Auguri Cesarina Checcacci SU n. 3-4 2011
LA SCUOLA E L’UOMO numero 3-4 anno LXVIII marzo-aprile 2011 38 sito dell’autonomia scolastica, delle liste uni- tarie negli organi collegiali, del doppio canale nell’insegnamento della religione cattolica. Al termine di sedute piuttosto impegnati- ve, al Ministero, più volte ho accettato un passaggio sulla sua piccola Lancia, dato che abitavamo nella stessa zona di Roma. Io cer- cavo fra l’altro di chiedere il suo parere sul futuro dell’UCIIM. Lei lasciava cadere il di- scorso, dicendo che ci avrebbe pensato la Provvidenza. È certo comunque che non vis- se come provvidenziali i voti che io ebbi nel XIX congresso, che si tenne alla Domus Ma- riae nella primavera del 1997. Si era talmente identificata nell’UCIIM che il ruolo di primaria responsabilità, eser- citato per più decenni, costituiva per lei non un mandato temporaneo, ma una sorta di fattore costitutivo della sua personalità. Co- me non c’è un papa emerito, così lei non riusciva a vedersi come presidente emerita. Le pareva che crollasse quel mondo che con tanti anni e con tanta passione e competen- za aveva costruito. Non avvertiva che il mondo stava cambiando e che, per ragioni fisiologiche e sociali, come le suggeriva an- che mons. Giuseppe Rovea, consulente a tutti molto caro e a lei particolarmente vici- no, era bene rinnovare le cariche. Il difficile abbandono del ruolo di presidente e il ricupero di un sereno distacco Se Nosengo aveva vissuto con angoscia il prolungamento dei suoi mandati elettorali, in occasione dei congressi degli anni ‘60, Ce- sarina ha vissuto invece con angoscia la pos- sibile fine dei suoi mandati di presidente na- zionale. Ha difeso con altrettanta tenacia, come se subisse un’ingiustizia, anche le al- tre presidenze connesse a quella dell’UCIIM: la presidenza del Movimento circoli della Di- dattica, con la rivista Ricerche Didattiche, la presidenza della Cooperativa Presenza nella scuola, cui erano assegnati dal Ministero al- cuni docenti comandati, e la presidenza del- la srl Primavera 900, proprietaria dell’immo- bile di Via Crescenzio. Erano tutte strutture di servizio, costituite per svolgere funzioni che la nuova normativa consentiva ormai di svolgere all’interno dell’UCIIM, semplifican- do la gestione e riducendo i costi. Più volte le ho chiesto di ricevere miei studenti che avrebbero potuto fare tesi di laurea sulla sua vita e sulla sua attività. Ha sempre rifiutato, dicendo che la storia lei voleva non scriverla, ma continuare a farla. Questa prospettiva le fu, con sua parziale consolazione, di nuovo aperta, perché la CI- SL scelse lei nella nuova tornata del CNPI e lei fu eletta per un anno vicepresidente. Successivamente fu nominata consigliere mi- nisteriale, da parte dei ministri Berlinguer e De Mauro, che avevano per lei stima e alta considerazione. Ammetto che il passaggio alla mia presi- denza non è stato facile, benché io cercassi di convincerla che il mio mandato lo intendevo come un aiuto per lei e per l’UCIIM, e non un atto di ostilità nei suoi confronti. La ristruttu- razione e la messa a norma della sede di Via Crescenzio e la sistemazione di carte e libri in archivio e biblioteca le visse come vicende sgradevoli, tanto che una volta chiese a Bona, con piglio severo, che cosa facesse in Via Cre- scenzio. Stava facendo il possibile per dare una mano in tutti i modi, collaborando con amici e parenti volontari per lavori di proget- tazione e di manovalanza, e con le ragazze della segreteria: tuttavia, intimidita, le rispo- se che era venuta a portarmi della posta. Lentamente il grumo dell’amarezza si sciolse. In alcuni incontri internazionali pro- mossi dal SIESC, da cui è stata nominata pre- sidente emerita, Cesarina accoglieva volen- tieri il braccio di Bona e la sua compagnia, considerandola quasi come una figlia. E an- ch’io sono in qualche modo ritornato ad es- sere, trent’anni dopo, quel giovane collega che, da presidente dell’UCIIM di Reggio Emi- lia, aveva con lei collaborato amichevolmen- te in vari modi, come dimostra il nostro car- teggio. Riemergeva lentamente quella dol- cezza che in lei era stata come rimossa, sot- to il peso di grandi responsabilità, di un in- sonne attivismo e di un esercizio incontra- stato del potere direttivo, approvato dalla totalità del Consiglio centrale (solo un paio di volte alcuni di noi si astennero). Un giudizio storico e un sorriso In decenni nei quali era facile cedere alle suggestioni dell’ideologia e dell’emotività, Cesarina ha retto con fermezza il timone dell’associazione e della sua politica scola- stica. Sia in sede ministeriale, sia in sede as- sociativa è riuscita ad assicurare all’UCIIM una guida ispirata a idealità e a realismo po- litico, caratterizzato da una notevolissima mole di lavoro. Lo dimostrano le pubblica- zioni, le circolari, le carte racchiuse in un grande armadio, nella stanza dell’UCIIM do- ve, più che la medaglia d’oro della PI e il di- ploma di Grand’ufficiale della Repubblica, colpiscono il suo sorriso e il suo ritratto con Giovanni Paolo II.
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=