Auguri Cesarina Checcacci SU n. 3-4 2011

LA SCUOLA E L’UOMO numero 3-4 anno LXVIII marzo-aprile 2011 44 so fino alla conclusione dei lavori della Com- missione Brocca. Una lunga stagione di stu- dio, riflessione, progettazione e verifica, tra divergenze di vedute e convergenze di solu- zioni, sapendo bene che stavamo lavorando ad una realizzazione della scuola che inter- pretasse al meglio lo spirito e la lettera del- la nostra Costituzione. Laicamente, e pro- prio perciò rispettando le scelte religiose. Non c’è dunque da stupirsi se oggi mi sento quasi una sopravvissuta, amareggiata e preoccupata a fronte di una clima di liti- giosità che non risparmia la scuola ed in cui si ha sempre più la sensazione che l’obietti- vo non sia solo quello, sicuramente necessa- rio, di correggere gli errori inevitabilmente commessi nel passato recente e in quello più remoto, che noi non siamo riusciti ad evita- re, nonostante l’impegno che ci abbiamo messo, ma anche quello di indurre i più al conformismo o in alternativa al silenzio. Ma forse stiamo solo invecchiando e la stan- chezza di vivere ci assale. In effetti di momenti difficili ne abbiamo vissuti tanti, a partire dalla miope attuazio- ne della riforma della scuola media, ottima nelle sue intenzioni, ma non accompagnata da una preparazione e selezione adeguata dei docenti, né dalla predisposizione degli strumenti di flessibilità, didattica e organiz- zativa indispensabili a conseguire risultati convincenti a fronte della evidente varietà delle situazioni reali in cui le scuole avreb- bero dovuto operare, ma soprattutto reti- cente al massimo sugli strumenti di controllo della effettiva produttività del sistema for- mativo, che non è un’idea di destra o di sini- stra, retrograda o progressista, ma più che altro ispirata ad elementare onestà e buon senso. Ed è deludente riflettere sul fatto che anche le riforme successive, comprese quel- le su cui oggi la scuola deve misurarsi, siano sempre state carenti proprio sul versante degli strumenti attuativi, e in particolare dell’adeguatezza dei docenti non dico ad in- terpretarle creativamente, ma anche solo ad avere il tempo di conoscerle e ad applicarle sulla base dei titoli di studio posseduti. Troppo spesso frettolosamente e/o disinvol- tamente «equiparati» a vecchie o nuove classi di concorso. Avere una buona scuola non è dunque so- lo, o soprattutto, una questione di risorse, oggi come ieri, quanto piuttosto di impegno civile, tanto più quando quello politico e di governo appare incerto. E questo riguarda sia l’intera società, in tutte le sue espressio- ni, culturali, politiche, economiche, che non può chiamarsi fuori quando si tratta di prefi- gurare il futuro dell’intero paese, sia la re- sponsabilità e la competenza professionale dei docenti, unitamente al riconoscimento, se c’è, del loro merito individuale, anche sul piano economico e della carriera. Probabil- mente a fare la differenza, almeno allora, è stato il fatto che il corpo docente fosse composto in maggioranza da donne, contra- riamente al ceto politico, allora, ma anche oggi, prevalentemente maschile. E le donne, si sa, sono più concrete, più tendenzialmen- te propense all’ascolto, più attente ai biso- gni degli altri, più addestrate a misurarsi con i problemi quotidiani e con la vita reale, ma non perciò disposte a sottrarsi al dovere di esserci e di dare un contributo fattivo. E la scuola della Repubblica ne aveva e ne ha ancora bisogno. Il metodo del dialogo ha in effetti conta- giato tutte le associazioni fino alle soglie del terzo millennio, e non per ragioni corporati- ve. Con l’ottimo risultato di non costringere nessuno a rinunciare alla propria identità e di dare il meglio di sé per fare della scuola un luogo libero, colto, quanto più possibile interessante, stimolante, utile ai singoli ed alla collettività. Vogliamo chiamarlo «am- biente di apprendimento?» Va benissimo, a patto che si riesca a creare intorno a questa suggestiva formula un clima di condivisione, di impegno diffuso, di confronto non parti- giano: infine di «buona volontà», e per una buona ragione. Mi rendo conto che ho battuto più volte su questo tasto: probabilmente perché l’at- tuale sfilacciata coesione del corpo sociale è nefasta anche per la scuola, che in questa società è immersa e ne è condizionata. Così quando mi è stato chiesto di contribuire ad un numero speciale del giornale dell’UCIIM dedicato a Cesarina Checcacci, ho subito pensato che soprattutto di dialogo costrutti- vo tra diversi avrei parlato. Certo a partire da Cesarina e dalla stima che ho nutrito per lei avrei potuto rievocare le tante tappe importanti del lavoro comune svolto nel Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, le molte felici intuizioni messe a fuoco insieme nella elaborazione dei pro- grammi Brocca, oggi in parte recuperate nelle nuove Indicazioni Nazionali per i Licei e nelle Linee Guida per gli Istituti Tecnici e Professionali, o le allegre serate passate spensieratamente, in amicizia, sulla terrazza della casa dove allora abitavo. È stato un pezzo importante della mia vi- ta e sono felice e fiera di averlo condiviso con lei.

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