Auguri Cesarina Checcacci SU n. 3-4 2011
LA SCUOLA E L’UOMO numero 3-4 anno LXVIII marzo-aprile 2011 34 coraggiante soprattutto in presenza di diffi- coltà politiche e un sostegno incondizionato quando pochi passatisti si lamentano delle innovazioni che recano delle scomodità; di- mostra una discrezione edificante a tutela delle discussioni, talvolta accese, le quali possono suscitare delle divergenze che abbi- sognano di tempo e serenità per essere com- poste, nonché a difesa del diritto all’onora- bilità e al rispetto dovuti a tutti i protagoni- sti dell’impresa. Sotto il profilo del contenuto , inteso co- me l’insieme degli argomenti veri ed essen- ziali definienti il «corpo» organizzato del si- stema di istruzione e di formazione, le idee e le proposte di Cesarina hanno inciso profondamente nella strutturazione degli or- dinamenti e dei curricoli della Scuola secon- daria di II° grado, negli anni a cavalcioni del XX° e XXI° secolo. Il riferimento riguarda, in particolare, la tracciatura di una ipotesi spe- rimentale introdotta nel 1992 e adottata da un consistente numero di istituti con un suc- cesso insperato. Il merito va attribuito ai do- centi delle scuole coinvolte, agli studiosi esperti disciplinari, ai componenti del comi- tato ristretto e a Cesarina che con passione lo coordinò, concorrendo alla delineazione dell’impianto e alla implementazione del progetto. Il modello costruito fu il risultato di alcune scelte approvate e attuate a segui- to della proficua mediazione di Cesarina e riportate parzialmente nel «Capitolo Primo» dei «Piani di studio e Programmi della Scuola secondaria superiore» (Ed. Le Monnier, Fi- renze 1991). La prima scelta attiene alla funzione educativa e culturale, scandita nella fissa- zione del fine, nella descrizione della condi- zione socio-ambientale, nell’innalzamento quantitativo e qualitativo dei livelli dell’i- struzione generale. La seconda scelta concerne il persegui- mento della integralità che è il fondamento sia della unitarietà sia della differenziazio- ne : la prima è assicurata dalle discipline co- muni; la seconda dalle discipline caratteriz- zanti, «curvate» in conformità alla natura dei percorsi di studio. La terza scelta afferisce alla identità propria degli indirizzi che è determinata non solo dalle discipline specifiche ma anche dalle proporzioni assegnate, in ciascun piano di studi, alle componenti culturali essenzia- li. La quarta scelta interessa le terminalità (grado di conclusività) dei diversi itinerari i quali dovrebbero restare potenzialmente aperti e parzialmente conclusi fornendo agli allievi, indistintamente, una professionalità di base da completarsi specialisticamente, in una fase post-secondaria anche non uni- versitaria. La quinta scelta guarda verso alcune li- nee di sviluppo e precisamente verso la flessibilità, anima dell’istruzione e della formazione; verso la sussidiarietà , spazio di libertà e di azione riservato alle comunità intermedie; verso la quotabilità , strumento di verifica e valutazione che appura l’effi- cacia e l’efficienza delle prestazioni; verso professionalità docente, dimensione nuova che non esclude una propensione «vocazio- nale». La sesta scelta evoca un assetto pluridi- rezionale articolato in più «corsie» paralle- le, graduate e interattive aventi quattro re- quisiti condizionanti: una precisa fondazione teorica, la possibilità di transito dall’una al- l’altra, il passaggio rigenerato dell’ordina- mento vigente in quello nuovo, il recupero e la valorizzazione della formazione professio- nale regionale. La settima scelta intercetta il solidari- smo , unico antidoto allo statalismo e al lo- calismo. Sebbene la pedagogia della solida- rietà susciti in alcuni pensatori un sorriso di compatimento, rimane, nel suo significato più esteso, quella «pietra d’angolo scartata dai costruttori» capace di reggere il proposi- to di rinnovamento del sistema educativo italiano, nella concordia, nella collaborazio- ne, nella comunione. Non spetta allo scrivente scrutare nell’in- timità della mente e del cuore di Cesarina per scoprire la sorgente del «fiume» di atti e di iniziative che ha compito e che compie. Comunque, osservando esternamente gli esi- ti delle sue attività si nota un filo rosso che tutto congiunge; un filo di resistente confe- zione etica. La forza di Cesarina, infatti, na- sce sul crinale di due versanti (presi in pre- stito da Max Weber): da un lato l’etica del- l’ intenzione che corrisponde all’«agire ra- zionale rispetto al valore», tipica di chi si vota a un determinato ideale; e da un altro lato l’etica della responsabilità che corri- sponde all’«agire razionale rispetto allo sco- po», tipica di chi si preoccupa dei mezzi e degli effetti connessi all’operare. Mentre Max Weber contrappone le due etiche e ne teorizza l’incompatibilità, Cesarina Checcac- ci, invece, dimostra con la sua esistenza di- namica, concreta e fattiva che è possibile unirle in una sintesi superiore, salvaguardan- do sia le convinzioni appartenenti alla di- mensione religiosa, sia le urgenze rientranti nella dimensione politica.
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