Auguri Cesarina Checcacci SU n. 3-4 2011

LA SCUOLA E L’UOMO numero 3-4 anno LXVIII marzo-aprile 2011 26 opzionale di carattere sperimentale, l’MCD ebbe un’influenza decisiva ed una volta ap- provata la riforma gli uomini dell’MCD furo- no chiamati a dar vita all’omonimo Centro Didattico Nazionale creato con il compito di accompagnare la riforma stessa e di sostene- re la formazione dei docenti. L’UCIIM ha contribuito in modo convinto alla vita del Movimento, impegnandosi in prima persona, a partire da Nosengo, Goz- zer, Bonacina, Perucci, Tamborlini, Agazzi, Checcacci e molti altri. Fu in particolar mo- do dietro l’impulso di Cesarina Checcacci che UCIIM e MCD hanno camminato insieme e Ricerche Didattiche e la Scuola e l’Uomo si sono spesso richiamate. Cesarina, a lungo Presidente Nazionale dell’Associazione, sep- pe guidare l’azione delle due realtà, pur nel rispetto delle diverse identità , integrando l’ispirazione cristiana con la professionalità e la vocazione educativa della scuola . Lungo sarebbe l’elenco di illustri pedago- gisti (Corradini, Giugni, Laeng, Valeriani, Gabriella Di Raimondo), ispettori storici (Co- letti, Serpico, Santoro, Amatucci) che hanno fatto parte del consiglio direttivo di Ricer- che Didattiche, per tanti anni sotto la dire- zione di Carlo Santonocito, così come Dome- nico Di Maggio è stato l’ultimo presidente dell’MCD. In tempi più recenti si è registrata la collaborazione di persone che hanno se- gnato in diverso modo la vita dell’UCIIM: Macchia, Calzecchi Onesti, Lepri, Lupidi, Martignon, Zuccon. Come il Movimento anche la sua rivista ap- partengono al passato? È questa solo un’occa- sione per celebrare un tale virtuoso itinera- rio? Forse qualche riflessione su ciò che acca- de al presente della scuola italiana ci potreb- be aiutare a trarre insegnamenti da questi esempi per il futuro, in un momento in cui l’educazione attraverso la scuola non è certo tra le priorità per la ripresa non solo econo- mica e lo sviluppo del nostro Paese. La sta- gione di cui stiamo parlando è forse, come si è detto, una delle più floride per la ricerca in campo educativo e didattico, con una grande voglia di innovazione che passava attraverso la motivazione alla qualificazione dei docen- ti. Allora si pensava che fosse la scuola per tutti a migliorare l’economia, oltre che a co- struire solide personalità e validi cittadini e non come oggi dove l’egoismo economico tende a comprimere la scuola perché consi- derata uno spreco, delegando i valori e gli al- fabeti ai media. Erano il patrimonio culturale e l’etica professionale a sostenere la politica scolastica, nel rispetto della laicità della scuola e della libertà dei singoli, docenti ed allievi, e non farne un pretesto per acuire la conflittualità fino a riportarci alla divisione e selezione sociale. O la scuola è dimenticata o è fatta ogget- to di contesa per altri fini, molto diversa da quella storia che ci è tramandata da Ricerche Didattiche, piena di aspirazioni per il futuro dei giovani e della società e di impegno per il contributo alla cittadinanza ed al progresso. I circoli sono stati una modalità di svilup- po professionale assolutamente da ripropor- re, non limitati ai docenti, ma aperti ai ge- nitori, agli studenti, al territorio, per torna- re a fare perno sulla didattica e sulla scuola adesso che si vuole svilupparne maggiormen- te l’autonomia. Il valore del circolo può es- sere riproposto sia in presenza che a distan- za. Esso infatti riparte dalla «comunità di pratiche» su cui è fondata l’offerta formati- va in un territorio. Dalla conoscenza di quella determinata realtà si può far partire una ricerca/proget- tazione che agisce localmente, ma cresce verso traguardi sempre più ampi, fino a «collocare nel mondo». Il circolo, il teacher center, al quale si af- fianca il centro di documentazione, deve tornare ad essere il luogo propulsivo della qualità della proposta, con maggiori margini a livello di istituto scolastico sul piano ge- stionale e organizzativo. Forse sono in crisi altri modelli di aggregazione spontanea più centrati sull’appartenenza, anche se taluni ci vengono riproposti in termini di lobby, ma una scuola, ricca o povera che sia, deve po- ter assumere un ruolo nel proprio territorio, oltre alla sua vocazione universalistica alla cultura, e deve da questo essere riconosciu- to come sapere esperto nel campo della for- mazione personale, sociale, professionale, lungo tutto l’arco della vita. Si tratta di un passaggio delicato, ma de- cisivo, non è più possibile pensarsi nei termi- ni in cui «tutto ciò che non è vietato è per- messo», occorre affidare precise responsabi- lità, ma anche offrire adeguate libertà alla scuola dell’autonomia: per le risorse si dovrà guardare ad una spesa composta a diversi li- velli, nazionale e locale. È al circolo dunque che bisogna tornare a guardare per sostene- re la motivazione e la qualità del servizio. L’efficacia di questa strategia, come già avveniva in passato, è data dal recupero del «movimento» che oggi può realizzarsi anche attraverso le reti e il web. Ricerche Didatti- che potrebbe ritornare on line, come altre riviste storiche della pedagogia italiana: riforma della scuola, scuola democratica, ecc. Il titolo ci sta tutto anche ora.

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