della parità giuridica, ammini- strativa, fiscale, contrattuale, comprensiva del finanziamento, tendesse a sottacere il carattere, oggi diremmo, della «laicità della scuola cattolica». Così che sembrava essere utile perseguire la proposta evangelica del- l’interpretazione dell’io, di Dio, del mondo, confrontandola con tutte le altre proposte ideali, filosofiche, illuministiche,agnostiche, atee ma all’interno dei saperi disciplinari, da trasmettere con i programmi ministeriali, senza appiccicature apologetiche. Orbene, la mia frequentazione abituale con la «cara Cesarina», iniziò in occasione di due sue rielezioni in due successivi congressi elettivi. Essendo io un cooptato, eletto neces- sariamente per accordo di reciprocità tra l’U- nione e la Federazione, non avevo la necessità di far campagna elettorale nè per me nè pro nè contro i candidati nè alle cariche massime nè a quelle delle singole regioni. Le due tor- nate elettorali furono, quindi, due ottime oc- casioni per cogliere gli umori degli elettori e degli eletti, per analizzare le problematiche regionali delle sezioni UCIIM del sud, del cen- tro, del nord e soprattutto per ammirare l’im- pegno di tanti cattolici e di altrettante catto- liche, di notevole levatura intellettuale, mo- rale, civica, spirituale. Ammirai, in pari misu- ra le argomentazioni dei «nosenghiani «e dei «postnosenghiani» per le loro argomentazioni e, mi sembrò, subito evidente che la Presiden- te rieletta, fosse, allora, un buon punto di mediazione tra i riformatori e gli stabilizzato- ri, tra gli spirituali e gli operativi, tra i vicini ai ministeriali e quelli ai movimentisti desin- dacalizzati e tra altri schieramenti, di cui non ricordo, la denominazione ovviamente di eti- chettatura, non sempre trasparente. In un momento di pausa, durante questi congressi elettivi, la Presidente mi esplicitò in questi termini, il mio ruolo di consigliere UCIIM della FIDAE: «Cerca di sollecitare il con- senso sulla parità anche economica della scuo- la cattolica, entro una Unione di cattolici sta- tali e non statalisti. Ma ad una condizione -mi ribadì- che non si arrivi ad un riconoscimento qualsiasi della scuola non statale, che scambi i soldi, con gravi limitazioni dell’esercizio delle libertà culturali ed organizzative di queste scuole, che sono e che debbono restare, por- tatrici di tradizioni scolastiche, antiche quanto la chiesa cattolica (la ratio studiorum bene- dettina, mendicante, ignaziana, salesiana)». Mentre, per gli aspetti istituzionali, le indi- cazioni furono altrettanto pratiche: «Solleci- tiamo la compresenza di statali e di non stata- li nelle sezioni UCIIM. Lì, sarebbe potuta ma- turare una elaborazione culturale più convin- cente, mirata al superamento di un esiziale dualismo per l’intera scuola italiana: tra la scuola dei preti, pagata dal Vaticano, sua lon- ga manus, per accaparrarsi le coscienze indi- fese, col catechismo, con l’ottundimento de- gli intelletti, con il ricatto della salvezza del- l’anima; tra quella dei cattolici, nelle scuole di stato, conniventi con questa clericalizzazio- ne della cultura; tra quella degli spiriti liberi, massoni, anticlericali, critici, liberatori dai condizionamenti del passatismo, da veri de- mocratici». Troppi fattori fecero sfumare que- sto laboratorio, sostituito dalla costruzione di alternative, forse, troppo verticistiche. Ma sa- rebbe un discorso troppo lungo. In chiusura, permettemi di scrivere una letterina alla «cara Cesarina»: «Cara Cesari- na, un tuo angelo custode, che ti vive accan- to, aiutandoti in modo mirabile, mi ha detto che tu riprendevi spesso in mano un mio li- bricino, che ti diedi nel 1996, da me scritto su un catechista sacerdote che fu ghigliotti- nato per questo da Hitler. Potresti, un gior- no, confermarmi che questo prete ti ha im- pressionato perché ha fatto della cultura uno strumento per abbattere un totalitarismo an- ticristiano, razzista, profondamente antiu- mano? Ti ci vedrei bene assieme, a questo beato,come modello di una ben riuscita sal- datura tra vita-cultura-fede, in tempi diversi ma altrettanto bisognosi di un eroismo priva- to, interiore, antindividualista, di testimo- nianza comunitaria, associazionistica, come quella della tua (e nostra) UCIIM».
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