Auguri Cesarina Checcacci SU n. 3-4 2011

LA SCUOLA E L’UOMO numero 3-4 anno LXVIII marzo-aprile 2011 24 ESSERE PER L’EDUCAZIONE D alle testimonianze qui raccolte si ha conferma dei molteplici e significativi impegni spesi da Cesarina Checcacci, tutti declinati sul versante dell’azione rivol- ta a migliorare la qualità dell’«essere per l’educazione». Sarebbe poco pertinente ri- prendere da parte mia percorsi della memo- ria che sarebbero destinati a sovrapporsi ad altri analoghi. Tento, pertanto, di dare evi- denza a quella che, fra le tante premure manifestate da Cesarina, mi sembra anche fortemente legata ad una particolare que- stione che oggi, pur nella sua indiscutibile rilevanza e attualità, non incontra l’ascolto e l’attenzione che merita: la professionalità educativa e la sua dignità; sarei tentato di dire la sua «bellezza». L’associazionismo professionale, anche nel campo della scuola e della vita universi- taria,ha perso negli ultimi lustri molta della sua pàtina di decoroso rilievo. Le preoccu- pazioni di natura sindacale e l’ipoteca buro- cratica hanno posto in ombra l’interiorità di una sollecitudine e di un impegno che, se assunti con accenti di autenticità, connota- no in modo esclusivo l’andare incontro ai bi- sogni dei bambini, degli adolescenti e dei giovani. Entrare a far parte di una comunità di educatori e di docenti che educano, istrui- scono e formano non ha mai implicato nel passato subire il vizio del corporativismo, dell’affiliazione ad una categoria professio- nale da tutelare negli aspetti della condi- zione sociale ed economica, pur rilevanti che siano. C’è qualcosa d’importante cui si è dedi- cata nel tempo sempre minore considerazio- ne: portarsi all’insegnamento, così come al- l’educazione non implica l’entrare nella ca- sa degli altri con arroganza. La maturità pro- fessionale, ci ricorderebbe G. Ravasi citando Seneca, induce non ad insegnare ciò che si sa, ma ciò che non si sa, e quindi a ricercare insieme all’alunno la verità. È uno dei tratti caratteristici di una seria professionalità do- cente,e ciò esige il rispetto nei confronti della personalità dell’allievo, la neutralità rispetto a verità acriticamente riconosciu- te,la tutela piena della libertà come condi- zione di crescita piena dell’allievo, l’emo- zione con cui vivere quella che pur sempre è da ritenere l’avventura di un continuo «ri- cercare» nei soggetti, nelle realtà, negli eventi. Mettersi dalla parte di una comunità di docenti e di educatori in grado di ricono- scersi coraggiosamente in un sistema di va- lori siffatti dà senso al voler vivere il rappor- to educativo e la professione docente, im- muni dal tarlo dell’anonimato, dell’insensi- bilità e dell’indifferenza. Non rimangono al- tre strade da percorrere per evitare quello che U. Galimberti chiama il sempre più fre- quente disinteresse emotivo e intellettuale dell’insegnante con danni irreparabili trasfe- riti sull’allievo. Ecco,è questa condizione di vero presti- gio e di dignità di una professione divenuta sempre più difficile nel suo esercizio che a me pare essere stata interpretata con scru- polo, in modo appassionato, quasi sacerdo- tale e, purtroppo, ormai arcade da Cesarina Checcacci, alla quale si deve il tributo d’a- ver mobilitato intorno all’istituto dell’asso- ciazionismo professionale dei docenti sensi- bilità, consapevolezze e disinteressate ap- partenenze. di Antonio Nicola AUGENTI, Docente consorzio Humanitas - LUMSA

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