Auguri Cesarina Checcacci SU n. 3-4 2011

LA SCUOLA E L’UOMO numero 3-4 anno LXVIII marzo-aprile 2011 37 nell’UCIIM, avevo avuto una sorta di investi- tura «secundum ordinem nosenghianum». Una seconda volta, dal 1989 al 1997, come vicepresidente Un mio reingresso nel CNPI avvenne nel 1989, su indicazione della CISL, con l’accordo di tutte le componenti sindacali e col pressan- te invito del ministro Mattarella. La richiesta mi era stata formulata dal segretario Alessan- drini, nottetempo, mentre ero in California per un seminario. Sulle prime rifiutai, perché volevo impegnarmi più pienamente nell’uni- versità. Una collega dello SNALS, Daniela Sil- vestri, mi telefonò a Milano per dirmi che il mio ingresso avrebbe comportato la perdita del seggio UCIIM nell’Ufficio di presidenza del CNPI, dato che anch’io ero ucimino. Dissi che avrei accettato solo se mi avessero conteggia- to come universitario, presidente dell’IRRSAE Lombardia, e non come ucimino. Così fu, e ci trovammo a lavorare insieme, Cesarina ed io, nell’Ufficio di presidenza, per 7 anni, fino alle nuove elezioni, che si fecero nel 1997. Dopo un anno Bona e io ci trasferimmo a Roma. Il ruolo di Cesarina in tale organismo è sta- to di promozione e di mediazione: si può dire che avesse il cuore nell’associazione e la testa nell’istituzione, a rischio di farsi giudicare nella scuola filogovernativa e nel Palazzo mo- vimentista e partigiana. La sua amicizia perso- nale con Franca Falcucci, con Carlo Buzzi, con Luciana Pecchioli, con Luisa La Malfa, con Ethel Serravalle, con Gigliola Corduas e altri protagonisti della vita sindacale e associativa di allora facilitò i rapporti fra le associazioni rappresentate in CNPI. Un posto per loro c’era sempre nelle commissioni che si occupavano dei programmi ministeriali. Il ruolo di Cesarina nelle commissioni ministeriali Di fatto la sua autorevolezza si è accre- sciuta nel tempo, con titoli conquistati sul campo, attraverso una intensa attività di pro- mozione di ricerche, di esperienze d’innova- zione alla base e di partecipazione alle com- missioni nazionali di studio, da quelle promos- se dalle diverse direzioni generali a quelle più famose, che portano i nomi dei sottosegretari Biasini (1971) e Brocca (1988-1993). Non man- cavano naturalmente le dicerie e le ostilità di chi temeva che acquistasse troppo potere di «sottogoverno» come allora si diceva. I programmi della scuola media del 1979 si devono in parte all’impegno di Cesarina, che si dedicò, nell’ambito della «commissio- ne mista» e del CNPI, in particolare a quelli di educazione civica, concorrendo a costrui- re un testo equilibrato e di ampie vedute, che teneva ferme le dimensioni affermate nel dpr di Aldo Moro, in particolare quelle che oggi chiameremmo della disciplinarità e della trasversalità dell’educazione civica. Significativo è in proposito il suo ampio e denso articolo L’educazione civica: un capi- tolo dell’educazione morale. Per quanto riguarda la secondaria supe- riore, nel 1986 Cesarina precisava nella Pro- posta programmatica dell’UCIIM : «La disci- plina che può soddisfare sia all’esigenza di una presenza continua in tutto l’arco di stu- di della secondaria superiore, sia a quella di evidenziare le connessioni sopra descritte tra realtà economica, giuridica ed etica è, a nostro avviso, l’ »Educazione civica arricchi- ta da elementi di diritto e di economia». Aggiungeva, precisazione importante, che i docenti di storia e di filosofia «dovrebbero aver sostenuto almeno gli esami più impor- tanti, tra quelli previsti per la laurea in sto- ria e per quella in scienze politiche». Un gesto di responsabilità e di generosità e qualche momento di dissenso Un altro ricordo mi è rimasto impresso. Do- po la pronuncia di propria iniziativa del CNPI, in cui si chiese al ministro Lombardi di nomi- nare una commissione che rivedesse e inte- grasse il dpr Moro del 1958, mi trovai a presie- dere, oltre al CNPI, anche le due commissioni ministeriali che successivamente elaborarono la direttiva Lombardi 8.2.1976, n. 58 e nuovi programmi di «educazione civica e cultura co- stituzionale», per le scuole di ogni ordine e grado. I tempi erano stretti e io seguii il di- battito, con un misto di impegno e di trepida- zione, in tutte le articolazioni del CNPI. Quando eravamo vicini al traguardo, alcuni dubbi che serpeggiavano in Consiglio si mani- festarono in un intervento di Carmine Carluc- ci, che espresse perplessità «politiche», dato che il Governo Dini-Lombardi era ormai vicino al termine della sua corsa. A questo punto Ce- sarina, che pure aveva condiviso alcuni malu- mori, perché i nuovi programmi superavano in certo senso quelli della scuola media del 1979, cui era affezionata, si avvicinò lentamente al banco della presidenza, salì con fatica i gradi- ni e chiese la parola, venendo in mio aiuto. Dopo il suo intervento, il parere complessivo fu approvato all’unanimità. In altri momenti aveva giudicato con severità le prese di posi- zione che io avevo assunto su alcune questioni nel Consiglio dell’UCIIM, per esempio a propo-

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