Auguri Cesarina Checcacci SU n. 3-4 2011

LA SCUOLA E L’UOMO numero 3-4 anno LXVIII marzo-aprile 2011 35 «COMPROMETTERSI» PER UNA SCUOLA DEMOCRATICA V oglio rivolgere a Cesarina Checcacci un caldo ed affettuoso augurio per i suoi novant’anni. L’ho conosciuta da Ministro dell’istruzio- ne e posso dire che novant’anni sono un tempo assai ragguardevole, specie perché speso davvero bene, benissimo. Avevamo tante idee in comune, anche se non sempre eravamo d’accordo. E lei non era certo tipo influenzabile né arrendevole. Fermissima nelle sue convinzioni, la conosco come una persona delle più ragionevoli che ho avuto la fortuna di incontrare. Una perso- na che crede nei suoi principi, ma senza chiusure. Estremamente aperta al dialogo, lo vuole e lo ricerca, cerca sempre una pos- sibile soluzione. Di lei ho ben conosciuto i due grandi amori: la testimonianza religiosa e la funzio- ne educativa, in lei così intrecciati fra di lo- ro. Ha conquistato autorevolezza nella e con l’UCIIM, guidando l’associazione senza rischi di confessionalismo, decisamente laica. È sempre stata ed è consapevole che l’attività educativa ha in sé una spiccata funzione pubblica, chiunque la eserciti – proprio per l’alto profilo sociale e di responsabilità de- mocratica che la ispirava – ma, nel suo caso, con un forte attaccamento alla scuola di Stato, che anche come UCIIM si sentiva di rappresentare, valorizzare, rispettare. Ricordo che – pur con cautela responsabi- le – è stata sempre aperta all’innovazione educativa, vi ha partecipato, ha voluto es- serne fra i protagonisti. Per tutti questi aspetti della sua personalità mi sentii di no- minarla consigliere ministeriale, di un mini- stro comunista, riformista, d’animo –conce- detemelo- fortemente democratico e libera- le. Anche in quel caso, e come sempre nel passato, c’è stato –e proficuamente- dialo- go, collaborazione, confronto, dialettica. Sempre. Lei ha continuato ad impegnarsi, a «compromettersi» (è una sua espressione), con termine significativo, laddove si indica non solo l’impegno ma il coinvolgimento nel- l’impegno, la sua estraneità all’indifferenza, a schivare i problemi, a tenersene fuori. Un cimento: questo mi sembra il vocabolo giu- sto, la sintesi di un’attività svolta per sì lun- go tempo nella scuola e per la scuola. Mi resta un rammarico, ancor più vero a fronte di tanto cammino comune in quegli anni di intensa attività innovativa nell’istru- zione, quando esercitavo la funzione mini- steriale: il rammarico di non essere riuscito a convincerla fino in fondo della grande va- lenza moderna, equa, funzionale della rifor- ma dei cicli scolastici, del supera- mento della scuola frammenta- ta, a cicli chiusi, fatta di sbarra- menti e non di vere pro- ve. La rifor- ma per una nuova scuo- la a curricu- lum vertica- le, rigorosa, seria, ma di reale valorizzazione umana. Noi, allora, approvammo quella legge, che lei rispettò come una scelta del Parla- mento. Ci pensò altri, nella furia distruttrice che sopravvenne, vera e propria dannatio memoriae , a cancellarla, senza altro esito che quello di aver fatto perdere al paese un decennio e non so quanto più. Cesarina Checcacci non c’entra nulla con questa ulti- ma considerazione, che spero mi verrà per- donata da questa rivista. La sua statura in- tellettuale e morale la mette al riparo da queste miserie. Mi auguro di avere, dopo i 90 anni, l’occasione per tornare alla carica e tentare di persuadere Cesarina Checcacci, in amicizia, della validità di quell’idea. Credo che oggi più di ieri ci sia tanta materia di idee e sentimenti comuni, sempre in nome della scuola. di Luigi BERLINGUER, già Ministro della Pubblica Istruzione

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