Auguri Cesarina Checcacci SU n. 3-4 2011

LA SCUOLA E L’UOMO numero 3-4 anno LXVIII marzo-aprile 2011 32 investire risorse sul futuro della cultura e dell’economia che sempre si sviluppano solo con la ricerca e con lo studio. Il lungo cammino di preparazione e di proposta Cesarina Checcacci veniva da lontano: i suoi editoriali su «La scuola e l’uomo», le sue relazioni ai Convegni, le sue ricerche, i suoi scritti presentano un lavoro inesausto intorno ai temi della pedagogia e della scuo- la. A trecentosessanta gradi. Cito dal mare magnum delle sue parole che sono ancorate a decine di iniziative na- zionali, da queste sostanziate e armoniosa- mente fluenti: « La nostra attività professionale insiste primariamente e prevalentemente su quella particolare forma di rapporto interpersona- le che è il rapporto educativo entro il con- testo più ampio delle esigenze proposte dal- la società e in primo luogo dalle famiglie […] La cultura non può prescindere dal rife- rimento all’uomo nella sua totalità, nell’in- sieme integrale della sua soggettività spiri- tuale e materiale » (1980). Sempre nel 1980 e a proposito della Riforma della Scuola Secondaria Superiore, in occasione dell’11° Convegno Nazionale sul tema e dopo il 9° seminario nazionale di A- rezzo Cesarina Checcacci scriveva: « Noi riteniamo si debba operare per il raggiungimento di alcuni precisi traguardi richiesti dai giovani e dalla società: 1) Una formazione umana completa che consenta al giovane di non essere schiavo delle esigenze della produzione, ma di esse- re una personalità ricca di interessi che umanizza il proprio lavoro, e che vi infonde la propria iniziativa, la propria responsabi- lità e la propria creatività. 2) un orientamento graduale e consape- vole […] 3) una preparazione culturale solida […] 4) il possesso di una professionalità gene- rica riferita a precisi ambiti, completa quanto ad elementi di riferimento all’etica professionale […]». Sottolineava inoltre « l’esigenza di fonda- re la scuola secondaria superiore, pur nella sua necessaria articolazione, su una piat- taforma unitaria che soddisfi a precise esi- genze di: 1) promozione culturale ed educativa […] 2) giustizia scolastica e sociale onde ga- rantire il diritto degli strati culturalmente più deboli a fruire di un livello di forma- zione che permetta di essere di fatto e non solo di diritto uomini e cittadini capaci […] 3) raggiungimento dell’elevazione del- l’obbligo scolastico sino a 16 anni di età […]». E concludeva ribadendo con forza la ne- cessità di «un profondo rinnovamento dei piani di studio e delle metodologie didatti- che ». L’operato di Cesarina si dipana attraver- so i decenni con la forza delle idee e la te- nacia delle proposte declinate con consa- pevolezza lucida e anticipatrice: fra le po- che parole che ho sopra citato si sente l’e- co di ciò che verrà e che abbiamo ancora dinanzi, come ad esempio la definizione della professionalità docente matura e li- bera su cui deve poggiare l’autonomia sco- lastica di ricerca e sviluppo, sancita ma non realizzata, e l’esigenza dello sviluppo delle competenze indicata dalle direttive euro- pee. L’UCIIM ha un cammino tracciato che non deve abbandonare. Mettere le carte in tavola […] Peraltro, dalla scuola e dal tipo di servi- zio che essa è in grado di rendere dipendono molti aspetti della comunità sociale: sviluppo o regresso, maturità o involuzione culturale, co- scienza etica, civica, politica più o meno consoli- date, livello più o meno elevato di competenze specifiche. Mi è capitato molto spesso in questi ultimi tem- pi di dover ascoltare proprio dai genitori ap- partenenti ai ceti meno abbienti, quelli che vivo- no del loro lavoro e che non possono contare su altro capitale che quello costituito dai loro figlio- li, il lamento accorato per il grado di smarrimen- to in cui è caduta la scuola: «non educa, non pro- pone alcun valore, non istruisce, ma piuttosto, spesso, per le esperienze che fa fare in modo violento e con una — direbbero i medici — tera- pia di urto (ma spesso non è proprio una tera- pia!), traumatizza e sconvolge un itinerario di crescita!». I risultati di questo stato di cose sono visibili: assenteismo, rifiuto dell’assunzione di re- sponsabilità, evasione nella droga e in tutte le esperienze ad essa collegate, scetticismo, rifiuto di qualsiasi legge morale e civile. Ma, anche se a tanto non si giunge nella generalità, perché la nostra gente ha ancora risorse imprevedibili, troppo spesso il risultato di questo stato di cose si configura in una preferenza per un tipo di vita che, anche se ammantato di programmi rivolu- zionari, in realtà, è tutto connotato da una pro- pensione verso il consumismo borghese, e verso l’utilitarismo privatistico che lo ispira. […] (C. Checcacci, La Scuola e l’Uomo n. 7/1974)

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